
Il primo Paese dell’Asia meridionale a collegare i telefoni normali ai satelliti non sarà l’India, che pure ha una costellazione in cantiere, ma il Bangladesh. Banglalink, uno degli operatori mobili del Paese, ha ottenuto dalla Bangladesh Telecommunication Regulatory Commission l’autorizzazione a lanciare il servizio Direct-to-Cell di Starlink: gli smartphone 4G dei suoi clienti potranno agganciare direttamente i satelliti di SpaceX dove la rete terrestre non arriva, senza apparecchi speciali, parabole o app dedicate. Lo racconta The Business Standard sulla base del comunicato dell’operatore, e la notizia ha una coda regolatoria che vale quanto il lancio.
Che cosa parte, e che cosa no
Il servizio, nella prima fase, è volutamente modesto. Secondo il Daily Star, che parla esplicitamente di «servizio limitato», i clienti Banglalink con un telefono 4G compatibile potranno inviare SMS, usare la messaggistica dati e fare chiamate WhatsApp nelle aree coperte dal Direct-to-Cell. Niente banda larga mobile come quella del 4G o del 5G terrestre: voce nativa e dati più ampi «potranno arrivare in seguito», scriveva il Business Standard già il giorno prima, «subordinati alla capacità tecnica e all’approvazione regolatoria». Serve anche un cielo libero: la testata ricorda che una visuale sgombra verso i satelliti è importante e che il servizio «potrebbe non funzionare allo stesso modo in ogni ambiente fisico».
Il target è dichiarato con precisione geografica: il mare, le isole remote, le comunità costiere e le colline del Chittagong, cioè i posti dove costruire e mantenere una BTS è «difficile, costoso o commercialmente non sostenibile». Il CEO Johan Buse la mette sul piano umano: «In fondo si tratta di persone, non di tecnologia. Un pescatore in mare aperto, una famiglia in un’area remota o qualcuno colto da un disastro naturale non dovrebbero preoccuparsi di essere fuori dalla portata dei servizi mobili». Il Bangladesh è un Paese di cicloni e alluvioni, e l’operatore insiste sul caso in cui torri, fibra o corrente vengano danneggiati: il satellite come via alternativa quando l’infrastruttura terrestre è a terra, compresi i blackout elettrici.
Per capire la scala del problema bastano i numeri che il ministro delle Poste e Telecomunicazioni Faqir Mahbub Anam ha dato all’apertura del meeting dell’Asia-Pacific Telecommunity a Dacca, riportati dallo stesso Business Standard: quasi 190 milioni di connessioni mobili e circa 110 milioni di abbonati 4G a luglio 2026, su più di 49.000 siti 4G e 46.000 torri. È una rete grande, in un Paese dove una parte del territorio è acqua, isole fluviali che cambiano forma e colline: proprio i posti che una BTS non copre e che il satellite, con un SMS alla volta, può raggiungere.
Sì all’operatore, no a Starlink da sola
La parte più interessante sta in una riga del Business Standard del 24 settembre. L’autorizzazione è arrivata dopo una prova di concetto durata due mesi, in zone come Bandarban, nelle colline, e l’isola di Sandwip, con dimostrazioni di SMS, messaggistica e chiamate voce su internet davanti al regolatore, al ministero e alle agenzie di sicurezza; la BTRC ha approvato la proposta il 9 settembre e l’ha girata al ministero per il via libera finale, arrivato il 23. «Abbiamo appena ricevuto la licenza ieri e contiamo di lanciare presto», ha detto alla testata Taimur Rahman, responsabile degli affari regolatori di Banglalink. Ma il commissario della BTRC per ingegneria e operazioni, il generale in congedo Iqbal Ahmed, ha aggiunto un dettaglio che in molti altri Paesi farebbe notizia da solo: anche Starlink aveva chiesto di fornire un servizio analogo in proprio, e la commissione «non ha approvato quella proposta». La motivazione è di due righe: «Vogliamo tutelare l’interesse del nostro Paese e il business degli operatori locali».
È una scelta di modello, prima che di tecnologia. Il direct-to-cell può essere venduto dall’operatore mobile, che mette spettro, clienti e fattura mentre SpaceX mette i satelliti, oppure da SpaceX direttamente, come Starlink Mobile ambisce a fare e come la FCC americana le ha appena permesso concedendole la licenza di vettore internazionale. Dacca ha scelto la prima strada e ha chiuso la porta alla seconda, almeno per ora. Non è un caso isolato: in Ungheria il servizio passa da 4iG, negli Stati Uniti da T-Mobile, e ovunque lo spettro con cui il satellite parla al telefono resta quello dell’operatore di casa.
Il commento della redazione
Ci sono due modi di leggere questa notizia, e sono entrambi giusti. Il primo è quello di Banglalink: un pescatore nel Golfo del Bengala che può mandare un SMS quando si alza il ciclone è un progresso reale, e il fatto che arrivi senza parabole né terminali speciali, su telefoni 4G qualunque, dice quanto il direct-to-cell abbia abbassato la soglia d’ingresso. Il secondo è quello del regolatore, che ha preso la stessa tecnologia e ha deciso chi la deve vendere. In un mercato dove, come raccontava la GSMA la settimana scorsa, il problema è più il telefono che la copertura, dare il satellite all’operatore locale significa tenerlo dentro le tariffe, le SIM e le regole che già esistono, invece di far nascere un concorrente dal cielo.
Resta il limite che vale per tutti, dal Bengala all’Appennino: SMS e messaggistica non sono la rete mobile, sono la sua scialuppa. Lo dice anche T-Mobile, che lo vende negli Stati Uniti e ne conosce i limiti. Ma per chi oggi non ha nemmeno la scialuppa, e in Bangladesh sono in tanti, è la differenza tra essere raggiungibili e non esserlo. Quando avremo una data di lancio e le prime prove sul campo, torneremo a guardare quanto regge la promessa.