
Da settimane raccontiamo l’AI-RAN come una promessa: otto operatori in prova con Nokia e Nvidia, Orange che parte piccolo, percentuali di efficienza spettrale annunciate per il 2027 e il 2028. All’Intelligent RAN Forum del 22 settembre, raccontato da RCR Wireless, è comparsa invece una cosa più rara: un operatore che dice che cosa l’intelligenza artificiale sta facendo nella sua rete adesso, senza GPU nuove e senza aspettare il 6G. L’operatore è Optus, il secondo australiano, e le tre cose si chiamano adattamento dinamico del collegamento, previsione della copertura e compensazione automatica della copertura. Nessuna delle tre suona entusiasmante. Tutte e tre, però, sono già in rete viva, e con numeri.
Il link adaptation: cambiare modulazione con una rete neurale
La prima è quella che vale di più, ed è di Ericsson. Il link adaptation è il meccanismo con cui una BTS decide, decine di volte al secondo, con quale modulazione, codifica e velocità parlare a ogni telefono in base a quanto è pulito il canale radio: da sempre lo governano regole statiche. Nella versione AI, presentata a marzo al MWC e provata sul campo in Australia, quelle regole sono sostituite da un modello di reinforcement learning che gira direttamente sul nodo, con inferenza in tempo reale sui dati vivi. Il comunicato Ericsson di allora parlava di guadagni di throughput a livello di cella «superiori al 20 per cento» in condizioni radio medie e scarse, cioè ai bordi delle celle, e sottolineava che tutto questo arriva senza hardware aggiuntivo e senza nuovo spettro. Al forum Melike Erol-Kantarci, che in Ericsson gestisce il prodotto AI-RAN, ha aggiunto la misura che conta di più per chi ragiona in megahertz: «fino al 10 per cento di efficienza spettrale sull’insieme dei siti, e fino al 25 per cento in certi punti e in certe condizioni». Sriharan Amirthalingam, chief technology officer per le reti di Optus, ha spiegato la differenza rispetto agli algoritmi di machine learning già in uso: «con l’AI regoli anche i guadagni d’antenna, oltre alle tecniche di modulazione». Optus, ha detto, sta estendendo la funzione a tutta la rete, e la stessa soluzione è in prova, con gradi diversi, da AT&T, Bell Canada e T-Mobile.
Prevedere la copertura invece di misurarla
La seconda funzione, anch’essa di Ericsson e nata da una collaborazione annunciata a marzo, risolve un problema che chi guarda i log del modem conosce bene. In una rete 5G standalone con più strati di frequenza, il telefono viene mandato continuamente a misurare se è dentro la copertura di un’altra portante prima di un handover: misure che costano batteria, tempo e, a volte, chiamate cadute. Ericsson ha costruito su mesi di dati della rete Optus un modello leggero, riaddestrabile cella per cella, che predice se il dispositivo è coperto dall’altro strato senza fargli fare la misura, con un’accuratezza dichiarata fino al 95 per cento. Il risultato promesso sono handover più rapidi, meno cadute, meno carico di sistema e telefoni che durano di più. «L’AI toglie la decisione al telefono su quale cella prendere dopo», ha sintetizzato Amirthalingam al forum, «suggerisce il segnale migliore e la cella successiva».
La rete che si cura da sola, ma qui il fornitore è un altro
La terza, la compensazione automatica della copertura, RCR la mette nello stesso mazzo, ma conviene leggerla con attenzione perché non è Ericsson. È la funzione che, quando un sito va giù, riorienta e regola in automatico tilt e guadagni delle antenne vicine per tappare il buco, e li riporta indietro quando il sito torna. Optus l’ha annunciata a luglio come prova mondiale su rete viva a Sydney e Brisbane, e il fornitore è Nokia con la piattaforma MantaRay SON: il sistema rileva il guasto in un intervallo che va da pochi secondi a tre minuti, contro il quarto d’ora abbondante dei monitoraggi basati sui KPI, e nei test ha recuperato fino al 47 per cento dell’impronta di copertura persa e fino al 50 per cento delle connessioni colpite. «La rete diventa un organismo vivente, sa dove è ferita e compensa», ha detto Amirthalingam. Per un operatore che solo due settimane fa ha perso 46 chiamate d’emergenza per un guasto, non è una funzione decorativa.
Il freno di SK Telecom
Sullo stesso palco, però, c’era anche chi ha messo il dito nel punto debole. Dongwook Kim, che dirige il team 6G di SK Telecom, ha ricordato che «ogni partner ha un’architettura hardware diversa e un approccio diverso all’AI-RAN: anche se una prova va bene su una piattaforma specifica, non è detto che scali su tutta la rete». Ciò che funziona in un ambiente può non funzionare in un altro, e passare dal RAN virtualizzato a quello nativamente AI significa mettere insieme software radio, dati dell’operatore, piattaforme e modelli, con l’AI-RAN Alliance chiamata a definire casi d’uso, dati e metodi di validazione comuni, «invece di creare prove isolate difficili da scalare». È la stessa Erol-Kantarci, del resto, ad ammettere che «non si fa evolvere l’AI con carta e penna, né con le simulazioni: bisogna stare sul campo».
Il nostro commento
Il pezzo di Optus è il più concreto che abbiamo letto sull’AI-RAN, e proprio per questo va letto con le sue cautele. Le cifre sono dei fornitori e dell’operatore, presentate su un palco convocato da Ericsson; il «fino al 25 per cento» vale «in certi punti», e la media dichiarata è il 10. Ma il punto vero è un altro: questi guadagni arrivano via software sulle banda base già installate, senza GPU e senza le architetture nuove di cui si discute per il 6G. Se il link adaptation neurale rende davvero il 10 per cento di efficienza spettrale sull’intera rete, è come se un operatore avesse comprato all’asta il 10 per cento di spettro in più senza spendere un euro in frequenze, e lo capisce chiunque abbia guardato quanto costa un megahertz. Dei tre esempi, poi, uno è Nokia e due sono Ericsson, dentro la stessa rete: la vera notizia di Optus è forse che i pezzi dell’AI-RAN si stanno comprando a scaffale, da fornitori diversi, e che il problema diventa farli parlare, esattamente come avverte SK Telecom. Per chi misura dal modem, l’unico modo di saperne di più è quello di sempre: gli stessi siti, prima e dopo l’aggiornamento software, con la stessa SIM. Numeri così, finora, non li ha pubblicati nessuno.
Fonti: RCR Wireless, 24 settembre 2026 (Intelligent RAN Forum, 22 settembre); comunicato Ericsson del 4 marzo 2026 e news Ericsson del 5 marzo 2026; comunicato Optus di luglio 2026.