Il problema, sui tetti e sui tralicci delle città, non è quasi mai lo spettro: è lo spazio. Ogni banda nuova vuole la sua antenna, ogni antenna vuole il suo posto sul palo, e a un certo punto il palo è pieno, il proprietario del tetto non concede altro e la struttura non regge un altro pannello esposto al vento. È in questo vicolo cieco che si infila l’annuncio arrivato ieri da Città del Capo: Vodacom South Africa, riferisce Developing Telecoms, ha provato insieme a Nokia quella che le due società definiscono la prima soluzione integrata passive-active massive MIMO al mondo, e dopo il pilota nel Western Cape ha deciso di installarla sulla rete.

Due antenne in una, su 2600 e 3500 MHz
La descrizione tecnica diffusa dall’operatore è asciutta. L’antenna supporta il massive MIMO in doppia banda, sui 2600 e sui 3500 MHz, e riunisce in una configurazione più compatta funzioni che di solito richiedono più apparati separati. Per Vodacom questo si traduce nella possibilità di usare in modo più efficiente i siti che già possiede: i test sul campo, dice l’operatore, hanno dimostrato che la soluzione può essere installata dove lo spazio è poco o dove l’infrastruttura esistente rende difficile un’espansione tradizionale, dando più margine per aggiungere capacità dove la domanda di dati cresce.
«Con la domanda di dati mobili in continua crescita, dobbiamo far evolvere continuamente la rete per offrire la qualità e la coerenza di esperienza che i nostri clienti si aspettano», ha detto Beverly Ngwenya, direttrice tecnologica di Vodacom South Africa. «Innovazioni come questa ci permettono di migliorare la rete in modo più intelligente ed efficiente». Il beneficio promesso ai clienti è quello di sempre, un 4G e un 5G più costanti, streaming più fluido e download più rapidi nelle zone affollate. Dichiarato il successo del pilota, Vodacom installerà la soluzione sui siti già individuati della rete esistente dove serve capacità in più.
Che cosa vuol dire «passive-active»
Per capire la novità bisogna ricordare che sui pali convivono due famiglie di antenne. Le antenne passive sono quelle classiche, pannelli senza elettronica a bordo collegati con cavi alle radio, che servono le bande tradizionali del 2G, 3G e 4G. Le antenne attive del massive MIMO, invece, contengono le radio e decine di catene di trasmissione e ricezione, e generano i fasci che inseguono gli utenti: sono l’apparato tipico del 5G sui 3,5 GHz. Aggiungere il 5G a un sito, di norma, significa aggiungere un pannello attivo accanto a quelli passivi che già ci sono. Le antenne passive-attive mettono le due cose nello stesso involucro, con gli elementi passivi e quelli attivi che condividono lo stesso spazio fisico.
Nokia lavora su questa idea da tempo. In un comunicato del luglio 2023 presentava la sua famiglia di antenne passive-attive interleaved, sviluppata insieme a CommScope, con un disegno modulare che copre le frequenze dai 700 MHz ai 2,6 GHz più la banda 5G a 3,5 GHz, e ne annunciava l’adozione da parte di Optus e TPG in Australia e di One NZ in Nuova Zelanda, proprio per risolvere «la sfida di trovare spazio aggiuntivo su tralicci e tetti per aggiungere antenne 5G». La novità sudafricana, per come la raccontano le fonti, sta nel fatto che il massive MIMO non è più confinato alla sola banda dei 3,5 GHz ma lavora anche sui 2600 MHz, entrambe TDD in Sudafrica, dentro un’unica soluzione integrata. Il nome commerciale del prodotto non compare nella nota di Vodacom, e non ci sono numeri pubblici su guadagni di capacità o di consumo: l’operatore parla di test riusciti, non di misure.
Il Sudafrica, laboratorio di antenne
Non è la prima volta che il Sudafrica fa da banco di prova per il massive MIMO fuori dal suo terreno abituale. A luglio raccontavamo la rete di rain e Huawei sotto il gigahertz, con le antenne intelligenti portate in banda bassa su migliaia di siti. E la settimana scorsa il governo ha cancellato la riserva di spettro per la rete unica WOAN, liberando frequenze rimaste sette anni al buio, compresi proprio i 2,6 GHz. In un mercato dove lo spettro nuovo arriva a scatti e la domanda di dati corre, la pressione a spremere ogni sito esistente è più forte che altrove, e le antenne che fanno più cose nello stesso spazio diventano un argomento di bilancio prima che di ingegneria.
Il commento della redazione
La parte interessante di questa notizia è quanto sia poco spettacolare. Nessun record di velocità, nessun terabit: un’antenna che occupa meno posto. Eppure è esattamente il tipo di innovazione che decide se il 5G arriva davvero in un quartiere denso o resta sulla carta, perché il collo di bottiglia, nelle città, è la burocrazia del palo. Ieri raccontavamo chi propone di fare a meno del massive MIMO con le antenne multibeam passive; Nokia risponde dal lato opposto, tenendo il massive MIMO ma infilandolo nell’involucro delle antenne di sempre. Sono due risposte alla stessa domanda, e la domanda è quanto spazio resta sui tetti.
C’è poi un contrasto che a noi salta agli occhi. Ieri abbiamo documentato come Fastweb + Vodafone stia togliendo i 2600 MHz da centinaia di siti in Italia, mentre la consorella sudafricana del gruppo Vodafone mette proprio sui 2600 MHz il massive MIMO in doppia banda. Le due scelte non si contraddicono, perché le bande e le reti sono diverse: in Sudafrica i 2600 sono TDD e vanno a braccetto con i 3500, in Italia la B7 di Vodafone è FDD e ha una storia sua. Ma il confronto ricorda che una frequenza non ha un valore assoluto. Vale quanto l’antenna che la irradia e il posto che quell’antenna riesce a trovare. Aspettiamo di vedere i numeri del Sudafrica quando le antenne saranno accese per davvero, e non solo in un pilota.
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