
A luglio avevamo raccontato l’annuncio: Fastweb + Vodafone e Starlink portano sull’Appennino centrale la prima sperimentazione italiana del direct-to-cell, i satelliti che parlano direttamente con i telefoni dove la rete a terra non arriva. Adesso c’è la prima prova che si può guardare. In un video pubblicato il 14 settembre sul canale YouTube di Fastweb, e ripreso oggi da MondoMobileWeb, l’operatore mostra quella che definisce «la prima chiamata satellitare italiana con un normale smartphone 4G». Non è una notizia dell’ultima ora, ed è proprio per questo che vale la pena guardarla con calma: è il seguito della puntata di luglio, il passaggio dal comunicato al campo.
Cosa si vede nel video
Il filmato segue una squadra di tecnici che parte in macchina dalla sede di Milano e arriva negli Appennini umbri, in provincia di Perugia, in una zona dove la copertura cellulare terrestre non c’è. Lì il telefono cambia faccia. Al posto delle solite tacche compare l’icona di un satellite e, come nome della rete, non si legge più «Fastweb» ma «Fastweb Sat»: è il segno che lo smartphone si è agganciato alla costellazione di Starlink attraverso l’operatore. A quel punto Max Gasparroni, Chief Technology & Security Officer di Fastweb + Vodafone, avvia una videochiamata WhatsApp verso l’amministratore delegato Walter Renna, che risponde dal suo ufficio. La descrizione del video la mette così: «All’apparenza è una normale videochiamata. A renderla speciale è il collegamento, che viaggia attraverso i satelliti Starlink a circa 360 chilometri dalla Terra».
Il dettaglio che conta, per chi ci legge, è la parola «WhatsApp». Quella che Fastweb chiama prima chiamata satellitare è una chiamata dati, fatta con un’app, non una telefonata sulla rete voce. E non è una scelta di regia.
Perché WhatsApp e non una telefonata
Lo spiegano le FAQ che Fastweb ha pubblicato sul servizio. Via satellite si possono usare messaggistica, voce e video attraverso le app compatibili, e si possono inviare e ricevere SMS. Le chiamate tradizionali sulla rete telefonica, invece, «al momento non sono supportate via satellite, incluse quelle ai servizi di emergenza». Le app già abilitate citate dall’operatore sono WhatsApp, Google Maps, Messenger, X e AccuWeather, con la promessa che la lista crescerà; MondoMobileWeb aggiunge che passano anche gli MMS.
Tradotto: oggi il satellite porta un filo di dati e i messaggi di testo, e sopra quel filo ci si appoggia per comunicare. È lo stesso schema che abbiamo visto altrove, per esempio in Bangladesh, dove Banglalink ha appena avuto la licenza per un direct-to-cell Starlink venduto dall’operatore con SMS, messaggistica e chiamate WhatsApp. Il fatto che il 112 non passi ancora è l’avvertenza più importante di tutte, perché il primo uso che viene in mente di una rete dal cielo in montagna è proprio chiedere aiuto.
Come funziona il direct-to-cell
Il principio è quello di una stazione radio base spostata in orbita. Fastweb descrive i satelliti Starlink in orbita bassa come «antenne nello spazio», capaci di comunicare direttamente con i dispositivi mobili senza apparecchiature dedicate, a circa 360 chilometri dal suolo. Starlink, sul proprio sito, dice che il servizio funziona con gli attuali telefoni LTE ovunque ci sia una vista libera del cielo, e che i satelliti dedicati hanno un’antenna che fa da ripetitore per i cellulari. Secondo MondoMobileWeb la costellazione di Starlink Mobile conta oltre 650 satelliti.
Dal lato utente, l’idea è che non si debba fare nulla. Quando si è all’aperto e il telefono non trova né 4G né 5G, si aggancia da solo al satellite, senza configurazioni, e secondo Fastweb funziona anche con lo smartphone in tasca. C’è però una distinzione da tenere a mente: l’operatore pubblicherà una lista di modelli «ottimizzati» per il satellite, che potranno usare sia le app sia gli SMS. Tutti gli altri telefoni accederanno al servizio satellitare solo per gli SMS. Per ora, comunque, la sperimentazione è riservata agli addetti ai lavori, e Fastweb + Vodafone è, sempre secondo MondoMobileWeb, l’unico operatore italiano con questo tipo di accordo con Starlink.
Il nostro commento: le domande che il video non risolve
Il video fa bene il suo lavoro: mostra che la cosa funziona, in un posto vero, con un telefono qualunque. E ci piace che un operatore italiano sia arrivato a questo punto mentre altrove in Europa si discute ancora. Ma su queste pagine guardiamo le reti dal modem, e da quel punto di vista le informazioni interessanti sono proprio quelle che nel filmato non ci sono.
La prima riguarda lo spettro. Il satellite, per parlare con un telefono LTE normale, deve trasmettere su frequenze che il telefono conosce, cioè bande mobili. Quali bande usa Fastweb + Vodafone in Italia per questa prova, e con quale larghezza di canale? Non l’abbiamo trovato scritto in nessuna delle fonti che abbiamo letto, e non è una curiosità da tecnici: da lì dipendono la capacità disponibile e la convivenza con la rete a terra, tema su cui i regolatori europei stanno ancora lavorando. La seconda riguarda le prestazioni. Una videochiamata WhatsApp che regge è un buon segnale, ma quanta banda arriva davvero al telefono, con che latenza, e quanti utenti può servire contemporaneamente un satellite che passa sopra una valle? Anche qui, nessun numero dichiarato. La terza è la più pratica: quando il servizio uscirà dalla sperimentazione, per quali clienti, a che prezzo e con quale lista di telefoni. E c’è una quarta domanda, che si porta dietro dal via libera FCC a SpaceX come vettore internazionale: quanto a lungo Starlink resterà fornitore degli operatori, e quanto invece vorrà vendere il servizio da sé.
Sono domande aperte, non critiche. Una prova sul campo riuscita è il momento giusto per farle, e ci piacerebbe un giorno poterci rispondere da soli, con un telefono agganciato a «Fastweb Sat» e Network Signal Guru acceso, su un crinale senza tacche.