
Nel deserto del Gansu, la settimana scorsa, un traliccio bianco alto come un palazzo รจ sceso dal cielo frenando coi motori e si รจ posato in piedi su una piazzola di cemento, a circa 390 chilometri dal punto da cui era partito. Era il primo stadio dello Zhuque-3 di LandSpace, azienda privata cinese, e quell’atterraggio โ riportato dai media di Hong Kong e analizzato da Light Reading โ vale piรน di cento comunicati stampa: fa entrare la Cina in un club che finora contava due soli soci, SpaceX e Blue Origin. E per chi si occupa di telecomunicazioni, piรน che di spazio, รจ la notizia che mancava per prendere sul serio le costellazioni cinesi rivali di Starlink.
Due rientri in due mesi
Il colpo di LandSpace non รจ arrivato da solo. All’inizio di luglio la CASC, il colosso statale dell’aerospazio, aveva recuperato il primo stadio di un Long March-10B su una piattaforma al largo della costa meridionale, con un sistema curioso e molto cinese nel suo pragmatismo: niente zampe di atterraggio come i Falcon di SpaceX, ma un aggancio con gancio e rete che ha afferrato il razzo al volo, come raccontato dalla BBC. Due rientri riusciti in due mesi, con due tecniche diverse, da parte di due soggetti diversi โ uno privato e uno di Stato โ dicono che non si tratta di un colpo di fortuna ma di una capacitร che sta maturando su piรน binari in parallelo.
Le proporzioni vanno comunque maneggiate con onestร : lo Zhuque-3 porta 14,2 tonnellate in orbita bassa contro le 22,8 di un Falcon 9, e soprattutto nessuno sa ancora quale cadenza di lancio riuscirร a sostenere. SpaceX non domina perchรฉ sa far atterrare i razzi: domina perchรฉ li fa ripartire ogni due o tre giorni, con booster che contano decine di voli a testa. Tra il primo atterraggio e la routine industriale ci sono anni di lavoro, e la Cina quel tratto di strada deve ancora percorrerlo tutto.
Perchรฉ รจ la notizia che mancava
Il punto รจ cosa c’รจ in cima a quei razzi. Le costellazioni cinesi in orbita bassa hanno piani giganteschi e numeri attuali piccoli: SpaceSail โ la societร di Shanghai di cui abbiamo raccontato il round da 7 miliardi di yuan, circa un miliardo di dollari, appena incassato in gran parte dal fondo strategico nazionale โ ha in orbita 238 satelliti Qianfan su un obiettivo di 15.000, mentre Guowang, la costellazione interamente statale di China Satellite Network Group, ne avrebbe portati su 136 a fine 2025 su quasi 13.000 pianificati. Messe insieme fanno circa 400 unitร , contro le oltre 11.000 di una Starlink che nel frattempo ragiona in centinaia di migliaia. Con i lanciatori tradizionali, usa e getta, quel divario non si colma: si allarga. E non รจ solo una questione di orgoglio o di quote di mercato: come ricordavamo raccontando il round di SpaceSail, sulle costellazioni pende la tagliola delle regole ITU, che impongono di mettere in orbita quote precise dei satelliti dichiarati entro scadenze precise, pena la perdita dei diritti sulle frequenze. Puoi avere tutti i capitali e tutti i satelliti a terra che vuoi: se non hai razzi con cui lanciarli in tempo, l’orologio di Ginevra non si ferma. Il razzo riutilizzabile รจ esattamente il pezzo che trasforma i piani quinquennali in manifesti di lancio, e per Qianfan arriva mentre il conto alla rovescia รจ giร partito.
Interessante anche la divisione dei compiti che emerge dai documenti: Qianfan nasce per vendere banda larga, mentre Guowang โ che di sรฉ racconta pochissimo โ ha come prioritร dichiarata l’architettura ยซaria-spazio-terraยป, cioรจ l’integrazione dei satelliti con le reti 5G-Advanced e 6G. Non un concorrente di Starlink, insomma, ma un pezzo di rete nazionale che sta sopra l’atmosfera, pensato per cucirsi addosso alle BTS terrestri.
Seicento aziende e una sola direzione
A dare la misura del fenomeno รจ un nuovo rapporto del CSIS, il centro studi di Washington, citato da Light Reading: da quando Pechino ha aperto parti del settore agli investimenti privati, nel 2014, le aziende spaziali commerciali cinesi sono passate da meno di una dozzina a circa seicento. ยซPrivateยป, annota il rapporto, ma dentro un modello in cui l’attivitร commerciale resta allineata alle prioritร dello Stato โ come conferma la provenienza dei capitali freschi di SpaceSail. La conclusione del CSIS รจ quella che dovrebbe interessare chiunque gestisca o regoli una rete: la Cina sta usando le sue capacitร spaziali per costruire ยซun’architettura globale dell’informazione e delle comunicazioniยป capace di ridisegnare l’infrastruttura digitale mondiale.
Il commento della redazione
Per due anni la domanda giusta sulle costellazioni cinesi รจ stata ยซcon quali razzi?ยป. I soldi non sono mai stati il problema, come dimostra il miliardo appena versato a SpaceSail; il collo di bottiglia era tutto lรฌ, nella capacitร di mettere massa in orbita a costi e ritmi da megacostellazione. Da questa settimana quella domanda ha l’inizio di una risposta, e conviene registrarlo senza allarmismi ma anche senza sufficienza: l’atterraggio singolo non รจ la cadenza settimanale, e il vantaggio operativo di SpaceX resta enorme. Ma la storia recente insegna che tra la prima volta e la routine la curva puรฒ essere ripida, specie con uno Stato che spinge. Per il mondo telecom la conseguenza pratica รจ quella che scrivevamo raccontando il round di SpaceSail: il direct-to-device e la banda larga dal cielo avranno prima o poi un listino con piรน di una voce, e i Paesi che oggi possono scegliere solo Starlink avranno un’alternativa โ con tutto il carico geopolitico che una connettivitร ยซmade in Beijingยป si porta dietro. L’Europa, che con IRISยฒ viaggia verso 348 satelliti a suon di compromessi, farebbe bene a guardare quel cerchio di cemento nel Gansu e a chiedersi con che razzi conta di difendere il proprio pezzo di cielo.