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Rete FissaTech

Quando Tiscali valeva più della Fiat: storia dell’azienda sarda che regalò Internet agli italiani

redazione
Ultimo aggiornamento: 02/08/2026
redazione
11 Minuti di lettura
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Computer CRT anni '90, modem 56k e telefono al tramonto in Sardegna: la storia di Tiscali e dell'Internet gratis

C’è un’azienda sarda che ha regalato Internet gratis agli italiani e che, per qualche folle mese del 2000, in Borsa è arrivata a valere più della Fiat. Si chiama Tiscali, e la sua storia — dal boom della bolla dot-com fino alla vendita del ramo consumer al Gruppo Canarbino di quest’estate — è una delle più incredibili della nostra storia digitale. La ripercorre Alex.vt, memoria storica del nostro forum, in un racconto che ci ha permesso di pubblicare qui integralmente. Gli lasciamo la parola.

Contents
L’accesso a Internet nell’anno 1999La Genesi: L’intuizione di Renato Soru (1998)Le Stelle: La rivoluzione di “Tiscali Free Net” (1999)Il Delirio Finanziario: Più della Fiat e della holding AgnelliLa nascita del consorzio “Andala” e la corsa al 3GLa Polvere: Lo scoppio della bolla

Il 10 giugno 2026 si è perfezionato il contratto di affitto con impegno irrevocabile all’acquisto del ramo d’azienda “telco consumer” (la telefonia e internet per i privati) e “web-mail” (lo storico portale e il servizio mail di Tiscali) da parte del gruppo Tessellis – che attualmente controlla Tiscali – al Gruppo Canarbino. Si tratta, in pratica, dell’ennesima pagina dell’odissea vissuta da quella che, all’inizio degli anni 2000, era diventata una delle più importanti realtà di telecomunicazioni europee.

L’accesso a Internet nell’anno 1999

Era il periodo delle tariffe urbane, extraurbane e interurbane, di cui abbiamo scritto diffusamente nella storia di Telecom Italia .

In quel periodo, oltre a pagare la telefonata al POP (Point of Presence) di accesso, si doveva pagare anche il provider che forniva il servizio. C’erano diversi operatori nazionali che offrivano questa connessione, tra i quali i principali erano:

  • TIN.it (Telecom Italia Net)
  • Infostrada
  • Galactica
  • I.NET

Oltre a questi, esistevano svariati operatori locali e persino qualche amministrazione comunale che, con molta lungimiranza, offriva il servizio a canone calmierato. Io stesso gestivo uno di questi POP: un Comune pagava la mia azienda per offrire la connessione ai propri cittadini, con tanto di POP ubicato direttamente all’interno del Palazzo Comunale.

I canoni, a seconda dei servizi offerti, oscillavano tra le 100.000 e le 200.000/250.000 Lire dell’epoca. L’accesso avveniva in genere su rete commutata tramite modem a 56k, oppure, per chi poteva permetterselo, su linea ISDN (Integrated Services Digital Network) a 64 kbit/s (che potevano diventare 128k unendo i due canali digitali). La tecnologia ISDN era però appannaggio quasi esclusivo di aziende e studi professionali; su questo argomento mi riprometto di scrivere un articolo dedicato appena possibile.

In questo scenario, il 10 marzo 1999, avviene la rivoluzione: un’oscura compagnia sarda chiamata Tiscali offre gratuitamente il servizio di accesso alla rete. Il servizio si chiama Tiscali Free Net. Inizia così la storia di un’azienda che, a un certo punto della propria parabola, si ritroverà capitalizzata in borsa per oltre 30.000 miliardi di lire. Più della Fiat.

La Genesi: L’intuizione di Renato Soru (1998)

Nel 1998, un imprenditore sardo di nome Renato Soru fonda a Cagliari una piccola società di telecomunicazioni. Il nome è un omaggio alla storia della sua terra: Tiscali è infatti un antico villaggio nuragico situato in un complesso carsico in Sardegna.

L’intuizione di Soru è geopolitica e tecnologica: dimostrare che si può fare altissima tecnologia e innovazione anche lontano dai grandi centri industriali del Nord Italia, partendo direttamente dal cuore del Mediterraneo.

Le Stelle: La rivoluzione di “Tiscali Free Net” (1999)

Il 10 marzo 1999, Tiscali lancia Tiscali Free Net: il primo accesso a Internet completamente gratuito.

Il modello di business è dirompente: l’utente non paga l’abbonamento a Tiscali, ma solo la normale tariffa telefonica urbana a Telecom. Tiscali, grazie agli accordi di interconnessione, trattiene una percentuale di quella tariffa. Fu una rivoluzione democratica travolgente. In pochissimi mesi, milioni di italiani scoprirono la rete e Tiscali divenne il simbolo dell’Internet per tutti.

Il Delirio Finanziario: Più della Fiat e della holding Agnelli

Sull’onda di questo successo, nell’ottobre del 1999 Tiscali si quota in Borsa a Milano. Quello che accadde nei mesi successivi è rimasto nella storia dei mercati finanziari come un caso di pura follia speculativa:

  • Il prezzo delle azioni passò in pochissimo tempo da un valore iniziale di circa 46 euro al record storico di oltre 1.000 euro per azione nel marzo del 2000.
  • Tiscali, un’azienda con pochissimi dipendenti e fatturati ancora minuscoli rispetto ai colossi industriali, arrivò a capitalizzare in borsa 30.000 miliardi di lire.
  • Paradossalmente, sui mercati la neonata Tiscali valeva più della Fiat o della IFIL (la holding della famiglia Agnelli). Renato Soru divenne, sulla carta, uno degli uomini più ricchi del pianeta.

