
Parte oggi un piccolo esperimento che ci gira in testa da un po'. Si chiama «Una settimana con»: prendere un operatore alla volta e usarlo davvero per sette giorni, qui nel Salento. C'è chi prova e riprova gli smartphone; noi vogliamo provare e riprovare le reti — perché le reti cambiano, in meglio e in peggio, e quasi nessuno le racconta per come sono.
E oggi le reti sono vive. Racconteremo giorno per giorno le loro evoluzioni, perché anche quelle di casa nostra hanno ormai funzioni di risparmio energetico che spengono e riaccendono bande e portanti a seconda del bisogno: nelle ore di calma la cella mette a riposo pezzi di sé, e li risveglia quando il traffico sale. Una volta la rete era statica; adesso cambia di continuo, ora per ora. Ecco perché due misure nello stesso punto, in momenti diversi, possono dire cose diverse: non è capriccio, è la rete che respira. Un motivo in più per riprovarla, e per leggerla dal modem.
Lo faremo con due sguardi, sullo stesso telefono. Quello dell'utente medio: il telefono in tasca, senza guardare un valore radio — la vita reale. E quello dell'utente esperto: cerchiamo il punto col segnale migliore, leggiamo il modem e capiamo quante risorse ha la cella. Due numeri che spesso dicono cose opposte, e solo insieme dicono la verità.
Con una precisazione onesta: non sempre potremo «cercare il punto». Il più delle volte useremo il telefono come il 99% delle persone — in tasca, in auto, per strada — solo con uno sguardo tecnico che va oltre le tacche. La maggior parte delle misure sarà questa; il punto perfetto lo cercheremo quando capita, per conoscere il tetto di una cella.
La nostra vita quotidiana è il banco di prova: vivo a Neviano e lavoro a Lecce, circa 70 km al giorno, un continuo cambio di cella. Tutto letto dal modem (Network Signal Guru), non dal logo «5G» — che, come vedremo, spesso mente.
Si parte con TIM.
Dove TIM ha acceso l'n78, il 5G è quello vero: nel giro serale in centro il modem ha toccato 670 Mbps (608 di solo 5G), e nei giorni scorsi, sui siti migliori, si è andati anche oltre. Sotto c'è una rete 4G solida come spina dorsale — quattro portanti aggregate (1800, 2100, 2600 e 800) che da sole reggono ~150 Mbps quasi ovunque. In città, quando serve banda, TIM la dà.
Fuori dal capoluogo — e a tratti perfino spostandosi in città — l'n78 sparisce o resta al bordo (segnali a −112/−120 dBm, throughput che crolla). Si vive di N28 a 700 MHz: copre benissimo, buca i muri, ma è stretto (~10 MHz) e mette un tetto sui 200 Mbps. Il divario città/provincia non è il 4G, che tiene: è quanto n78 è stato acceso. E in provincia, per ora, è ancora poco e a macchia di leopardo.
Tutti i numeri di questa settimana sono letti dal modem (Network Signal Guru, Pixel 8 Pro) lungo tragitti reali, non da un'app di speedtest. L'uplink resta basso in queste sessioni, ma si giudica solo in un test di upload dedicato.
Ultimo giro della settimana, in auto dentro Lecce: da Via Adriatica giù lungo Viale dell'Università. Qui la storia cambia rispetto alla provincia. Dove l'antenna n78 — il 3,5 GHz, la banda larga del 5G — si prende piena, il modem vola: 670 Mbps in download, di cui 608 dal solo 5G su 80 MHz di banda. Il 4G qui fa da comprimario. È il numero che a Neviano, sui siti senza n78, non si è mai visto.
Ma non è un tappeto continuo nemmeno in città. Lungo lo stesso tragitto, tra un sito e l'altro, l'n78 sparisce o resta al bordo (segnali a −112 e −120 dBm, con l'errore che schizza): in quei tratti si ricade su N28 a 700 MHz + 4G aggregato e il download torna a ~150 Mbps. Su un altro sito n78, pur a segnale basso, il 5G teneva comunque 373 Mbps: tre antenne 3,5 GHz diverse, tre risultati diversi nel giro di pochi minuti.
Morale del capoluogo: la capacità c'è e quando l'n78 c'è si sente eccome. Quello che manca è la continuità: basta cambiare isolato per passare dal 5G pieno al 4G potenziato. In provincia, come visto nei giorni scorsi, quel salto verso l'alto quasi non arriva mai.
Trasferta in città. Il logo 5G in alto è sempre lo stesso, eppure girando per Lecce con TIM e leggendo il modem il 5G cambia faccia da una strada all'altra: in un punto 899 Mbps, poco più in là 172. Non è fortuna: è la banda su cui il telefono si aggancia — e si vede solo dal modem.

