
Mercoledì 22 luglio, mentre in Italia era ora di cena, a Washington la Federal Communications Commission ha messo la firma su una delle decisioni di spettro più pesanti degli ultimi anni. Nel corso dell’open meeting di luglio, la commissione guidata da Brendan Carr ha approvato le regole per l’asta della upper C-band: 160 megahertz di spettro tra 3,98 e 4,14 GHz che oggi ospitano servizi satellitari e che entro pochi anni finiranno nelle reti mobili americane. L’asta dovrà chiudersi entro luglio 2027, come impone la legge che ha restituito alla FCC l’autorità di vendere frequenze, e il conto alla rovescia è ufficialmente partito.
Una super banda da 440 megahertz
Il punto più interessante della decisione non è nemmeno la quantità di spettro in sé, ma dove si trova. I 160 MHz appena liberati sono attaccati alla lower C-band (3,7-3,98 GHz), quella che gli operatori americani si aggiudicarono nella storica asta del 2021 da oltre 81 miliardi di dollari e su cui oggi poggia gran parte del 5G di Verizon e AT&T. Mettendo insieme i due blocchi nasce un’unica autostrada contigua di 440 megahertz, dai 3,70 ai 4,14 GHz: la FCC la chiama apertamente “super band” e rivendica che nessun altro Paese industrializzato può vantare una fascia licenziata di banda media così ampia e ordinata.
C’è anche un dettaglio politico che merita attenzione: il Congresso aveva imposto alla FCC di mettere all’asta almeno 100 MHz di questa porzione. La commissione ha deciso di andare oltre e liberarne 160, il 60% in più del minimo. Tradotto: decine di miliardi di dollari in più attesi nelle casse del Tesoro americano, in un momento in cui il tema della riduzione del deficit è particolarmente sentito. Le frequenze medie, quelle che bilanciano copertura e capacità, restano la merce più preziosa del mercato mobile, e Washington lo sa benissimo.
Quanto all’appetito degli operatori, pochi dubbi: Verizon e AT&T hanno costruito il loro 5G proprio sulla banda C e hanno tutto l’interesse ad allargare i canali esistenti senza toccare le antenne già installate, mentre T-Mobile, che finora ha dominato grazie ai 2,5 GHz ereditati da Sprint, potrebbe voler completare il proprio portafoglio. Spettro adiacente a quello già in uso significa aggiornamenti software più che nuovi tralicci: per gli operatori è il tipo di asta più ghiotto che esista.
I satelliti fanno le valigie (di nuovo)
Come ogni trasloco di spettro, anche questo ha un prezzo. La banda è oggi utilizzata dai grandi operatori satellitari, con SES in prima fila: il gruppo lussemburghese, che nel frattempo ha completato l’acquisizione di Intelsat, ha stimato in circa 3,6 miliardi di dollari il costo per sgomberare i 160 MHz, più 150 milioni di contingenze. La voce più pesante, circa 2,6 miliardi, riguarda la costruzione e il lancio di nuovi satelliti ibridi in banda Ku con capacità di uplink in banda C, necessari per continuare a servire i clienti esistenti con meno spettro a disposizione.
Il precedente è noto: per lo sgombero della lower C-band, SES e Intelsat incassarono complessivamente circa 8,7 miliardi di dollari tra rimborsi e pagamenti accelerati. Questa volta gli incentivi saranno più contenuti, commisurati alla porzione più piccola di spettro da liberare, ma il meccanismo resta lo stesso: chi lascia la banda in fretta viene premiato, perché ogni mese guadagnato è un mese in più di 5G acceso. I servizi satellitari residui si stringeranno nella fascia 4,16-4,2 GHz, separati dalle nuove reti mobili da una guard band di 20 megahertz.
Il nodo altimetri: stavolta si parte d’accordo
Chi segue le vicende americane ricorderà il caos di inizio 2022, quando l’accensione del 5G in banda C finì sulle prime pagine per i timori di interferenze con i radioaltimetri degli aerei, tra voli cancellati e antenne spente in fretta e furia attorno agli aeroporti. La upper C-band è ancora più vicina alla fascia 4,2-4,4 GHz usata dagli altimetri, e stavolta FCC e FAA hanno scelto di muoversi insieme fin dal primo giorno: le regole approvate prevedono limiti di potenza per i segnali 5G, restrizioni sull’altezza delle torri nelle zone sensibili e, sul fronte aeronautico, l’obbligo in arrivo di altimetri conformi a requisiti minimi di resilienza, accompagnato da un programma di rimborsi per chi deve aggiornare gli apparati.
Il conto, anche qui, non è banale: l’industria del trasporto aereo stima in almeno 4,5 miliardi di dollari il costo per aggiornare circa 58.000 altimetri sulla flotta statunitense, e la discussione su chi debba pagare è tutt’altro che chiusa. Ma la differenza rispetto a quattro anni fa è evidente: allora il coordinamento arrivò dopo lo scontro, oggi lo si è messo nero su bianco prima ancora di battere il primo martello d’asta.
I tempi e il nostro commento
Il calendario approvato prevede l’avvio dei servizi mobili nei primi 75 mercati americani entro il 31 dicembre 2030 e nel resto del Paese entro luglio 2031, con l’asta chiusa entro luglio 2027. Tempi rapidi per gli standard di un trasloco satellitare, e più veloci di quanto inizialmente previsto.
Da parte nostra, la lettura è semplice: gli Stati Uniti stanno facendo sullo spettro una politica industriale, e la stanno facendo in fretta. Nel giro di poche settimane la FCC ha aperto oltre 225 MHz di spettro unlicensed al direct-to-device, ha rimesso ordine su altre bande contese e ora consegna al mercato la fascia media più ampia del mondo occidentale, mentre le reti americane macinano record di traffico come quelli visti durante il Mondiale. L’Europa, nel frattempo, discute ancora di armonizzazione della banda 6 GHz e di aste nazionali frammentate in 27 mercati. La super band americana non è solo una buona notizia per Verizon, AT&T e T-Mobile: è un promemoria per Bruxelles. Perché nella corsa al 5G avanzato, e domani al 6G, lo spettro contiguo è come la cilindrata di un motore: si può guidare bene anche con poca, ma a un certo punto chi ne ha di più semplicemente va più forte.
Fonti: FCC, Broadband Breakfast, Light Reading, The Fast Mode