
Ci sono proposte che valgono piรน per il dibattito che aprono che per le probabilitร di diventare legge, e quella firmata oggi sul Financial Times da Kyriakos Pierrakakis appartiene di diritto alla categoria. Il ministro delle Finanze greco โ che da dicembre presiede l’Eurogruppo, e che prima di occuparsi di conti pubblici รจ stato il ministro della digitalizzazione che ha portato la Grecia su gov.gr โ mette nero su bianco un’idea destinata a far discutere ogni capitale europea: creare una ยซUnione Europea dello Spettroยป, con le frequenze mobili gestite in modo coordinato da Bruxelles e, soprattutto, con il 75% dei proventi delle aste dirottato dalle casse nazionali al bilancio comunitario.
La proposta: calendario unico, regole uniche, cassa (quasi) unica
Il ragionamento di Pierrakakis parte da una constatazione che gli operatori europei ripetono da anni: lo spettro radio, l’asset su cui corre tutta la comunicazione mobile, รจ oggi spezzettato in 27 regimi nazionali diversi, con calendari, prezzi e condizioni che non si parlano tra loro. ยซLa frammentazione accresce l’incertezza e rallenta lo sviluppo delle retiยป, scrive il presidente dell’Eurogruppo, che indica nella transizione dal 5G al 6G ยซuna rara occasione per correggere il tiroยป: nei prossimi anni scadranno le licenze 5G assegnate a cavallo del 2020 โ in Italia i diritti d’uso corrono fino al 2037 โ e resta interamente da assegnare la parte alta della banda 6 GHz, i 700 megahertz tra 6425 e 7125 MHz che il mondo ha candidato al 6G. L’idea รจ approfittarne per costruire calendari di rinnovo coordinati, condizioni di assegnazione armonizzate e standard di sicurezza comuni.
Fin qui, molti nel settore firmerebbero. Ma la proposta ha una seconda metร , ed รจ quella che fa rumore: i proventi delle aste future andrebbero per il 75% al bilancio pluriennale dell’Unione e per il restante 25% a un veicolo dedicato presso la Banca Europea degli Investimenti, destinato a finanziare connettivitร , intelligenza artificiale e tecnologie quantistiche. Pierrakakis cita il precedente di casa propria: nell’asta greca del 2020 un quarto degli incassi finรฌ nel fondo Phaistos, un veicolo di venture capital dedicato all’ecosistema 5G. La logica dichiarata รจ quella delle ยซnuove risorse proprieยป: difesa, AI e transizione verde chiedono fondi che il bilancio UE, a perimetro fisso, non ha โ e lo spettro sarebbe un asset ยซsilenteยป ancora tutto da capitalizzare.
Perchรฉ adesso (e perchรฉ gli Stati diranno di no)
Il tempismo non รจ casuale: a Bruxelles รจ entrato nel vivo il negoziato sul quadro finanziario 2028-2034, la settennale battaglia su chi paga cosa, e la caccia a nuove risorse proprie รจ aperta. Ma รจ proprio qui che la proposta sbatte contro un muro solido: lo spettro รจ competenza nazionale, e per i governi le aste sono state per vent’anni un bancomat. L’asta italiana del 2018, per dire, portรฒ all’Erario 6,55 miliardi di euro; rinunciare al 75% di incassi simili รจ il genere di sacrificio che nessun ministro del Tesoro fa volentieri. Non a caso da Agence Europe filtrava giร nei giorni scorsi che l’idea รจ ยซlontana dal raccogliere consensoยป, e in Italia l’europarlamentare Francesco Torselli, relatore ombra del Digital Networks Act, l’aveva bocciata su Key4biz dopo la prima uscita di Pierrakakis su Politico: il dibattito, insomma, era giร acceso prima dell’affondo sul Financial Times.
Va detto che Pierrakakis non parte da zero: l’idea che la frammentazione dello spettro sia una zavorra per la competitivitร europea attraversa il rapporto Draghi sulla competitivitร ed รจ uno dei nodi del Digital Networks Act in discussione a Bruxelles, dove perรฒ la Commissione si รจ finora limitata a proporre piรน coordinamento, senza toccare il portafoglio degli Stati. La novitร dell’affondo sul Financial Times sta tutta lรฌ: per la prima volta un peso massimo delle finanze europee collega esplicitamente la riforma dello spettro al negoziato sulle risorse del bilancio comune, trasformando un dossier tecnico da regolatori in una partita politica di prima fila.
C’รจ poi un’ironia che gli operatori non mancheranno di far notare. L’industria chiede da anni aste meno care โ la GSMA sostiene che i prezzi record dello spettro abbiano sottratto capitale agli investimenti in rete, un tema che si intreccia con il conto da 40 miliardi per ripulire le reti europee dai fornitori cinesi โ mentre la proposta Pierrakakis, nata in un ministero delle Finanze, tratta le frequenze anzitutto come una fonte di gettito da ottimizzare. Nel frattempo il resto del mondo corre per la sua strada: gli Stati Uniti hanno appena riaperto i rubinetti con l’asta della upper C-band da 440 megahertz, e il Regno Unito ha scelto per la banda 6 GHz una terza via, la condivisione tra Wi-Fi e 5G senza asta. L’Europa, che discute di se stessa, per ora non ha scelto nulla.
Il commento della redazione
La nostra impressione รจ che questa proposta vada letta tagliandola in due. La prima metร โ calendari coordinati, condizioni armonizzate, fine della lotteria delle 27 aste nazionali โ รจ sacrosanta e arriva con dieci anni di ritardo: รจ la parte che il settore invoca da sempre e che il Digital Networks Act sta faticosamente cercando di mettere a terra. La seconda metร , quella del 75% a Bruxelles, รจ un’operazione di finanza pubblica travestita da politica industriale: non promette aste piรน economiche, promette solo di cambiare il destinatario dell’assegno. E rischia paradossalmente di affossare anche la parte buona, perchรฉ nessun governo accetterร l’armonizzazione se il prezzo รจ rinunciare al gettito. Il valore vero di questa uscita sta altrove: quando il presidente dell’Eurogruppo dedica un editoriale sul Financial Times alle frequenze mobili, vuol dire che lo spettro ha smesso di essere una faccenda da addetti ai lavori ed รจ entrato nella grande partita del bilancio europeo. Per le telco รจ una buona e una cattiva notizia insieme: mai state cosรฌ centrali, mai state cosรฌ vicine a diventare la cassa di qualcun altro.
Fonti: Key4biz, Financial Times, Agence Europe.