
Immaginate di svegliarvi una mattina e scoprire che metร delle strade che collegano il vostro Paese al resto del mondo sono chiuse, tutte insieme, e che nessuno sa dire con certezza quando riapriranno. ร la situazione in cui si trova il Vietnam da fine agosto: quattro degli otto cavi sottomarini che portano internet dentro e fuori dal Paese sono guasti contemporaneamente, con un impatto stimato โ riporta Light Reading citando la stampa locale โ sul 30% del traffico internazionale. Il 25 agosto sono andati giรน quasi in simultanea tratti del Southeast Asia-Japan 2 e dell’Asia-Africa-Europe 1; a questi si sommano i problemi sull’Asia-America Gateway, la storica dorsale verso gli Stati Uniti, e sul TGN Intra Asia di Tata. Le cause, per ora, non sono state comunicate; l’unico calendario certo riguarda il cavo di Tata, le cui riparazioni dovrebbero partire a inizio settembre, mentre per gli altri tre non c’รจ ancora una data.
Per gli utenti vietnamiti la traduzione pratica รจ quella annunciata dagli stessi operatori: rallentamenti nelle ore di punta su tutto ciรฒ che vive su server stranieri โ social, streaming, giochi online โ mentre i siti e i servizi ospitati nel Paese continuano a funzionare normalmente. ร la fotografia perfetta di come funziona davvero internet: non una nuvola immateriale, ma un fascio di fibre spesso quanto un tubo da giardino adagiato sul fondo dell’oceano, che quando si spezza โ per un’ancora, una frana sottomarina, la sfortuna โ si ripara con navi speciali, settimane di lavoro e code d’attesa globali.
La macchina delle contromisure
La parte piรน interessante della vicenda, per chi si occupa di reti, รจ la reazione. Secondo VNExpress, i due grandi operatori del Paese hanno attivato il piano d’emergenza nel giro di ore. VNPT ha reinstradato il traffico sulle connessioni superstiti, spremendo la capacitร rimasta; Viettel ha aggiunto 800 gigabit al secondo di capacitร internazionale sul cavo intra-asiatico e altri 300 sull’Asia-Pacific Gateway, con ulteriori ampliamenti giร in corso. Ma la mossa piรน notevole รจ un’altra: una parte del traffico internazionale vietnamita sta viaggiando via terra, su una dorsale che attraversa il Laos e scende fino a Singapore, e Viettel conta di potenziare proprio quella rotta di un altro terabit e mezzo entro fine mese. In caso estremo, ha fatto sapere l’operatore, la capacitร dell’Asia Direct Cable potrebbe essere spinta fino a 50 terabit al secondo, abbastanza da ยซgestire tutto il traffico internet internazionaleยป del Paese. Sono i vantaggi di un mercato dove i grandi operatori โ gli stessi che hanno firmato la condivisione nazionale delle reti mobili โ sono abituati a muoversi come un sistema unico quando le cose si mettono male.
Non รจ nemmeno la prima volta. Nel 2024 guasti simultanei su tre dorsali avevano rallentato la rete di tutto il Paese, e prima ancora, nel 2023, il Vietnam aveva vissuto l’annus horribilis della sua connettivitร : guasti concomitanti su tutti e cinque i cavi allora attivi, con la capacitร internazionale ridotta in certi momenti di circa un terzo e disservizi che, tra un guasto e una riparazione, si sono trascinati per gran parte dell’anno. Fu quella l’esperienza che fece scattare l’allarme a livello di governo: dipendere da una manciata di dorsali che si rompono insieme non รจ un incidente, รจ una vulnerabilitร strutturale. Da lรฌ รจ nato il piano del ministero dell’Informazione: almeno dieci nuovi cavi sottomarini entro il 2030, per portare il totale a quindici e diluire il rischio, affiancati dalla prima dorsale terrestre verso Singapore โ quella stessa rotta via Laos che in questi giorni sta facendo da scialuppa. Il guasto di questi giorni, con la flotta salita nel frattempo a otto, dimostra che la strada รจ giusta ma il traguardo รจ ancora lontano: quando la sfortuna colpisce a grappolo, otto meno quattro fa comunque metร .
La lezione che vale anche da noi
C’รจ un filo che collega questa storia a due cose che abbiamo raccontato di recente. La prima รจ l’arrivo di Starlink in Vietnam, autorizzato con tetto agli utenti e gateway nazionali: in un Paese che vive con l’ansia dei cavi, la connettivitร dal cielo non รจ un giocattolo per zone remote ma una polizza assicurativa strategica โ e viene il sospetto che Hanoi lo sapesse benissimo quando ha aperto la porta a SpaceX, guinzaglio compreso. La seconda รจ piรน vicina a casa: la Valdinievole rimasta senza rete fissa per oltre una settimana per una tromba d’aria ci ha ricordato che la fragilitร delle infrastrutture non รจ un’esclusiva dei fondali del Mar Cinese Meridionale. Cambiano le scale, non la sostanza: una rete รจ resiliente solo quanto la sua rotta di riserva.
Come redazione, il dato su cui vale la pena fermarsi รจ proprio questo. Il Vietnam รจ uno dei Paesi piรน connessi e digitalizzati del Sud-est asiatico, con operatori aggressivi che esportano perfino il proprio modello all’estero; eppure basta una settimana storta per scoprire che il 30% della sua finestra sul mondo dipende da quattro tubi posati sul fondo del mare, riparabili solo da una manciata di navi specializzate che l’intera regione si contende. La ridondanza โ piรน cavi, piรน rotte terrestri, piรน satelliti, piรน capacitร di riserva โ รจ l’unica risposta seria, e costa: soldi spesi per capacitร che nei giorni buoni sembra inutile. Ma i giorni buoni non sono quelli per cui si progetta una rete. Vale per i cavi del Vietnam come per i ripetitori delle nostre valli: l’infrastruttura si giudica nel giorno peggiore, e quel giorno, prima o poi, arriva sempre. Il Vietnam, almeno, il conto della lezione l’ha giร pagato tre volte in tre anni โ e sta costruendo di conseguenza. La domanda scomoda รจ quanti altri Paesi, Italia compresa, conoscano davvero la risposta alla domanda piรน semplice di tutte: se domani si spezzasse la rotta principale, da dove passerebbero i nostri dati?