Sfruttando questa quotazione astronomica, Soru iniziò a comprare provider in tutta Europa (tra cui la prestigiosa Liberty Surf in Francia), sognando di creare l’anti-AOL (America Online) europeo.

La nascita del consorzio “Andala” e la corsa al 3G

Il 18 novembre 1999, cavalcando l’incredibile successo della quotazione in borsa, Renato Soru decide di lanciare la sfida anche alla telefonia mobile del futuro: l’UMTS, la tecnologia che avrebbe permesso per la prima volta di navigare su Internet dal telefonino.

Per farlo, si allea con un peso massimo della finanza e delle TLC italiane: Franco Bernabè, appena uscito da Telecom Italia dopo la celebre “Opa ostile” guidata da Roberto Colaninno. Insieme fondano una nuova società-consorzio chiamata Andala UMTS. Al momento della nascita, la struttura societaria è chiarissima:

  • Tiscali detiene il 90% delle quotes.
  • Franco Bernabè detiene il 10% (e assume la carica di Presidente).

L’asta per le licenze 3G in Italia, svoltasi nell’ottobre del 2000, fu una delle più costose e competitive della storia delle telecomunicazioni europee, con lo Stato che incassò complessivamente circa 21.000 miliardi di vecchie lire (oltre 11 miliardi di euro). Andala, guidata dal direttore generale Vincenzo Novari, si rivelò agguerritissima ed effettuò rilanci miliardari pur di strappare una licenza, arrivando a pagare le sue frequenze oltre 2,2 miliardi di euro (più di 4.300 miliardi di lire).

Le cifre in ballo, tuttavia, erano talmente astronomiche che una sola azienda, per quanto capitalizzata come la Tiscali dei tempi d’oro, non poteva reggere da sola lo sforzo economico della gara e della successiva costruzione della rete di antenne. Proprio a ridosso della competizione, nell’agosto del 2000, l’amministratore delegato Novari volò a Hong Kong per agganciare un partner dai capitali praticamente illimitati: il magnate cinese Li Ka-shing, a capo della multinazionale Hutchison Whampoa.

I cinesi entrarono nel consorzio Andala con una quota di maggioranza iniziale del 51%, iniettando la liquidità necessaria per vincere l’asta. A quel punto, l’azionariato si ristrutturò e la quota di Tiscali scese temporaneamente al 25,5%. Concluso l’iter della gara, all’inizio del 2001, il consorzio Andala cambiò ufficialmente nome diventando H3G Italia, lanciando sul mercato il famosissimo brand commerciale “3”, il primo operatore italiano interamente focalizzato sul 3G e sulla videochiamata. Col tempo, e a causa dei successivi enormi aumenti di capitale miliardari richiesti per finanziare la rete, la quota azionaria di Tiscali si diluì progressivamente fino a diventare minima, lasciando il pieno controllo ai partner asiatici (realtà che poi, in tempi recenti, si è fusa con Wind dando vita all’attuale WINDTRE).

La Polvere: Lo scoppio della bolla

Come ogni bolla, anche quella delle Dot-com era destinata a esplodere. Nella primavera del 2000, i mercati mondiali si resero conto che i valori delle aziende internet erano totalmente pompati e privi di fondamentali economici reali. Il crollo di Tiscali fu verticale e doloroso:

  • Il titolo perse oltre il 95% del suo valore in pochissimo tempo.
  • Chi aveva investito i risparmi di una vita nell’azione “miracolosa” si ritrovò in mano carta straccia.

L’enorme debito accumulato per comprare le società estere iniziò a soffocare l’azienda. Soru lasciò la guida per dedicarsi alla politica (diventando Governatore della Sardegna nel 2004), e Tiscali entrò in una lunghissima fase di ristrutturazione, ridimensionamento e vendita di asset per sopravvivere.

Una lunga transizione che ci porta direttamente ai giorni nostri, fino all’accordo di affitto con obbligo di acquisto siglato con il Gruppo Canarbino. È l’atto che scrive la parola fine definitiva sul sogno originario di Renato Soru, trasformando lo storico pioniere del web italiano in un tassello strategico del nuovo mercato integrato dell’energia e dei servizi.

C’è un filo, in questa storia, che arriva fino alle notizie di oggi. Il consorzio Andala con cui Soru tentò la scalata all’UMTS diventò H3G Italia, cioè il marchio “3” — e dietro c’erano i capitali di Li Ka-shing e della sua Hutchison. Vent’anni dopo, quella stessa Hutchison ha appena chiuso la sua avventura britannica cedendo a Vodafone il 49% di VodafoneThree, come abbiamo raccontato pochi giorni fa. Le porte girevoli della telefonia sono fatte così: un’asta miliardaria del 2000 a Roma e una cessione da 4,3 miliardi di sterline del 2026 a Londra sono, a ben guardare, la stessa storia che gira.


Fonte e crediti. Questo articolo riprende integralmente un contributo di Alex.vt, appassionato e memoria storica delle telecomunicazioni, veterano del forum di TLCworld, tratto da un pezzo in uscita sul suo sito storiaeattualita.it e pubblicato nella sezione Storia della telefonia del nostro forum, dove trovi il thread originale. Grazie ad Alex.

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