
Prima sono arrivate le rApp, poi le xApp, e adesso tocca alle dApp. Sono tre generazioni di applicazioni di rete con cui l’open RAN promette di far girare software di terzi dentro le stazioni radio base, e ogni generazione va più in profondità e più veloce della precedente. Nokia ha deciso di puntare sulla terza, Ericsson no. Lo racconta Light Reading con un’analisi di Iain Morris uscita oggi, che mette in fila le mosse dei due fornitori europei e una frase del principale sviluppatore di dApp che vale più di qualsiasi comunicato: «è una grande idea, e per ora non è altro che una grande idea».
Diciannove operatori, ma nessuno fra i nomi fatti
Il contesto è il salto di Nokia sulle GPU. Il chip sviluppato con Marvell, scrive Light Reading, è l’ultimo silicio su misura che la società finlandese intende vendere; dopo, per la banda base, resterà Nvidia. È la scommessa di cui avevamo raccontato la frattura fra Ericsson, Nokia e Samsung, e Nokia ha tutto l’interesse a mostrare che gli operatori la seguono. Dopo il suo ultimo Radio World, l’incontro tenuto a Oulu, l’amministratore delegato Justin Hotard ha scritto su LinkedIn che 19 operatori hanno firmato per «implementazioni iniziali» dell’AI-RAN. Ma i tre nomi che ha fatto nello stesso post non sono operatori: Pulsone, un marchio di Cohere Technologies, DeepSig e ZaiNar sono startup che scrivono software RAN da far girare su reti Nokia.
È coerente con la strada scelta. La piattaforma di Nvidia per il software RAN, Aerial, è costruita su CUDA ed è aperta a chiunque sappia programmarla; Nokia la usa come base. «Ci fornisce una base per i nostri team e per Nvidia per uscire e provare alcuni modelli», ha detto in estate la chief technology officer Pallavi Mahajan, aggiungendo che per questo Nokia non guarda a Nvidia «solo come a un fornitore di silicio».
Dalle rApp alle dApp
Per capire la posta in gioco serve un passo indietro. L’O-RAN Alliance, oltre ad aver standardizzato il fronthaul fra radio e banda base, ha lavorato perché la rete possa ospitare applicazioni di terzi per compiti come aumentare la capacità, migliorare l’efficienza spettrale o spegnere le BTS nelle ore morte. Le rApp girano su un controllore «non in tempo reale», il RIC, e servono per operazioni che non devono avvenire in pochi millisecondi: Ericsson, Nokia e Samsung le supportano tutte. Le xApp sono più veloci, richiedono un RIC «quasi in tempo reale» collegato alla banda base con un’interfaccia chiamata E2, e qui Ericsson e Samsung si sono tirate indietro, convinte che quelle funzioni si facciano meglio dentro il proprio hardware.
Nokia nel 2023 aveva annunciato prove dell’interfaccia E2 sulle proprie unità di banda base, poi non si è visto molto altro. A fine 2025 l’allora responsabile delle reti mobili, Tommi Uitto, ammetteva che «le xApp hanno suscitato meno interesse ultimamente», e James Crawshaw, analista di Omdia, parlava di «un progetto per il futuro». Adesso arriva la terza generazione. Le dApp lavorano con un RIC in tempo reale e con una nuova interfaccia, E3. La differenza, spiega Cohere nel blog di luglio citato da Light Reading, è che E2 opera soprattutto sul piano di controllo, il vigile del traffico della rete, mentre E3 entra nel piano utente, cioè il traffico vero, e permette alle dApp di intervenire su scheduling, precodifica e stima del canale con latenze sotto il millisecondo. Nokia ha scelto di supportare E3: secondo Mahajan servirà per app di sensing, di localizzazione più precisa e di efficienza spettrale.
Il caso Cohere
Il partner più visibile è Cohere, che aveva già scritto una xApp per il suo moltiplicatore di spettro USM e ora ne ha fatto una dApp. Il suo prodotto potrebbe rendere più credibile l’obiettivo di Nokia di raddoppiare l’efficienza spettrale entro il 2028 su buona parte delle infrastrutture esistenti. Vodafone, l’australiana Telstra e Bell Canada hanno sostenuto pubblicamente la tecnologia USM dopo prove sul campo, e tutte e tre hanno investito nella startup; nelle prove di Bell Canada, ha detto l’amministratore delegato di Cohere Ray Dolan in un podcast di Telecoms.com, il partner era Nokia. Quelle prove sembrano però aver usato un server standard accanto alla BTS, mentre una dApp sarebbe un’integrazione diretta.
Ed è qui che Dolan è stato sorprendentemente franco. «Le rApp erano facili, le xApp erano difficili, le dApp sono davvero difficili», ha detto, paragonandone l’ingegneria a una neurochirurgia e ammettendo che l’industria ha ancora moltissimo lavoro da fare. Ericsson, interpellata da Light Reading, ha risposto per email: «Consideriamo le dApp un concetto emergente, non un sostituto delle rApp. Per xApp e dApp continuiamo a monitorare e a fare ricerca, ma oggi non c’è alcun impegno di prodotto a supportare le dApp».
Il nostro commento
Ci sono due storie in una. La prima è tecnica, ed è interessante: se il software di terzi può toccare lo scheduling in tempo reale, una BTS diventa una piattaforma e non un apparato chiuso, e chi scrive algoritmi migliori può venderli a chiunque abbia quella rete. È la promessa originale dell’open RAN spostata dall’hardware al software. La seconda storia è di mercato, e fa meno sognare. Le app costruite su Aerial usano CUDA, che è nativo delle GPU di Nvidia e non si porta su altro hardware, e oggi né Ericsson né Samsung perseguono una strategia di RAN su GPU: un’app scritta così per la rete Nokia non si sposta altrove. Aprire la porta di un fornitore non è la stessa cosa che aprire il mercato.
Lo dice anche il numero con cui Light Reading chiude. Secondo Omdia la spesa mondiale in RAN è scesa da 45 miliardi di dollari nel 2022 a 35 l’anno scorso, e le rApp a fine decennio varranno qualche centinaio di milioni l’anno. Le app possono rendere più preziosa l’infrastruttura, ma non allargano la scelta di chi la costruisce, che era il problema da cui l’open RAN era partito e che in Europa resta aperto. Per Nokia, che il 16 settembre elencava otto nuovi operatori in prova sull’AI-RAN, le dApp sono un modo per rendere la propria rete più attraente di quella dei concorrenti. Se funzionerà lo diranno le reti commerciali, non i post su LinkedIn.
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