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Rete MobileSAT

Il terzo incomodo del direct-to-device: da Lynk e Omnispace nasce Elveo Mobile, con lo spettro già in tasca

redazione
Ultimo aggiornamento: 29/09/2026
redazione
5 Minuti di lettura
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Costellazione di satelliti LEO sopra la Terra di notte con un fascio di segnale verso il suolo, immagine su Elveo Mobile nata dalla fusione Lynk-Omnispace

Nel direct-to-device, finora, la contesa era a due: da una parte SpaceX, che con Starlink si è comprata lo spettro terrestre di EchoStar per fare da sola; dall’altra AST SpaceMobile, che punta tutto sulle alleanze con gli operatori mobili. Da oggi c’è ufficialmente un terzo pretendente, e arriva con una dote che nessuno dei due possiede: Lynk Global e Omnispace hanno completato la loro fusione e lanciato Elveo Mobile, una società nata per portare connettività satellitare ai telefoni normali con 60 MHz di spettro S-band coordinato a livello globale già in cassaforte.

Contents
Il matrimonio tra l’antenna e la frequenzaTre strategie, tre scommesseIl nostro commento

Il matrimonio tra l’antenna e la frequenza

La logica industriale dell’operazione è di una pulizia rara. Lynk è il pioniere assoluto del settore: la sua “cella in orbita” ha dimostrato di poter collegare telefoni 2G e LTE del tutto standard, senza chip dedicati né app, con test condotti su tutti e sette i continenti e contratti commerciali firmati con oltre cinquanta operatori mobili in una sessantina di Paesi. Quello che a Lynk è sempre mancato è la seconda metà dell’equazione: uno spettro proprio su cui trasmettere ovunque, senza dover prendere in prestito le frequenze terrestri dei partner Paese per Paese. Ed è esattamente ciò che porta in dote Omnispace, con i suoi 60 MHz di banda S e le registrazioni ITU che li rendono utilizzabili su scala mondiale — quelle stesse frequenze attorno ai 2 GHz che, non a caso, anche Bruxelles sta ridisegnando in chiave direct-to-device.

La nuova società, guidata dal CEO Ramu Potarazu, ha annunciato un piano da 320 satelliti in orbita bassa, con l’avvio dei servizi previsto per l’inizio del 2028: messaggi, voce e dati verso telefoni, dispositivi e macchine, con un’enfasi dichiarata sulla flessibilità di spettro e sulla capacità di calcolo a bordo dei satelliti. Sono promesse, e come tali vanno trattate: la storia recente del settore insegna che tra l’annuncio di una costellazione e il servizio commerciale passano anni e miliardi.

Tre strategie, tre scommesse

Con Elveo il mosaico del direct-to-device assume una forma leggibile: tre contendenti, tre modi opposti di risolvere lo stesso problema. SpaceX ha risolto la questione dello spettro a suon di miliardi, comprandosi le licenze di EchoStar e candidandosi a quarto operatore americano: potenza di fuoco enorme, ma un modello che la mette in rotta di collisione con gli stessi operatori che dovrebbero rivenderne i servizi. AST SpaceMobile ha scelto la strada opposta — satelliti giganteschi e patti di ferro con gli operatori, come raccontano i suoi conti e il backlog da 1,3 miliardi — pagando però la dipendenza dalle frequenze altrui e da lanci che non arrivano mai abbastanza in fretta. Elveo prova la terza via: spettro proprio e globale, più il patrimonio di rapporti commerciali che Lynk ha costruito in anni di pionierismo nei mercati meno affollati, quelli dove anche un solo SMS dal cielo vale oro.

Il nostro commento

La nostra lettura è che questa fusione fosse, più che probabile, necessaria: nel direct-to-device la taglia minima per restare al tavolo cresce a ogni giro di finanziamenti, e due specialisti complementari ma sottodimensionati avevano davanti una sola alternativa alla marginalità. Il punto di forza di Elveo è concettualmente elegante — lo spettro S-band globale evita l’impasse regolatoria Paese per Paese che rallenta chi usa frequenze terrestri in prestito — ma la domanda vera è industriale: 320 satelliti da mettere in orbita entro il 2028 richiedono capitali che né Lynk né Omnispace hanno mai dimostrato di saper raccogliere nell’ordine di grandezza necessario, e il paradosso di farsi lanciare, con ogni probabilità, dai razzi del concorrente più temibile resta tutto. C’è però una ragione per cui questa nascita interessa anche l’Europa: un fornitore D2D neutrale, con spettro proprio e nessuna ambizione da quarto operatore, è esattamente il partner che gli operatori tradizionali — e i regolatori diffidenti verso i giganti verticali — vorrebbero veder crescere. Se Elveo riuscirà a trasformare la dote in costellazione, il direct-to-device smetterà di essere un duello e diventerà un mercato. Ed è dai mercati, non dai duelli, che di solito escono i prezzi buoni per chi sta a terra.

Fonti: comunicato Elveo Mobile, Light Reading.

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