
Nessun comunicato, nessun annuncio, nessuna nota tecnica. Eppure la rete mobile usata da Fastweb e Vodafone ha perso la banda 7, cioè il 4G a 2600 MHz, su almeno 257 siti. Non ce l’ha detto nessuno: l’abbiamo visto noi, incrociando la lista degli aggiornamenti recenti di LTE Italy, il database costruito dalla community con le misure degli utenti. E il dettaglio più curioso non è quello che sparisce, ma quello che non arriva: nello stesso periodo, su quella rete, non risulta aggiunta nemmeno una banda.
Che cosa dicono i dati
Prima di tutto, come vanno letti. LTE Italy registra le celle che gli utenti rilevano sul campo: quando una banda non viene più vista su un sito, il sito viene aggiornato. Un aggiornamento, quindi, non è una dichiarazione del gestore, ma la constatazione che quella frequenza lì non si riceve più. Fastweb + Vodafone, da parte sua, non ha comunicato nulla. C’è anche un limite pratico: la lista restituisce soltanto gli ultimi 400 aggiornamenti, e per la rete Vodafone (il codice di rete 222/10, quella su cui viaggiano le SIM di entrambi i marchi) i 400 più recenti sono stati registrati a fine settembre 2026. È un limite dello strumento, non la durata dello spegnimento: la data dice quando il database ha registrato il cambio, non quando la banda è stata spenta. Per questo scriviamo «almeno».
Dentro quei 400 aggiornamenti la B7 sparisce in 257 casi. In 183 casi sparisce invece la B1, i 2100 MHz, e in 40 siti se ne vanno tutte e due insieme. Le bande aggiunte sono zero. La geografia è concentrata soprattutto al Nord e in una parte del Sud: l’Emilia-Romagna guida con 70 siti, poi Lombardia con 55, Campania con 50, Calabria con 32 e Veneto con 25; più indietro Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige con 9 ciascuno, Basilicata con 6 e la Sicilia con uno solo.

Non si tratta di siti di campagna. Tra gli esempi ci sono cinque impianti a Vicenza, da Contrà dei Burci a Via Malacarne, e poi Parma in Via Chiavari, Verona in Via Camuzzoni, Forlì, Reggio Emilia e Rimini in Via della Fiera. Quasi tutti avevano la stessa dotazione, B1, B3, B20 e B7, e sono rimasti con le prime tre. A Trieste, sul sito del campo sportivo di località Nazario Sauro, sono andate via B1 e B7 insieme: restano B3, B20 e B28. Nel complesso, dopo lo spegnimento, 145 siti hanno ancora B1, B3 e B20, e altri 55 la stessa terna più la B28, cioè i 700 MHz.
Per contrasto, nello stesso tipo di lista gli altri gestori aggiungono: gli ultimi 400 aggiornamenti di WindTre contano 188 B28 accese, quelli di Iliad 192 B28 e 58 B40, quelli di TIM 135 B1 e 97 B3, anche se lì i 400 aggiornamenti coprono un periodo molto più lungo.
Perché proprio la B7
Qui passiamo dai dati alla nostra lettura, e la teniamo distinta. La B7 è la frequenza più alta del 4G in Italia. Il wiki di LTE Italy ricorda che Vodafone ne ha 15 MHz, come TIM, mentre WindTre ne ha 20, e che per la sua copertura ridotta viene usata soprattutto nelle zone ad alto traffico: grandi città, località turistiche, sedi di eventi. A 2600 MHz il segnale entra male negli edifici, quindi al chiuso contribuisce poco. All’aperto invece è una corsia in più: prende una parte degli utenti e alleggerisce le bande più basse, quelle che devono servire anche chi è in casa o in ufficio.
Proprio per questo è la prima candidata quando si cerca di risparmiare. Una banda spenta fisicamente fa risparmiare energia in modo considerevole, più che tenerla accesa in standby e lasciare che sia un algoritmo, o un sistema di intelligenza artificiale, ad accenderla e spegnerla secondo il traffico. È una lettura nostra, ma il principio è semplice: una radio spenta non consuma, una radio in standby sì.
E c’è una considerazione più ampia. Per anni abbiamo visto siti in 4CA, con quattro portanti aggregate, accesi ovunque e a ogni ora, capaci di prestazioni da gigabit a tutte le ore. Forse quei tempi stanno finendo: più che la velocità massima conta la capacità che serve davvero, dove serve. Un sito che passa da quattro a tre bande 4G resta pienamente funzionante, ma rinuncia al margine.
Il caso della B1
La B1 è un discorso diverso, e qui ammettiamo di non avere la risposta. I 2100 MHz non viaggiano lontani come i 700 o gli 800, ma non sono una banda di nicchia come la B7. Vederla sparire da 183 siti, 40 dei quali perdono anche la B7, non si spiega con il semplice risparmio. Una parte di quello spettro potrebbe essere destinata ad altro, ad esempio al 5G? È una domanda aperta: nei dati non c’è niente che lo dica, e finché il gestore non parla resta tale.
Che cosa cambia per chi usa la rete
Per la maggior parte degli utenti, probabilmente poco. Al chiuso la B7 arrivava debole comunque, e B3 e B1, dove resta, reggono il servizio. La differenza si può sentire all’aperto in città, nelle ore di punta, quando una cella è carica: con una banda in meno c’è meno capacità 4G da dividere, e la velocità per ciascuno scende. Chi ha un telefono 5G e si trova sotto un sito con la 3,5 GHz accesa se ne accorgerà ancora meno. Chi invece vive di 4G, in piazza o a un evento, potrebbe notare qualche rallentamento in più.
La rete Fastweb + Vodafone la stiamo guardando da vicino anche in Salento, nella nostra serie «Una settimana con Fastweb + Vodafone», dove leggiamo le bande direttamente dal modem. E il tema della capacità a chiamata non è nuovo: lo avevamo raccontato con le BTS estive di Ferragosto, accese per la stagione e poi rimosse. Su che cosa conti davvero nelle classifiche di copertura, invece, rimandiamo alla nostra lettura del barometro nPerf.
Il nostro commento
Spegnere una banda non è una notizia negativa di per sé: le reti vanno anche razionalizzate, e un 4G meno largo in cambio di bollette più leggere può essere una scelta sensata. Quello che ci colpisce è la scala, almeno 257 siti, e il silenzio. Gli utenti non leggono i database delle celle: se all’aperto, in centro, la connessione va un po’ più piano di un mese fa, meritano di sapere perché. Continueremo a seguire la lista di LTE Italy nei prossimi giorni, per capire se lo spegnimento si allarga e dove. Se il gestore vorrà spiegarci il perché, lo racconteremo volentieri.
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