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Rete Mobile

Niente asta, si condivide: il Regno Unito è il primo in Europa a dividere la banda 6 GHz tra Wi-Fi e 5G

redazione
Ultimo aggiornamento: 25/07/2026
redazione
7 Minuti di lettura
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Illustrazione della banda 6 GHz condivisa tra Wi-Fi e 5G sopra lo skyline di Londra: la decisione Ofcom divide lo spettro in due porzioni con priorità

Contents
Una banda, due padroniLa terza via britannicaCosa cambia davvero, e quandoIl commento della redazione

C’è una porzione di spettro radio che da anni fa litigare due industrie intere: la banda 6 GHz. Da una parte gli operatori mobili, convinti che quelle frequenze siano indispensabili per far respirare il 5G e preparare la pista al 6G. Dall’altra il mondo del Wi-Fi, che le considera l’ossigeno naturale per i canali larghi di Wi-Fi 6E e Wi-Fi 7. Quasi ovunque la questione è ferma a metà, in attesa che qualcuno scelga un vincitore. Il Regno Unito ha appena deciso di non sceglierlo: con lo statement pubblicato il 21 luglio, il regolatore Ofcom ha stabilito che nella parte alta della banda 6 GHz Wi-Fi e reti mobili convivranno, con un sistema di condivisione a priorità che non ha precedenti in Europa. È la prima volta che un Paese europeo apre l’intera banda — dai 5925 ai 7125 MHz — all’uso Wi-Fi, e allo stesso tempo riserva agli operatori un corridoio privilegiato per il futuro.

Una banda, due padroni

Il cuore della decisione riguarda i 700 megahertz della cosiddetta upper 6 GHz, la fascia tra 6425 e 7125 MHz. Ofcom l’ha divisa in due porzioni con priorità diverse. I primi 160 megahertz, tra 6425 e 6585 MHz, diventano territorio a priorità Wi-Fi: chiunque potrà usarli senza licenza, esattamente come già accade nella parte bassa della banda, per gli access point indoor a bassa potenza e per i dispositivi a potenza molto ridotta. I restanti 540 megahertz, da 6585 a 7125 MHz, sono invece la porzione a priorità mobile: è lì che gli operatori britannici potranno un giorno accendere le loro reti, con il regolatore che colloca i primi dispiegamenti concreti a partire dai primi anni Trenta, quando il 6G comincerà a diventare realtà commerciale.

La parola chiave, però, è “priorità”, non “esclusiva”. Anche nella porzione mobile il Wi-Fi potrà operare da subito, a patto di sottomettersi a un controllore: l’Automated Frequency Coordination, un sistema di coordinamento automatico delle frequenze che Computer Weekly descrive con un’immagine efficace, quella del controllore di volo delle onde radio. L’AFC è in sostanza un database intelligente che sa chi sta trasmettendo dove, e concede al Wi-Fi gli spazi liberi finché gli operatori non ne avranno bisogno. Quando le reti mobili arriveranno davvero su quelle frequenze, il sistema farà spazio, zona per zona, senza bisogno di riscrivere le regole.

La terza via britannica

Per capire quanto sia originale la scelta di Londra basta guardare cosa fanno gli altri. Gli Stati Uniti hanno risolto il dilemma nel 2020 con un colpo d’accetta: tutti i 1200 megahertz della banda 6 GHz al Wi-Fi senza licenza, e agli operatori mobili le aste miliardarie su altre frequenze — l’ultima in ordine di tempo è l’asta della upper C-band approvata dalla FCC pochi giorni fa, che completerà una super-banda contigua da 440 megahertz. Non a caso RCR Wireless, analizzando le due sponde dell’Atlantico, parla di filosofie opposte: l’America apre le cateratte delle aste, il Regno Unito condivide.

L’Europa continentale, intanto, è ancora al bivio. La Conferenza mondiale delle radiocomunicazioni del 2023 ha identificato la upper 6 GHz per i servizi mobili internazionali, i grandi operatori del continente hanno firmato appelli per ottenerne l’accesso esclusivo in chiave 6G, e l’industria del Wi-Fi ha risposto con altrettante lettere aperte a Bruxelles. La Commissione europea non ha ancora sciolto il nodo, e la partita si intreccia con le altre grandi discussioni sullo spettro, come quella sul futuro della banda sub-700 MHz conteso tra TV digitale, 5G e difesa. Londra, libera dai tempi decisionali comunitari, ha semplicemente deciso di muoversi per prima: la consultazione è partita a gennaio 2026, la decisione è arrivata in sei mesi.

Cosa cambia davvero, e quando

Nell’immediato i vincitori sono i consumatori e le aziende che usano il Wi-Fi. Router e access point di ultima generazione avranno a disposizione canali molto più larghi e puliti, indispensabili per la realtà aumentata, il cloud gaming e gli uffici ad alta densità di dispositivi. Per gli operatori mobili il beneficio è più lontano nel tempo, ma non è simbolico: 540 megahertz contigui con priorità garantita sono una dote considerevole per il 6G, in una fascia di spettro che combina capacità elevata e copertura ancora ragionevole. Le sperimentazioni, del resto, corrono da tempo: già un anno fa Orange e Nokia superavano il gigabit al secondo proprio nella banda 6 GHz, dando un assaggio di cosa potranno fare quelle frequenze in mano alle reti cellulari.

Ofcom ha anche messo in conto i passaggi formali che mancano: è già in consultazione la bozza dei regolamenti attuativi e l’aggiornamento dei requisiti di interfaccia che renderanno operativa la priorità Wi-Fi. Il meccanismo AFC, che negli Stati Uniti è già rodato per l’uso outdoor della banda, dovrà essere adattato alle specificità britanniche, con i primi sistemi attesi al lavoro nei prossimi mesi.

Il commento della redazione

A noi questa decisione piace, e non poco. Da anni il dibattito sulla upper 6 GHz è raccontato come un duello all’ultimo sangue in cui una delle due industrie deve necessariamente perdere, con il risultato che in mezza Europa quelle frequenze restano semplicemente inutilizzate: il peggiore degli esiti possibili. Ofcom ha avuto il coraggio di dire che il problema non è scegliere il padrone dello spettro, ma organizzarne il condominio. Certo, i rischi non mancano: un sistema di coordinamento automatico è un pezzo di complessità in più, e se l’AFC si rivelasse macchinoso o poco affidabile la convivenza potrebbe trasformarsi in litigio permanente. E si può scommettere che gli operatori avrebbero preferito l’esclusiva, così come il mondo Wi-Fi avrebbe volentieri preso tutto. Ma un compromesso che scontenta un po’ tutti e mette subito a frutto 700 megahertz pregiati vale più di una vittoria totale rinviata al 2035. Bruxelles farebbe bene a guardare con attenzione: se l’esperimento britannico funziona, la terza via della condivisione potrebbe diventare il modello europeo per la banda più contesa del decennio.

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