
Quattrocento megahertz, tutti di fila. È la larghezza di canale che chi sta scrivendo gli standard del 6G mette in conto per mantenere le promesse di capacità della prossima generazione, e negli Stati Uniti nessuno sa ancora dove andarli a prendere. A dirlo senza giri di parole non è un operatore in cerca di frequenze ma l’uomo che, dall’altra parte del tavolo, quelle frequenze le occupa: Tom Rondeau, direttore del FutureG Office del Dipartimento della Guerra americano, la denominazione con cui Mobile World Live indica il Pentagono nell’intervista pubblicata questa mattina. «Come si ottengono 400 MHz contigui di banda in una qualsiasi porzione di spettro, con tutti i vincoli che ha? È un problema davvero difficile», ha detto, aggiungendo che la Difesa vuole aiutare l’industria a risolverlo «senza sconvolgere del tutto, o di fatto rovinare, le capacità di sicurezza nazionale».
Perché la domanda arriva adesso
Il contesto lo abbiamo raccontato pochi giorni fa, quando il presidente della FCC Brendan Carr ha promesso aste dello spettro per oltre cento miliardi di dollari. Il Congresso ha imposto di individuare 800 MHz per il mobile commerciale, e la NTIA, l’agenzia che gestisce le frequenze federali, sta studiando in parallelo la riconversione di quattro bande: 1,6, 2,7, 4,4 e 7 GHz. Un memorandum dell’ufficio del bilancio della Casa Bianca ha da poco riscritto la procedura proprio per permettere a FCC e NTIA di condurre insieme gli studi di banda e la preparazione delle gare, con l’obiettivo, scrive Mobile World Live, di arrivare fino a cinque aste entro la fine del 2028. Il punto è che una parte di quello spettro oggi è in uso ai militari: della 4,4 GHz, mezzo gigahertz occupato da radar e sistemi della Difesa, avevamo già scritto in quell’occasione.
Finora il dibattito si era concentrato sulla quantità: quanti megahertz, in quali bande, entro quando. Rondeau sposta l’attenzione su un’altra variabile, la contiguità. Ottocento megahertz sparsi in blocchi da qualche decina di megahertz ciascuno non sono la stessa cosa di due canali da quattrocento. E liberare un blocco intero di quella larghezza significa trovare una banda in cui tutti i sistemi esistenti, non solo alcuni, possano essere spostati, compressi o fatti convivere con le reti mobili.
Quanto sono, quattrocento megahertz
Per dare una misura conviene guardare a quello che succede oggi sulle reti vere. Proprio stamattina abbiamo raccontato l’annuncio di du e Nokia negli Emirati: 420 MHz di spettro messi insieme su una rete commerciale 5G-Advanced, presentati come un primato. Ma per arrivarci sono servite sei portanti diverse distribuite su cinque bande, da 600 MHz fino a 3,6 GHz. È carrier aggregation, cioè l’arte di cucire insieme pezzi di spettro lontani fra loro. Il 6G, nelle intenzioni di chi lo sta standardizzando, quella larghezza la vorrebbe in un pezzo solo, in download.
E dall’altra parte dell’Atlantico c’è chi va nella direzione opposta. Nella consultazione sulle posizioni britanniche per la WRC-27, la conferenza mondiale delle radiocomunicazioni del 2027, Ofcom ha proposto di identificare per il mobile soltanto 125 MHz di spettro nuovo, la fetta fra 7125 e 7250 MHz, su 1.725 MHz complessivamente candidati. Centoventicinque megahertz in tutto, meno di un terzo di un singolo canale di quelli di cui parla Rondeau. È la misura di quanto sia larga la distanza fra ciò che gli standard immaginano e ciò che i regolatori, per ora, sono disposti a mettere sul tavolo.
Il militare che vuole più spettro commerciale
La parte più interessante dell’intervista, però, è un’altra, ed è meno scontata. Rondeau non difende il fortino. Al contrario, si dice favorevole ad ampliare l’accesso commerciale allo spettro, e lo motiva con un ragionamento da ingegnere militare: restare confinati in bande dedicate, strette e prevedibili, rende i sistemi della Difesa bersagli più facili per il disturbo elettronico. «Con la fisica del jamming non si può disturbare tutto in ogni momento, ma se ti diciamo dove siamo vincolati nello spettro, costruire un jammer per mettere fuori uso le nostre capacità elettroniche diventa molto più semplice», ha spiegato. Da qui la sua preferenza per lavorare «fra questi due mondi», usando meglio lo spettro commerciale per guadagnare flessibilità, capacità di manovra dentro lo spettro e, parole sue, opportunità di sopravvivere.
C’è anche una lezione che arriva dal campo. Secondo Rondeau, l’esperienza dei conflitti recenti mostra che le reti 5G commerciali resistono bene alla guerra elettronica e al jamming, grazie alla densità delle celle e alla capacità di spostarsi dinamicamente in frequenza da un sito all’altro. Non è la prima volta che il suo ufficio entra nelle nostre cronache: il programma FutureG è lo stesso che a luglio ha finanziato la startup Cohere per una forma d’onda alternativa pensata per il sensing, come abbiamo raccontato a proposito del radar del 6G provato da Samsung e Verizon. È un interlocutore che sul 6G ha idee proprie e un budget per sostenerle.
Il commento della redazione
Siamo abituati a leggere la partita americana sullo spettro come un braccio di ferro, con l’industria che chiede e la Difesa che resiste. Questa intervista racconta un copione diverso, in cui il militare non dice “no” ma dice “è difficile, e vi spiego perché”, e intanto ammette di avere qualcosa da guadagnare dalla convivenza. È un cambio di tono che conta più di una cifra, perché sposta la discussione dal se al come: bande in cui radar e reti mobili imparano a convivere invece di darsi il cambio. Resta il fatto che nell’intervista non c’è una soluzione, e Rondeau è il primo a dirlo. I 400 MHz contigui per ora esistono solo nei documenti di chi scrive gli standard. Se non si troveranno, il 6G farà quello che hanno fatto tutte le generazioni prima di lui: si adatterà allo spettro che c’è, cucendo insieme i pezzi. E a quel punto la carrier aggregation a sei portanti che oggi fa notizia negli Emirati sarà stata una prova generale, non un’eccezione.