
Ci sono spegnimenti del 3G che si annunciano con una data e una conferenza stampa, e ce ne sono altri che si fanno un quartiere alla volta, aspettando che finiscano i bombardamenti. Quello di Kyivstar appartiene alla seconda categoria. Lunedì 7 settembre il primo operatore ucraino, controllato da VEON, ha comunicato di aver completato lo spegnimento «di massa» della sua rete di terza generazione in tutto il Paese, dopo aver spostato oltre un milione di clienti sul 4G. È il primo dei tre operatori nazionali a farlo, e lo ha fatto rispettando la scadenza che si era dato in primavera, fine 2026, con qualche mese di anticipo. La notizia, in sé, sta in una riga; quello che la rende diversa da tutte le altre voci della nostra mappa degli switch-off 2G e 3G nel mondo è il contesto in cui è maturata.
Venti megahertz che cambiano mestiere
Il cuore tecnico dell’operazione è la banda 2100 MHz. Kyivstar aveva 20 MHz in quella banda, la stessa in cui l’Ucraina accese il 3G nel 2015 dopo un’asta che assegnò a ciascuno dei tre operatori un blocco da 2×15 MHz per quindici anni. Con la migrazione, tutti e venti i megahertz passano all’LTE: l’operatore calcola che la risorsa spettrale a disposizione del 4G sia cresciuta del 25 per cento, e che la velocità dei dati sia salita tra il 20 e il 40 per cento a seconda del luogo, con l’effetto più marcato dove la rete è più carica. Nel comunicato ci sono anche i numeri di sistema: tra il 2022 e il 2026 la velocità media di navigazione è più che raddoppiata, ad agosto la media dei download sfiorava i 100 megabit al secondo, superati nelle grandi città, con picchi fino a 1 gigabit, e la copertura 4G supera il 96 per cento della popolazione. Il 3G non è sparito del tutto: resta acceso in singoli punti per una manciata di clienti aziendali che hanno apparati legati a quella tecnologia, e anche quelli, promette l’operatore, passeranno al 4G a breve.
La parte meno visibile è quella che ha richiesto più tempo. Kyivstar ha iniziato a spegnere il 3G nel 2023, regione per regione, e non è andato tutto liscio: in alcune aree, come la regione di Chernihiv, lo spegnimento è stato rinviato per i bombardamenti e le interruzioni di corrente, che rendevano imprudente togliere una rete di riserva a chi ne aveva ancora una sola. Le ultime tappe del calendario, comunicate a metà agosto, riguardavano distretti delle regioni di Dnipropetrovsk, Ivano-Frankivsk e Khmelnytskyi. Per i clienti la transizione è stata resa il più indolore possibile: sostituzione gratuita delle vecchie SIM con USIM abilitate al 4G e promozioni in negozio per chi doveva cambiare telefono. Il resto lo fa la tecnologia: con il 4G arrivano VoLTE per la voce e una copertura che, secondo l’operatore, regge meglio al chiuso e in movimento.
Gli altri due, e il Paese intorno
Kyivstar è il primo, ma non è solo, e nemmeno in anticipo rispetto a un obbligo: il governo ucraino ha fissato al 31 dicembre 2030 il termine per la fine del 3G nel Paese, proprio per liberare frequenze a favore di 4G e 5G. Lifecell, il terzo operatore, ha spento il 3G in una serie di località di 17 regioni a partire dal 3 settembre, spostando anche lui le frequenze 2100 sul 4G, dopo aver chiuso interi territori nei mesi scorsi. I numeri del regolatore sulle dimensioni dei tre spiegano perché l’ordine di arrivo è questo: nel primo trimestre 2026 Kyivstar ha fatturato 12,08 miliardi di grivnie di servizi di telecomunicazione, Vodafone Ukraine 6,69 e lifecell 4,2. Chi ha più clienti e più rete ha anche più da guadagnare a liberare spettro, e più mezzi per farlo in tempo di guerra. Di questa rete, del resto, abbiamo scritto più volte quest’anno per ragioni che hanno poco a che fare con la routine: il più grande test 5G del Paese acceso nel centro di Kyiv dai tre operatori insieme e i test open RAN di Rakuten sulla rete di Kyivstar finanziati da Tokyo. Lo spegnimento del 3G è la terza tessera dello stesso mosaico: una rete che non si limita a resistere, ma continua a fare le cose che fanno le reti in tempo di pace.
Il commento della redazione
Nella nostra mappa degli spegnimenti l’Ucraina entra con un dato che vale più della sua dimensione. In Europa il 3G è la tecnologia che se ne va per prima, e i motivi sono sempre gli stessi: la banda 2100 rende molto di più in LTE, i telefoni che parlano solo 3G sono ormai pochissimi, e il 2G resta invece indispensabile per gli oggetti connessi e per la voce di riserva. In Italia il percorso lo conosciamo, con Vodafone nel 2021 e TIM nell’ottobre 2022, e il resto è nella mappa. Quello che l’Ucraina aggiunge è la prova che un refarming si può fare anche quando la rete è un obiettivo militare, purché si accetti di farlo lentamente, regione per regione, rinviando dove serve e tenendo il 3G acceso finché c’è qualcuno che non ha alternative.
Il dettaglio da conservare, per chi guarda alle reti da tecnico, sono i venti megahertz. Kyivstar non ha comprato spettro nuovo né acceso una banda che non aveva: ha semplicemente smesso di usare male una risorsa che possedeva dal 2015, e il risultato è un quarto di capacità in più sulla rete che porta quasi tutto il traffico. È il miglior argomento a favore degli switch-off, e vale ovunque, anche in un Paese dove l’unico problema di rete non è la guerra: la banda più preziosa è spesso quella che si ha già, e che si continua a spendere per una tecnologia che quasi nessuno usa più. Il seguito ucraino lo scriveranno Vodafone Ukraine e lifecell; quello europeo, i tanti operatori che hanno ancora il 3G acceso e aspettano il momento giusto per spegnerlo.