Nove misure, cinque antenne, due tornate (14:04–14:07 a est, 14:23–14:29 a ovest). Tutto letto con Network Signal Guru su un Pixel 8 Pro, con una comune app di speed test a generare traffico. Ecco il percorso:

La faccia veloce — l'n78. Quando il telefono prende la n78 (3,5 GHz, 80 MHz di ampiezza) la musica cambia: picco della giornata a 899 Mbps, e qui è il 5G a spingere (587 di solo NR).

Sulla stessa antenna, un momento dopo e col test a metà rampa, 564 Mbps: sempre 5G-driven.

E non era una cella fortunata: su un'altra antenna n78, con segnale pure peggiore, 683 Mbps.

Su una quarta n78, col segnale migliore, 698 Mbps dal modem e un lampo a 1,4 Gbps sull'app. Qui il 4G aggrega anche la banda 32 a 1500 MHz (solo-download, in Italia soltanto TIM e Vodafone).

La riprova — stessa antenna, cambia solo il segnale. Con SINR pessimo (−0,4 dB) la n78 fa comunque 523 Mbps; bastano pochi metri e un segnale pulito, sulla stessa BTS, per salire a 605.


Stesso schema su un'altra antenna: presa al bordo cella (RSRP −107, SINR sotto zero) tiene lo stesso, 629 Mbps. Sull'n78 la rete non affonda quasi mai: il segnale non decide se corri, ma quanto.

L'altra faccia — l'N28. In un'altra zona, stesso logo 5G, ma agganciato alla N28 (700 MHz, banda di copertura). Segnale ottimo — SINR 22 dB, il migliore del giro — eppure 222 Mbps, e il 5G fa appena 8: il resto è 4G.

Un attimo dopo, stessa cella, 172 Mbps. Segnale migliore che su molte celle n78, ma velocità tre-quattro volte più bassa. Non contano le tacche: conta la banda.

Un contesto aiuta: a Lecce l'n78 è acceso su pochi siti e in parte a potenza contenuta. La banda della capacità è ancora una risorsa a macchia di leopardo — ecco perché basta spostarsi di poche centinaia di metri per passare dal 5G capacitivo alla sola copertura N28.
Le due leggi della giornata. Primo: comanda la banda — le quattro n78 sempre sopra i 500 Mbps, le due N28 mai oltre 230, anche con segnale ottimo. Secondo, a parità di banda: il segnale modula ma non ribalta. Quel logo «5G», da solo, non vi dice quasi nulla; ve lo dice la banda — e quella, dal display, non si vede.
In questi due giorni siamo stati fuori dal Salento e abbiamo messo in pausa la prova sul campo con TIM. Oggi rientriamo e il liveblog riparte: si torna sulle nostre tracce abituali — stesse zone, stesse celle — così i confronti restano coerenti.
Un primo bilancio, a mente fredda: finora, in giro per il Salento, TIM ci ha quasi sempre soddisfatto. Il tallone d'Achille sono le ore clou in spiaggia — grosso modo tra le 11 e le 15 — nei punti più affollati come Rivabella e Gallipoli nord, dove la cella va in sofferenza. In giro c'è poco n78, il 3,5 GHz che fa i numeri grossi: a reggere il peso è quasi sempre il 4G, e in piena stagione estiva — con le spiagge piene — è un 4G messo a dura prova. Lo raccontiamo, come sempre, leggendo il modem e non il logo.
E la prossima tappa è dietro l'angolo: tra un paio d'ore ci spostiamo per l'aperitivo al mare — un'altra occasione per leggere la rete in una delle fasce più vissute della giornata. Torniamo con le misure. 🍹
Ancora dalla spiaggia, e qui il logo non racconta la verità: in alto il telefono segna 5G, ma leggendo il modem il 5G non c'è — stiamo lavorando in 4G puro. Eppure il download regge, 82 Mbps, perché TIM mette in fila cinque portanti 4G tutte insieme.

