
Dal 10 settembre chiunque può aprire una mappa, scrivere il nome della propria via e vedere di che colore è il tassello sotto casa. Si chiama Cartoradio, è un servizio gratuito del Ministero delle Imprese e del Made in Italy realizzato dalla Fondazione Ugo Bordoni, e promette una cosa che in Italia mancava: un quadro nazionale, omogeneo, dell’esposizione ai campi elettromagnetici. L’annuncio ha ormai dieci giorni e non ve lo raccontiamo come una novità. Abbiamo preferito fare quello che ci viene meglio: portare la mappa a casa nostra, nel Salento, e metterla accanto a quello che vediamo ogni settimana con il modem in mano.
Cos’è Cartoradio e da dove prende i dati
Il funzionamento è semplice. Si entra in «Consulta mappa», si accetta un avviso, si cerca un comune o un indirizzo e si ingrandisce fino al singolo isolato. Ogni porzione di territorio è colorata secondo una scala che esprime il campo elettrico stimato, in volt per metro: verde fino a 1 V/m, lilla da 1 a 6, rosa da 6 a 15, giallo da 15 a 20, rosso oltre i 20. Le soglie non sono casuali. Come ricordano le FAQ del servizio, 20 V/m è il limite di esposizione per le frequenze fra 3 MHz e 3 GHz, quello che non si può superare in nessun luogo accessibile al pubblico, mentre 15 V/m è il valore di attenzione (e obiettivo di qualità) che vale per case, scuole, uffici e in generale dove si resta più di quattro ore al giorno, dopo l’aggiornamento introdotto dalla legge 214/2023. Di quando l’Italia ha deciso di lasciarsi alle spalle i vecchi 6 V/m avevamo scritto a suo tempo.
Dietro i colori c’è una base dati precisa. Per la telefonia mobile la fonte è il Catasto delle sorgenti radiomobili, istituito con il decreto direttoriale del 9 dicembre 2024 e alimentato ogni tre mesi dagli operatori, che per ogni impianto devono comunicare frequenza centrale, larghezza di banda, azimut, tilt, tipo e modello di antenna, guadagno, altezza del centro elettrico, potenza nominale e potenza effettiva di esercizio. A questi si aggiungono gli impianti radiotelevisivi. Il territorio nazionale è stato diviso in una griglia di tasselli da 100 per 100 metri, 30.209.603 in tutto, e per ciascuno un modello di propagazione somma i contributi di tutte le sorgenti che lo raggiungono, immaginando un ricevitore ideale al centro del tassello. Il risultato è pubblicato, come spiega il ministero, in forma aggregata e anonimizzata: nessun nome di operatore, nessun impianto indicato sulla mappa.
Il punto da capire bene: sono stime, non misure
Qui sta la frase che va letta due volte. Nessuno è andato sotto casa vostra con una sonda. Quello che Cartoradio mostra è il risultato di un calcolo, e la Fondazione Bordoni lo scrive senza giri di parole: i valori della mappa possono differire da quelli rilevati con gli strumenti sul posto. Le ragioni le elenca il servizio stesso. I modelli tridimensionali di territorio ed edifici sono un’approssimazione, e non vedono il dettaglio del singolo cortile. Le riflessioni sulle facciate, le vetrate, gli alberi in foglia vengono trattati in media, non uno per uno. E soprattutto gli impianti non trasmettono sempre alla stessa potenza: modulano l’emissione in base al traffico, per cui perfino due misure vere, fatte nello stesso punto a ore diverse, danno numeri diversi.
Ne discende una divisione dei ruoli che è bene tenere a mente. Cartoradio informa, non certifica. La verifica del rispetto dei limiti, con gli strumenti e sul posto, resta alle Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente: chi vuole un numero misurato deve guardare ai dati della propria ARPA, non al colore di un tassello.
La nostra prova: Aradeo e Seclì
Abbiamo cercato due paesi che conosciamo strada per strada, Aradeo e Seclì, in provincia di Lecce. E per non fermarci ai colori abbiamo letto anche i numeri: la mappa carica nel browser un unico grande file raster, pubblico, che contiene il valore stimato di ogni tassello (la copia che abbiamo interrogato oggi, 20 settembre, risulta modificata l’8 settembre). Da lì abbiamo estratto il rettangolo geografico che racchiude ciascuno dei due territori comunali (quindi con dentro anche un po’ di campagna dei vicini), circa tremila tasselli a testa.

