
Il Vietnam ha fatto una cosa che nessun altro Paese, finora, aveva messo in sequenza con questa precisione: ha fissato la data di morte del 2G e, sei giorni prima, ha messo all’asta le sue frequenze. Martedì 9 settembre il ministero della Scienza e della Tecnologia ha assegnato i tre blocchi della banda 900 MHz che dal 15 settembre non serviranno più a far parlare i vecchi telefoni a tastiera: se li sono aggiudicati VNPT, Viettel e Vietnamobile, un blocco a testa, per un totale che sfiora i 3.230 miliardi di dong, circa 127 milioni di dollari ai cambi usati dalla stampa economica di Hanoi. Il quarto operatore, MobiFone, non risulta tra i partecipanti. È la prima volta che il Paese mette all’incanto una banda già in uso da anni, e il modo in cui lo ha fatto merita un posto nella nostra mappa degli switch-off 2G e 3G nel mondo.
Tre blocchi, un’asta in due tempi
L’oggetto in vendita erano tre coppie di 2×5 MHz, chiamate C3, C4 e C5, che coprono 900-915 MHz in salita e 945-960 MHz in discesa. La base d’asta era la stessa per tutte, poco più di 1.056 miliardi di dong, con rilanci da 10 miliardi, un deposito di 55 miliardi per blocco e un tetto di due blocchi per operatore; le licenze durano quindici anni. Il risultato è stato quasi piatto: VNPT si è presa C3, la coppia più bassa, per poco meno di 1.079 miliardi; Viettel C4 e Vietnamobile C5 per poco meno di 1.077 miliardi ciascuno. Tradotto: nessuno ha combattuto per lo spettro, tutti hanno pagato poco più della base e ognuno è uscito con il suo blocco. Il meccanismo era stato pensato apposta, con una formula nuova per il Paese: prima si stabilisce quanti blocchi vuole ciascuno, poi se ne sceglie la posizione, tutti e tre i blocchi in gioco insieme. Fino a ieri il Vietnam aveva messo all’asta solo bande mai licenziate al mobile, i 2,6 e i 3,7 GHz, oppure i 700 MHz liberati dalla televisione analogica. Stavolta ha venduto frequenze che gli stessi operatori usavano fino alla settimana prima.
Il calendario dello spegnimento
Per capire perché la vendita arriva adesso bisogna tornare indietro di due anni. Una circolare del ministero, in vigore dal 24 giugno 2024, ha ripianificato le bande 900 e 1800 MHz e fissato il percorso di uscita dalle tecnologie vecchie. Dal 26 ottobre 2024 gli operatori hanno smesso di servire i terminali che parlano solo GSM, con l’eccezione delle macchine connesse e delle isole Truong Sa e Hoang Sa e delle piattaforme offshore. La rete, però, è rimasta accesa per quasi altri due anni con una motivazione tecnica precisa: molti smartphone 3G e 4G di prima generazione non supportano il VoLTE e per la voce si appoggiavano ancora al 2G. Per questo le licenze sui 900 MHz sono state prorogate di due anni dopo il settembre 2024, fino al 15 settembre 2026, data in cui tutte le stazioni radio base 2G rimaste dovranno essere spente, isole e piattaforme escluse. Anche chi ha un telefono 4G, avvertono gli operatori, deve controllare che il VoLTE sia attivo: senza, il telefono continuerà a navigare ma non farà più una chiamata ordinaria.
Il 2G in Vietnam era arrivato nel 1993 con il debutto di MobiFone, e il Paese chiude così un ciclo di 33 anni. Le tre reti che restano non sono uguali: Viettel ha già spento il 3G e dal 15 settembre sarà solo 4G e 5G, mentre VinaPhone di VNPT e MobiFone spengono soltanto il 2G e tengono il 3G accanto a 4G e 5G. La differenza si vede nei telefoni: sulla rete Viettel un cellulare basico senza 4G smette di funzionare, sulle altre due sopravvive chi ha almeno il 3G. La scadenza successiva è già scritta: lo smantellamento del 3G comincerà da settembre 2028. Nella regione il Vietnam non è il primo a chiudere il capitolo GSM: a giugno China Mobile Hong Kong ha spento l’ultima rete 2G della città. E il contesto lo conosciamo, perché di questa rete abbiamo scritto a inizio mese, quando quattro cavi sottomarini su otto erano fuori uso, e a luglio, quando VNPT e MobiFone hanno firmato la condivisione nazionale delle reti 4G e 5G.
Il commento della redazione
Due giorni fa raccontavamo Kyivstar che spegne il 3G e gira i suoi 20 MHz a 2100 sul 4G: un refarming fatto in casa, senza passare dal regolatore. Il Vietnam mostra l’altra strada, quella in cui lo Stato si riprende la banda e la rivende. Ha i suoi costi, 127 milioni di dollari che gli operatori avrebbero volentieri speso in antenne, e i suoi vantaggi: le frequenze tornano sul mercato a condizioni uguali per tutti, e un operatore piccolo come Vietnamobile esce con un blocco di banda bassa identico a quello di Viettel, cosa che in un refarming spontaneo non sarebbe mai successa. Il prezzo quasi identico dei tre blocchi dice però che la competizione vera non c’era: con tre blocchi e tre compratori, l’asta è stata soprattutto una formalità ben congegnata.
La lezione che vale anche fuori dal Vietnam è nel calendario. Prima si bloccano i terminali nuovi, poi si tiene la rete accesa solo per chi non può farne a meno, si dà una data, si spengono le celle e il giorno dopo si assegna la banda: ogni passo ha una data e una motivazione tecnica, e la voce senza VoLTE, il vero ostacolo agli spegnimenti del 2G ovunque, è stata trattata come un problema da risolvere con una proroga a termine e non come una scusa per rinviare all’infinito. In Europa, dove il 2G sopravvive quasi ovunque per gli oggetti connessi e le chiamate di riserva, nessuno ha ancora scritto una sequenza così. Chi ha appena firmato le ultime proroghe farebbe bene a leggerla.