
Ogni volta che si discute di nuovo spettro per il 5G e il 6G, dall’altra parte del tavolo c’รจ quasi sempre qualcuno che quelle frequenze le usa giร per guardare il cielo. Questa settimana quel qualcuno ha alzato la voce. L’ITU, l’Unione internazionale delle telecomunicazioni, e l’Organizzazione meteorologica mondiale, la WMO, hanno chiesto a governi, regolatori e meteorologi di proteggere le frequenze radio da cui dipendono previsioni del tempo, allerte precoci, monitoraggio del clima e gestione delle acque. L’appello, diffuso dalla WMO e ripreso da Developing Telecoms, accompagna la pubblicazione di un nuovo manuale congiunto e l’apertura di un seminario mondiale a Ginevra, dal 28 al 30 settembre.
Un manuale e un seminario, con WRC-27 all’orizzonte
Il manuale si intitola Use of Radio Spectrum for Meteorology: Weather, Climate, Water and Related Environmental Applications ed รจ stato presentato all’apertura del Global ITU-WMO Seminar on Spectrum Use for Meteorology, ospitato nella sede dell’ITU. Offre indicazioni aggiornate su come usare e proteggere le frequenze dei sistemi meteorologici critici, quelli che osservano atmosfera, oceani e terre emerse e che trasmettono i dati su cui si basano le allerte e le previsioni. Mette insieme, in un unico documento, la guida tecnica, quella operativa e quella regolatoria, con l’obiettivo dichiarato di favorire decisioni informate nella gestione dello spettro e la collaborazione fra la comunitร meteorologica e quella delle radiocomunicazioni.
Il seminario, secondo la pagina di presentazione della WMO, servirร a rivedere i requisiti di spettro attuali ed emergenti per meteo, clima e acqua e a discutere la preparazione delle due prossime Conferenze mondiali delle radiocomunicazioni, la WRC-27 e la WRC-31, dove si decide chi usa quali frequenze a livello globale. Fra i temi in agenda ci sono anche tendenze nuove come la fornitura commerciale di dati meteorologici e l’elaborazione in cloud. Gli esperti, aggiunge il comunicato, esamineranno le decisioni internazionali recenti e in arrivo che toccano i servizi meteorologici e di osservazione della Terra.
Perchรฉ certe frequenze non si possono spostare
Il cuore dell’appello รจ una frase della segretaria generale della WMO, Celeste Saulo: ยซLo spettro radio รจ una risorsa naturale finita. La meteorologia si basa su bande specifiche, determinate non per scelta ma dalle proprietร fisiche dell’atmosfera stessa: permettono osservazioni che nessun’altra frequenza puรฒ fornire. Queste bande devono essere protetteยป. ร la differenza fondamentale fra un operatore mobile e un satellite meteorologico. Un operatore puรฒ, con fatica e con costi, trasferire un servizio da una banda a un’altra; un sensore che misura il vapore acqueo o la temperatura dell’atmosfera deve ascoltare proprio le frequenze a cui l’atmosfera emette, e non ne esistono altre.
Il comunicato spiega il punto con precisione: alcuni sensori satellitari misurano segnali naturali molto deboli su frequenze specifiche, e per questo la protezione dalle interferenze dannose รจ particolarmente importante. Ma non ci sono solo i satelliti. Radar meteorologici, sistemi di localizzazione dei fulmini, osservazioni da aerei e navi, reti di monitoraggio idrologico e altre piattaforme dipendono dalle stesse bande per raccogliere e scambiare dati. Le interferenze, avvertono ITU e WMO, possono ridurre l’accuratezza e la disponibilitร di dati vitali per allerte, previsioni e monitoraggio del clima, e quindi la capacitร di governi e comunitร di prepararsi e rispondere ai disastri naturali.
La segretaria generale dell’ITU, Doreen Bogdan-Martin, l’ha messa in termini di sicurezza pubblica: ยซPrevenire le interferenze radio dannose รจ una questione di sicurezza pubblica e puรฒ salvare vite. Uno spettro libero da interferenze mantiene accurate le previsioni, tempestivi gli allarmi e affidabili i dati sul climaยป. Saulo ha chiuso con una formula facile da ricordare: proteggere lo spettro che ci permette di osservare l’atmosfera significa proteggere le previsioni e le allerte da cui dipende ogni Paese.
Il contesto: la fame di spettro per il 6G
Il comunicato non nomina il mobile, ma il riferimento รจ evidente quando parla della domanda crescente di comunicazioni wireless, servizi satellitari e dati ambientali. Negli Stati Uniti, per fare un esempio che abbiamo seguito da vicino, T-Mobile ha chiesto licenze sperimentali nella banda 2,7 GHz, oggi assegnata anche all’osservazione della Terra da satellite, alla radioastronomia e agli ausili meteorologici, e la sua prima prova l’ha fatta proprio accanto al centro radar del servizio meteorologico nazionale. In Europa, Ofcom ha scelto di andare cauta sullo spettro per il 6G in vista della WRC-27. Sono due modi diversi di affrontare lo stesso problema: dove trovare centinaia di megahertz per le reti di prossima generazione senza rompere nulla di ciรฒ che giร funziona.
Il nostro commento
Chi scrive di reti mobili tende a guardare queste dispute da un solo lato, quello degli operatori che cercano spettro. L’appello di ITU e WMO ricorda che l’altro lato non รจ un ostacolo burocratico, ma un servizio pubblico con vincoli fisici veri: non si sposta il vapore acqueo su un’altra banda perchรฉ fa comodo a un’asta. Che le due organizzazioni lo dicano insieme, e che una delle due sia la stessa agenzia che alle conferenze mondiali assegna lo spettro al mobile, pesa piรน di un rapporto di parte.
Detto questo, un manuale non protegge niente da solo. La partita vera si gioca alla WRC-27, dove i regolatori nazionali arriveranno con le loro posizioni e dove, sul tavolo, le richieste di spettro per il 6G e quelle di protezione per la meteorologia si incontreranno banda per banda. Il manuale ha il merito di mettere per iscritto, prima di quel confronto, che cosa rischia chi osserva l’atmosfera. Il metodo che ci pare piรน sano รจ quello che si vede nelle prove americane: misurare le interferenze prima di vendere le frequenze, non dopo. Se il manuale servirร a rendere quel metodo la regola ovunque, avrร fatto il suo lavoro. Se resterร un documento da citare nei comunicati, i meteorologi torneranno a Ginevra con lo stesso appello fra quattro anni.
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