Il merito è soprattutto di una banda poco conosciuta: la B32, sui 1500 MHz. Da sola porta 52 degli 82 Mbps totali. È una banda speciale, solo-download (SDL), che in Italia hanno solo TIM e Vodafone: serve esattamente a questo — aggiungere capacità in download e desaturare il 4G quando la folla riempie la cella. Il rovescio: pochi smartphone la supportano, il nostro sì e infatti la vedi lavorare.
Il resto lo dice la qualità: SINR a 4 dB, segnale buono (−89 dBm) ma cella molto carica — la spiaggia piena si sente. In upload, come sempre, si arranca: 0,7 Mbps.
Ma c'è un secondo tempo. Appena parte lo speedtest il modem cambia faccia: il n78 si sveglia. In 5G NSA funziona così — il 5G si aggancia solo sotto carico, non da fermo. Il segnale è ai limiti (−116 dBm) e rende poco per essere n78, ma basta a portare il totale da 82 a 230 Mbps (182 dal solo 5G). Doppia morale: il logo 5G da fermo non è 5G; e quando il 5G arriva così debole, è l'aggregazione 4G — B32 in testa — a fare da spina dorsale.
Un ultimo sguardo al modem chiude il cerchio: la cella n78, qui, gira su un'antenna Massive MIMO a 32 porte — la stessa famiglia di tecnologia di cui abbiamo scritto proprio oggi, qui però nella versione classica sui 3,5 GHz TDD. Con un segnale così debole (−116 dBm, timing advance alto) nemmeno 32 antenne intelligenti fanno miracoli: il fascio lo puntano, ma la distanza si sente. La rete moderna è tutta qui — strati di tecnologia che si accendono al bisogno, e che solo leggendo il modem si vedono davvero.
Prima misura del rientro, e cade a fagiolo proprio a Rivabella, uno dei punti che nelle ore di punta ci aveva dato più filo da torcere. Passate le 18, con la spiaggia che si svuota, il quadro si ribalta: TIM aggancia il 5G su n78 (3,5 GHz) con un canale largo 80 MHz e il download vola a ~440 Mbps, con lo speedtest oltre i 300.

C'è un dettaglio da smanettoni, e ce lo siamo letti dal modem: l'n78 che salva la giornata non nasce qui. Il sito locale di Rivabella è saturo: l'ancora 4G resta agganciata qui, ma la portante 5G il telefono la va a prendere altrove — l'n78 arriva in inter-site (EN-DC) da un sito di Gallipoli, ed è quella a salvare la situazione. Siamo lontani dalla BTS (timing advance alto, segnale intorno ai −110 dBm), eppure il canale largo regge: conta più l'ampiezza che la potenza.
Il rovescio è sempre lo stesso: in upload si arranca, 2,8 Mbps anche col telefono che spinge al massimo. Ma la lezione della serata è un'altra — qui, quando la folla si dirada, la rete c'è e corre. Il problema delle ore clou non è la copertura, è la congestione.
Approfittiamo dell'aperitivo per la prova che ci piace di più: tre reti, stessa zona, stessi minuti. Il confronto pulito è tra WindTre e Vodafone, perché girano sullo stesso iPhone in dual SIM — e qui non c'è partita. Vodafone scarica a 54,6 Mbps, WindTre si pianta a 8,5: sei volte tanto, a parità di telefono, di cella e di istante.

