
Il 5G ha smesso di essere un’icona in alto a destra e ha cominciato a spostare le classifiche. È la lettura che dà oggi Altroconsumo alla sua nuova indagine sulla qualità delle reti mobili italiane, costruita sui test di oltre novemila utenti dell’app CheBanda e ripresa da Key4biz: Vodafone resta prima con 89.355 punti, Fastweb conferma il secondo posto, e la novità è WindTre, che supera TIM e sale sul terzo gradino del podio. Iliad chiude la fila, scrive l’associazione, “a una distanza significativa dagli altri operatori”.
Il motivo del sorpasso lo spiega la stessa Altroconsumo, e vale la pena fermarsi un attimo, perché dice molto su come funzionano queste classifiche. La graduatoria generale considera tutti i test, sia in 4G sia in 5G, e tiene conto della tecnologia effettivamente usata dal telefono nel momento della prova. Quest’anno WindTre è l’operatore con la quota più alta di test fatti in 5G, il 52 per cento, in crescita sull’anno prima e sopra tutti gli altri. Siccome le prestazioni in 5G sono nettamente migliori di quelle in 4G, avere più utenti agganciati alla rete nuova alza il punteggio complessivo. In altre parole: WindTre non ha necessariamente la seconda o terza rete più veloce a parità di tecnologia, ma è quella su cui i suoi clienti finiscono più spesso in 5G, e la classifica premia questo.
Il 5G pesa per il 43 per cento dei test
Il dato di sistema è la quota di test in 5G sull’intero campione: il 43 per cento delle prove dell’ultimo anno, contro il circa 30 per cento del monitoraggio precedente citato da Altroconsumo. Un salto che l’associazione attribuisce alla diffusione degli smartphone compatibili e all’allargamento della copertura. Per capire la progressione conviene mettere in fila anche la rilevazione pubblicata a febbraio, relativa ai test di tutto il 2025: allora la quota 5G era già intorno al 38 per cento, con Fastweb prima per incidenza di test in rete nuova (48 per cento), WindTre al 45, TIM al 37, Vodafone al 35 e Iliad al 30. Le due indagini coprono periodi che si sovrappongono e non sono un confronto omogeneo, ma la direzione è una sola: ogni rilevazione sposta una fetta in più di utenti sul 5G, e ogni fetta in più cambia i pesi della classifica.
Quanto cambi lo dice Altroconsumo con una frase che vale più di una tabella: in 5G tutti gli operatori ottengono, sulla velocità di download, punteggi che superano abbondantemente il doppio di quelli registrati in 4G. Nella rilevazione di febbraio le medie nazionali erano 55 megabit al secondo in 4G e 133 in 5G, con Vodafone a 84 e 201, TIM a 42 e 110, Fastweb a 47 e 102, WindTre a 35 e 92, Iliad a 30 e 63. Sono numeri di sette mesi fa, non di oggi, ma raccontano la scala del divario: chi passa da una rete all’altra vede il download quasi triplicare.
Dentro le due tecnologie: Fastweb scavalca TIM in 4G, TIM resiste in 5G
Le classifiche separate per tecnologia sono la parte più istruttiva. Vodafone è prima in entrambe. In 4G la novità è il sorpasso di Fastweb su TIM, 26.919 punti contro 24.792. In 5G, invece, TIM tiene il secondo posto davanti a Fastweb, con un distacco contenuto: 74.534 contro 72.353. È lo stesso quadro che a febbraio vedeva TIM seconda in 5G con 71.769 punti contro i 66.071 di Fastweb, con un margine che nel frattempo si è ristretto.
Messe insieme, le due classifiche raccontano una cosa precisa. A parità di tecnologia, TIM ha ancora una rete 5G che regge il confronto con tutti tranne Vodafone; quello che le costa il podio nella classifica generale è la quota dei suoi utenti che in 5G ci arrivano davvero. Il metodo di Altroconsumo, che considera per ogni utente e per ogni località la media dei risultati su download, upload, qualità della navigazione e qualità della visione video, non misura solo l’antenna: misura anche il parco telefoni, la copertura reale del 5G e persino le abitudini di chi fa i test. Un operatore con tanti smartphone vecchi in mano ai clienti parte svantaggiato anche se le sue BTS sono ottime.
Il commento della redazione
Questa classifica la leggiamo con il rispetto che si deve a novemila persone che hanno misurato la rete nella vita di tutti i giorni, e con un paio di avvertenze che vengono dal nostro modo di lavorare, cioè dal modem e non dalle tacche, come abbiamo raccontato in questa guida. La prima avvertenza è che una classifica “mista” 4G più 5G, pesata sulla tecnologia effettivamente usata, è la fotografia più onesta dell’esperienza dell’utente medio, ma non è una gara tra reti: è una gara tra reti, telefoni e coperture insieme. Il sorpasso di WindTre su TIM va letto così. WindTre ha portato più clienti sul 5G, e la scelta di accendere tanto spettro n78 è coerente con quello che vediamo noi sul campo, dove l’ampiezza della portante a 3,5 GHz è il fattore che più separa i risultati, come abbiamo visto a Ferragosto con i test della community e nella settimana passata con la sua rete in Salento.
La seconda avvertenza riguarda il fondo della classifica. Iliad ultima “a distanza significativa” è un risultato che coincide con quello che misuriamo noi fuori dalle aree in condivisione: poco spettro n78 proprio, e quindi un 5G che c’è ma corre meno. È il prezzo di una strategia costruita sul prezzo, e non a caso a febbraio Altroconsumo le aveva assegnato il riconoscimento di miglior prezzo. Il consumatore fa bene a tenere insieme le due classifiche, quella della qualità e quella del costo.
L’ultimo punto è quello che ci interessa di più come lettori di reti. Il 43 per cento di test in 5G significa che, per quasi metà delle misurazioni, la classifica non sta più valutando quanto è buona la rete di ieri ma quanto è larga quella di domani. Da qui in avanti chi vuole scalare posizioni non deve tanto migliorare il 4G, quanto spostare i propri clienti sulla rete nuova: più telefoni compatibili, più copertura, più megahertz accesi sul sito. È esattamente il tipo di gara che ci piace guardare dal modem, e che il prossimo monitoraggio, con una quota 5G ancora più alta, renderà ancora più spietata.