
C’รจ una soglia che il direct-to-device deve attraversare per smettere di essere una promessa: funzionare su frequenze da cellulare vero, con telefoni comprati in negozio, senza antenne speciali nรฉ app dedicate. ร esattamente la prova che la FCC ha appena autorizzato: AST SpaceMobile ha ottenuto dal regolatore americano un permesso temporaneo di trenta giorni, valido fino al 12 settembre, per testare e dimostrare i suoi servizi satellitari nella banda degli 800 MHz usando fino a cento dispositivi ยซcommerciali, di serieยป. Non prototipi, non terminali modificati: smartphone qualunque, di quelli che gli americani hanno giร in tasca.
Il perimetro dell’esperimento, raccontato da Light Reading, รจ definito al metro: due aree di 50 chilometri di raggio, una attorno a Midland, nel Texas occidentale, l’altra a Lanham, nel Maryland. Le frequenze pure: 817-824 MHz per l’uplink, dal telefono verso lo spazio, e 862-869 MHz per il downlink, dal satellite verso terra. Chi mastica un po’ di radio nota subito il punto: sono bande basse, quelle che in una rete terrestre servono a coprire le campagne, e che da un’orbita a qualche centinaio di chilometri di quota diventano il ponte naturale verso un telefono che trasmette con la potenza di un telefono, non di una parabola. Il permesso parla espressamente di ยซvalutare e dimostrareยป i servizi dai satelliti della flotta: non una demo di laboratorio, ma una prova sul campo con utenti e copertura reali. E la flotta c’รจ: AST dichiara di supportare gli 800 MHz su dieci dei satelliti che ha giร in orbita.
Attorno a quelle frequenze, poi, c’รจ una storia dentro la storia. Gli 817-824 e 862-869 MHz sono proprio lo spettro che T-Mobile ha appena ceduto a Grain Management, nell’operazione approvata dalla FCC in cui l’operatore magenta ha scambiato le sue licenze a 800 MHz con 2,9 miliardi di dollari in contanti piรน le licenze a 600 MHz di Grain. E nell’approvare quello scambio, la FCC ha esteso l’uso di queste licenze anche alla copertura supplementare dallo spazio, il regime che permette ai satelliti di comportarsi da BTS integrative della rete terrestre. Il documento originale del permesso ad AST, pubblicato il 13 agosto, conteneva perfino una condizione curiosa: tutte le operazioni avrebbero dovuto rispettare ยซgli accordi esistenti tra AST SpaceMobile e T-Mobileยป. Una riga che ha fatto drizzare le antenne a piรน di un osservatore โ quali accordi, se T-Mobile per il direct-to-device sta con Starlink? โ e che nella versione aggiornata del 17 agosto รจ sparita senza spiegazioni. Light Reading ha chiesto lumi a T-Mobile, per ora senza risposta.
Chi invece ha parlato volentieri รจ AT&T. Il direttore operativo Jeff McElfresh ha definito il via libera ยซun’altra pietra miliareยป nel percorso per chiudere i buchi di copertura del Paese, precisando il perimetro con una frase che vale come linea di politica industriale: il servizio internet via satellite ยซnon รจ un sostituto della fibra o del 5G, ma una tecnologia complementareยป per dare ai clienti la migliore connettivitร possibile ยซovunque vadanoยป. Non รจ chiaro se AT&T partecipi direttamente a questi trenta giorni di test; l’operatore ha indicato di recente che i servizi direct-to-device commerciali arriveranno nel corso del 2027. McElfresh ha perรฒ ricordato che il progresso dei test ยซsi appoggia alla joint venture sulla connettivitร satellitareยป annunciata a maggio, quando AT&T, T-Mobile e Verizon โ tre rivali che di rado firmano la stessa pagina โ hanno deciso di mettere in comune parte delle risorse di spettro e presentarsi come entitร unica davanti agli operatori satellitari.
Il permesso di questi giorni รจ un tassello dentro un mosaico piรน ampio che la FCC ha giร disegnato: ad aprile l’authority aveva autorizzato AST a operare una costellazione di 248 satelliti per servizi direct-to-device usando spettro a 700 e 800 MHz coordinato con i partner AT&T, FirstNet e Verizon. La beta commerciale, come raccontavamo ad agosto commentando i conti del secondo trimestre, รจ attesa entro fine anno: i trenta giorni di Midland e Lanham servono esattamente a dimostrare, davanti al regolatore e ai partner, che la catena funziona nel mondo reale.
La partita americana va letta anche in controluce rispetto a quella europea. Negli Stati Uniti il direct-to-device sta prendendo la strada dello spettro terrestre prestato al cielo: le stesse bande dei cellulari, riusate dai satelliti d’intesa con gli operatori che le detengono. In Europa, come abbiamo raccontato parlando della banda 2 GHz, il baricentro resta per ora lo spettro satellitare dedicato, con la sua licenza unica continentale. Sono due filosofie diverse con lo stesso obiettivo, e il mercato intanto si affolla: Lynk e Omnispace si sono fuse in Elveo Mobile proprio per portare in dote spettro dedicato, mentre Starlink ha giร i suoi accordi con T-Mobile in America e Docomo in Giappone.
Il nostro commento: la parola che pesa di piรน, in tutta questa vicenda, รจ ยซoff-the-shelfยป. Il direct-to-device ha senso industriale solo se il satellite si adatta al telefono e non viceversa, perchรฉ nessuno cambierร smartphone per farsi trovare in mezzo al deserto. Cento dispositivi di serie su frequenze da rete cellulare sono il test onesto: o la fisica regge โ e i dieci satelliti giร in orbita con gli 800 MHz a bordo suggeriscono che AST ci creda parecchio โ o il D2D resterร confinato ai messaggi di emergenza. C’รจ poi il dettaglio della riga su T-Mobile apparsa e sparita dai documenti FCC: forse una svista burocratica, forse il segno che dietro le quinte le alleanze del cielo americano sono piรน fluide di quanto raccontino i comunicati. In un mercato dove i tre grandi hanno giร messo lo spettro in una cassa comune, l’esclusiva di Starlink su T-Mobile scade a fine anno: le prossime settimane, tra la fine di questi test il 12 settembre e la beta di AST, diranno se il cielo americano resterร diviso in feudi o diventerร davvero una rete sola.