Perché? Vodafone ha il canale n78 più largo (80 contro 60 MHz), il segnale più forte (−102 contro −108 dBm) e una qualità migliore (RSRQ −11 contro −14): la sua cella respira, quella di WindTre è al limite. Discorso a parte per TIM, che qui vola a ~440 Mbps: l'abbiamo però letta col modem (NSG) su un altro telefono e poco distante, a Padula Bianca, quindi la teniamo come riferimento e non nella stessa colonna — spacciarla per la stessa misura sarebbe disonesto. Ma il senso della serata resta: stesso «5G» sul biglietto da visita, risultati lontanissimi. Non è il logo a fare la differenza, è quanto è largo e quanto è libero il canale.
Il copione delle vacanze lo conosciamo tutti: il telefono segna 5G con tutte le tacche, e intanto una foto non si apre. A Santa Maria al Bagno lo abbiamo letto dal modem, non dal display: sul sito del paese il 5G c’è davvero, ma è solo N28 a 700 MHz, un canale da appena 10 MHz. E infatti, anche con un segnale quasi perfetto — −78,6 dBm, SINR a 20,8 — la velocità si pianta a 11 Mbps. Il problema non è quanto segnale arriva, ma quanto è largo il tubo: strettissimo, e la folla di agosto lo riempie in un attimo.
Nell’ora di punta la situazione precipita. Con la spiaggia piena la cella va in affanno: il modem mostra un RSRQ a −20 e un SINR sotto zero, il telefono rimbalza da una cella all’altra in cerca d’aria e la velocità reale scivola a 1-2 Mbps. Attenzione però a non confondere le cose: la copertura c’è, ed è pure buona. Quella che vediamo è congestione allo stato puro, troppe persone ammassate sullo stesso, piccolo pezzo di spettro. È la differenza che le mappe di copertura non raccontano e che il modem, invece, mette nero su bianco.
La controprova arriva appena il canale respira. Dove c’è poca gente e lo spettro è pulito, lo stesso 4G vola: poco più in là abbiamo misurato 125 Mbps reali, senza nemmeno bisogno del 5G. Quanto all’n78 — il 5G «vero» a 3,5 GHz, con i suoi 80 MHz, otto volte la N28 — a Santa Maria al Bagno semplicemente non esiste: il sito più vicino è a Gallipoli, a oltre 7 km. Eppure da lì, con un segnale debolissimo, abbiamo comunque letto 348 Mbps. La lezione è tutta qui: conta più la larghezza del canale che le tacche sul display.
Per l’estate TIM un ritocco l’ha fatto: un «carrato», una BTS mobile stagionale piazzata per reggere l’urto della stagione. Peccato che sia solo 4G, senza 5G a bordo. Ed è esattamente questo il punto: in una località turistica, in pieno agosto, quello che servirebbe è proprio l’n78 — la capacità per assorbire la folla — non un tampone a banda stretta. Sia chiaro, la rete di base è buona e i numeri lo confermano; manca però il pezzo che nel 2026, al mare, farebbe davvero la differenza. Ecco cosa dice il modem, scenario per scenario.

Le misure reali, scenario per scenario (Network Signal Guru).

La geografia del problema: sei a Santa Maria, l’unico n78 è a Gallipoli, 7 km più giù.
In mano, a Seclì, il telefono non dà problemi: navighi, apri tutto, lo Speedtest segna tra 35 e 90 Mbps. Numeri ottimi — ma è tutto 4G. Il «5G» sulla barra si accende e si spegne, e quando promette davvero qualcosa dura un attimo.
Letto dal modem, il motivo è semplice: Seclì non ha una cella TIM dentro il paese. Lo copre il sito di Neviano Stazione da sud — segnale persino ottimo (fino a −92 dBm), ma solo la banda 700 — e i siti di Galatone da nord. La portante veloce, l'n78 a 3,5 GHz, esiste su un solo sito a Galatone: il telefono se la trascina da lontano e la perde appena ti muovi. In un punto abbiamo letto 162 Mbps; poche centinaia di metri più in là, 3. Non è capriccio, è un buco di copertura del 5G veloce.
Il paradosso è questo: un 4G in salute e un 5G vero che in centro non entra. E qui, al contrario di Aradeo, la cosa fa riflettere davvero — un paese dove la rete veloce manca sul serio. Ci torniamo a parte, con i numeri di tutti gli operatori.

Mattina di spese ad Aradeo, e TIM fa le bizze: in centro il telefono arranca a 0,5 Mbps, poche centinaia di metri più in là vola a 600. Il motivo, letto dal modem: il telefono rimbalza tra due BTS — la cella 4G debole del Cimitero e la BTS 5G n78 di via Elsa Morante. Dove aggancia la seconda, decolla.