Il quadro è molto verde. Nel rettangolo di Aradeo l’84% dei tasselli sta sotto 1 V/m e un altro 16% scarso fra 1 e 6; in fascia rosa, fra 6 e 15 V/m, ne finiscono nove in tutto, con un massimo stimato di 7,6 V/m. Nessun tassello giallo, nessuno rosso. A Seclì le proporzioni sono simili, 81% in verde e 19% in lilla, con un solo tassello rosa che arriva a 13,6 V/m, circa un chilometro e mezzo a sud del centro; che cosa ci sia in quel punto la mappa, per scelta, non lo dice, e noi non lo sappiamo: può essere un impianto mobile come uno radiotelevisivo. Il valore mediano, nei due rettangoli, è intorno a 0,4 V/m.
Poi viene la parte che ci interessava davvero, il confronto con la rete che misuriamo. Ad Aradeo i nove tasselli rosa stanno tutti nella zona del cimitero, a nord-est dell’abitato: è esattamente dove si trova il sito storico che abbiamo raccontato nell’inchiesta sulla lotteria del 5G ad Aradeo, quello da cui TIM serve il paese in solo 4G e da cui WindTre, nelle nostre misure, arrivava a 604 Mbps in download sulla banda n78. Più apparati di più operatori nella stessa zona, più contributi che si sommano: la macchia rosa ha una sua logica. Dall’altra parte del paese, a sud, attorno a via Elsa Morante, c’è la BTS del Piano Italia 5G che il Comune ha contestato fino al Consiglio di Stato. Lì Cartoradio stima 1,3 V/m nel tassello che corrisponde alle coordinate del sito e non più di 2,8 nei tasselli tutt’intorno: meno di un quinto del valore di attenzione. E in pieno centro, dove nella stessa inchiesta scrivevamo che «si prende poco» perché i siti sono esterni all’abitato, la mappa segna fra 0,03 e 0,08 V/m. La geografia che esce dal modello e quella che esce dal nostro modem, insomma, si somigliano.
Si somigliano, ma non sono la stessa cosa, ed è giusto dirlo. Il modem con Network Signal Guru ci dice quanto è forte il segnale di riferimento di una cella, di un operatore, su una banda, in quell’istante: è una misura vera ma parziale, espressa in dBm, e non è convertibile a occhio in volt per metro. Cartoradio fa l’opposto: somma tutto, di tutti, ma lo calcola a tavolino. La prima ci dice come funziona la rete, la seconda quanto campo ci si aspetta in un punto. Nessuna delle due sostituisce la sonda dell’ARPA.
Il nostro commento
A noi Cartoradio piace, e lo diciamo da gente che passa le giornate a cercare «l’antenna sotto casa» per mestiere. Finora chi voleva capire quanto campo ci fosse davanti alla scuola dei figli aveva due strade: i siti delle singole ARPA, regione per regione, oppure il sentito dire. Una mappa unica, pubblica, con la stessa legenda da Bolzano a Leuca è un passo avanti enorme, e il fatto che ad Aradeo l’impianto più discusso degli ultimi anni stia in fascia lilla è un’informazione che avrebbe fatto comodo a tutti durante il contenzioso.
I limiti, però, vanno tenuti davanti agli occhi. Una stima non è una misura, e un tassello verde non è un certificato. Il catasto si aggiorna ogni tre mesi, quindi è ragionevole aspettarsi che una BTS accesa da poco, o una estiva montata per la stagione, possa non esserci ancora. L’anonimizzazione, comprensibile, toglie proprio l’informazione che il cittadino curioso cerca per prima: di chi è quell’impianto e che cosa trasmette. E cento metri di lato sono tanti, in un centro storico: dentro lo stesso tassello ci sono il balcone al terzo piano di fronte ai pannelli e il cortile interno schermato da quattro muri. Resta poi un dettaglio che dopo il decreto da 140 milioni sullo spettro ci sembra coerente con la direzione presa dal ministero: i dati ci sono, ora si comincia a farli vedere. Il prossimo passo che ci piacerebbe è vedere, accanto alle stime, le misure delle ARPA sulla stessa mappa. Allora sì che il confronto lo potrebbe fare chiunque, non solo chi gira con Network Signal Guru in tasca.