E dietro quell'antenna veloce c'è una storia: è l'impianto PNRR che il Comune ha contestato fino al Consiglio di Stato. L'abbiamo raccontata in un approfondimento a parte — Aradeo, la lotteria del 5G di TIM.

La mattina l'avevamo attraversata a passo di paese; alle sei di sera il ritorno è un'altra storia — superstrada, da San Cesario di Lecce fino a casa a Neviano. Ventinove minuti, quindici celle diverse attraversate, un handover dietro l'altro: la rete «in corsa» è questo, un continuo passaggio di consegne tra un sito e il successivo, spesso con due antenne che se lo contendono.

La mappa è la strada colorata per tecnologia reale, letta dal modem: blu dove il telefono va in 4G puro, ambra dove aggancia il N28 (5G a 700 MHz), verde dove entra il n78 (il 5G veloce a 3,5 GHz). Il verde è una minoranza — il 15% del percorso, a chiazze; il grosso della strada è blu e ambra.
E i numeri seguono i colori. Dove il n78 c'è ed è vicino, TIM vola: 434 Mbps in un punto della superstrada, col 5G che finalmente fa il 5G. Ma bastano pochi chilometri e l'n78 si allontana: a un altro sito lo aggancio ancora, però a −110 dBm, segnale quasi finito — eppure gli 80 MHz di banda larga tengono botta e portano lo stesso 207 Mbps (dove il N28, coi suoi 10 MHz, non potrebbe mai). E dove il 5G veloce non c'è, resta il 4G aggregato — quattro portanti insieme — che a segnale pulito fa da solo 347 Mbps, senza nemmeno toccare il 5G.

Lo stesso operatore, lo stesso giorno: da 63 a 434 Mbps. La variabile non è il logo «5G» — acceso quasi sempre — ma dove sei e quanto è pulito il segnale. Un dettaglio da addetti ai lavori: nel punto più veloce l'ancora 4G era fortissima (−76 dBm) mentre il n78 arrivava debolissimo (−114). Segno che il 5G veloce nasce da un sito diverso, più lontano, e te lo passa mentre il 4G ti tiene per mano: è il motivo per cui, qui, l'n78 lo prendi a intermittenza.
Cosa insegna il ritorno:
- Il 4G è la spina dorsale. Quattro portanti aggregate reggono la rete ovunque e, a segnale pulito, bastano da sole per andare forte.
- Il n78 è il vero 5G, ma a macchia di leopardo. C'è sugli assi ad alto traffico come la superstrada, raro nei centri minori — e spesso arriva debole.
- La banda larga batte il segnale forte. 80 MHz di n78 a −110 dBm rendono più di 10 MHz di N28 a segnale pieno: conta quanto è larga la corsia, non solo quante tacche hai.
- In movimento vince la continuità. Quindici celle in mezz'ora: un buco o un ping-pong tra due antenne pesano più di un picco isolato.
Tragitto letto dal modem con Network Signal Guru · Pixel 8 Pro (modem Exynos 5300), root, non dal logo «5G» · 15 siti risolti su LTE Italy · valori in download · mappa e numeri dai log NSG del ritorno (18:00–18:29).
Pausa in giardino, fuori dall'ufficio a San Cesario di Lecce. Sul telefono compare il 5G e la rete gira intorno ai 64 Mbps: uno guarda il numero e dice «va bene». Ma il modem racconta un'altra storia.
Il 5G N28 a 700 MHz è davvero agganciato — SS-RSRP −103 dBm, SINR 5,7 dB, non un logo qualsiasi — ma in download porta 0,3 Mbps su 63,7. Praticamente niente. Tutti i megabit veri arrivano da quattro portanti 4G aggregate:
N28 a 700 MHz è largo appena 10 MHz: serve a coprire, non a correre. È il «5G-fantasma» nella sua versione più onesta: non è spento, è acceso e quasi inutile. Il logo dice 5G, i dati viaggiano in 4G. Ed è un tratto ricorrente di TIM da queste parti, dove il n78 (il 5G veloce a 3,5 GHz) è ancora raro.
C'è un secondo motivo per cui qui la rete a volte arranca: questa BTS copre anche un centro commerciale, e negli orari di punta la cella si riempie di utenti — il segnale resta, ma la velocità crolla per congestione. La misura di oggi è di metà pomeriggio, fuori dai picchi: racconta la copertura e la pulizia del segnale, non l'ora di punta. Il carico nei picchi lo verificheremo con un test dedicato negli orari giusti.
Cosa insegna questa pausa:
- Il 5G non è un interruttore della velocità. N28 aggancia e dà 0,4 Mbps: è copertura, non banda. Il numero grosso è tutto 4G.
- Segnale da bordo cella: RSRP intorno a −106 dBm e SINR sul 4-5 — buono per telefonare, giusto per navigare, non da record.
- Stessa BTS, anche un centro commerciale: nei picchi aspettati congestione, non un buco di copertura. Sono due «lenti» diversi, e solo il modem li distingue.
Istantanea dal replay di Network Signal Guru delle 16:13:53 · Pixel 8 Pro (modem Exynos 5300), root, non dal logo «5G» · valori in download · sito 450961/42 (San Cesario di Lecce) risolto su LTE Italy.
Le prove da fermo raccontano il tetto di una cella. Ma la vita è in movimento: abbiamo fatto il tragitto di sempre — da casa a Neviano fino al lavoro a Lecce — leggendo il modem passo passo. Ne esce il ritratto più onesto di una rete: non un numero, ma una montagna russa.

E per chi vuole il dettaglio radio, la stessa strada letta dal modem — sotto ogni velocità, quanto era forte (RSRP) e pulito (SINR) il segnale. Guarda il buco di Galatina: SINR sotto zero, i dati si fermano.

Cosa insegna questo tragitto:
- Conta la continuità, non il picco. Un 5G che tocca 562 e tre minuti dopo ti lascia a zero, per una mappa o una videochiamata vale meno di una rete più bassa ma stabile.
- «Lento» ha tre facce che solo il modem distingue: buco di copertura (segnale assente), congestione (segnale ok ma cella satura, come al mercato), 5G-fantasma (il 5G N28 a 700 MHz, largo appena 10 MHz: logo acceso ma i dati viaggiano in 4G). Per chi guarda il telefono sono identiche: «ho le tacche ma non carica».
- Due BTS dello stesso operatore, stesso paese, 4×. Ad Aradeo: la BTS PNRR con n78 fa 562, quella senza n78 si ferma a ~150. Il 5G non è una cosa sola: conta quale antenna agganci.
- A volte il 4G ben fatto batte un 5G morto: a Galatina, 234 Mbps aggregando cinque portanti 4G mentre il 5G in barra non portava un dato.
Un ultimo dettaglio dal capolinea: il posto di lavoro è sul confine tra due BTS e il telefono rimbalza dall'una all'altra — e il risultato balla parecchio, da 15-20 Mbps nei momenti peggiori fino a ~90-100. Fermo alla stessa scrivania, senza spostarsi, la velocità cambia da sola.
Tutto letto dal modem con Network Signal Guru · Pixel 8 Pro (modem Exynos 5300), root, non dal logo «5G». Siti risolti sulla mappa di LTE Italy. Valori in download; l'uplink si giudica solo in un test di upload dedicato.
Test al chiuso. Il telefono segna 5G ma non aggancia nessuna cella con n78 — il 3,5 GHz, la banda veloce del 5G: a quella frequenza il segnale non entra tra i muri. Dentro casa resti sul N28 a 700 MHz, che buca le pareti benissimo ma è stretto (~10 MHz). Ne esce un tetto di ~214 Mbps (162 dal 4G aggregato + 52 dal 5G a 700). È lo stesso soffitto trovato ieri all'aperto su questa cella: senza n78, dentro o fuori, il massimo è quello.
C'è anche una chicca dal modem sul 4G che porta il grosso: le portanti medie 1800 e 2100 hanno l'antenna 4×4 (fino a quattro flussi), ma il telefono ne usa solo due (Rank 2), pure con segnale ottimo — il 4×4 è potenziale, non sempre lo spendi tutto. Morale: il «5G lento in casa» quasi mai è colpa del 5G. È fisica (l'onda alta non entra) e architettura (quanti flussi la cella riesce davvero a darti).
