Seconda tappa di «Una settimana con»: sette giorni con un solo operatore, qui nel Salento, a leggere la rete dal modem e non dal logo. Dopo TIM, tocca a WindTre. Stesso metodo: due sguardi sullo stesso telefono — quello dell'utente in tasca e quello dell'esperto che cerca il punto migliore e legge cosa dà davvero la cella.
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Strumento: Network Signal Guru su Google Pixel 8 Pro (modem Exynos). Ogni numero è letto dal modem, non dalle tacche.
Serata in centro, tavolini e gente in giro. Tiro fuori il telefono prima della pizza e la rete WindTre in piazza risponde forte: 770,6 Mbps in download letti dal modem. Il bello lo si vede solo guardando dentro: il sito 4G è proprio lì sulla piazza, ma la portante 5G più ricca — la n78 a 3,5 GHz — non nasce da quel palo: arriva da un altro sito, in aggancio inter-site. Il telefono cuce insieme le due cose e macina.
La firma è quella che ormai conosciamo di WindTre sotto buona copertura: due portanti 5G sommate, la n78 da 60 MHz (che da sola porta oltre 600 Mbps) più la n38 da 20 MHz, appoggiate su tre portanti 4G. Il segnale è pieno (RSRP -97 dBm) e soprattutto pulito: SINR a 20,3 dB, il tipo di qualità che trasforma la banda larga in velocità vera.
Uno Speedtest reale nello stesso punto ha segnato oltre 450 Mbps — e una BTS accanto — secondo sito, agganciato poco dopo — ne dava comunque 573. In piazza, la sera, con la gente attorno: numeri da città grande.
Più tardi, giro a piedi in centro (secondo sito): il segnale si fa più ballerino — RSRP -103 dBm, SINR sceso a 10,8 dB tra i vicoli — eppure la rete regge 552 Mbps in download, stavolta con 4G e 5G quasi alla pari. In movimento resta comunque roba da fibra.

Giornata di commissioni: posta, bancomat, ottico, panettiere, barbiere. Il posto perfetto per la prova più onesta di tutte — la rete indoor in centro, dove di solito la usiamo davvero. E ad Aradeo c'è un dettaglio strutturale che decide tutto: nessun operatore ha una BTS dentro il paese. WindTre ne ha due (come TIM e Iliad), ma sono tutte fuori: il Cimitero e la zona industriale. In centro ci arrivi da lontano — lo confermano le celle lette dal modem, tutte a 838–938 metri di distanza — e attraverso i muri.

Il divario, in cinque tappe dello stesso operatore:
- Posta (all'aperto, vicino al sito del Cimitero): qui la rete respira. Aggancia l'n78 a 3,5 GHz su 60 MHz (portante 5G a 213 Mbps) e con le quattro portanti 4G a corredo arriva a un totale reale di 347 Mbps, speedtest a 269. Segnale 5G non entusiasmante (−106,7 dBm, SINR 4,1 dB), ma la banda larga c'è ed è accesa.
- Piazza (all'aperto, in centro): l'n78 sparisce. Il modem casca sull'n3 (1800 MHz in DSS), banda stretta e da un sito lontano: segnale −112,1 dBm, SINR negativo (−4,2 dB, cioè più rumore che segnale). Totale 8,5 Mbps, speedtest 19,9. Bastano cento metri e un po' d'aria aperta in meno per crollare di venti volte.
- Panettiere (indoor): niente 5G, solo 4G in banda B20 (800 MHz), la banda bassa che entra nei muri. RSRP −117 dBm, una sola portante: 1,6 Mbps.
- Ottico (indoor): stessa storia, ballando tra B01 (2100) a −126 dBm e B20 (800) a −119: il telefono cerca disperatamente la banda che penetra meglio. Tra 1,6 e 3,1 Mbps.
- Barbiere (indoor): il fondo. B01 a 2100 MHz, RSRP −123 dBm, una sola portante B1 da 20 MHz: 1,6 Mbps. Praticamente niente.
Due dettagli tecnici che raccontano perché. Primo: dal barbiere il telefono trasmette a 24 dBm, cioè alla massima potenza — deve «urlare» per farsi sentire da un sito a quasi un chilometro. È il sintomo classico del limite di copertura. Secondo, il caso curioso: la B20 c'è (segnale −119 dBm, sarebbe usabile) ma non viene aggregata. Il motivo è nell'RSRQ a −17: quella cella è satura di traffico, e il modem preferisce non aggrapparsi a una portante intasata anche se il livello basterebbe. RSRQ pessimo con SINR decente non è poca copertura: è congestione.
La lezione della giornata: due siti su carta non fanno una rete in centro, se sono entrambi fuori dal paese. Il 5G di WindTre ad Aradeo esiste e vola — ma solo all'aperto e vicino all'antenna. Appena entri in un negozio del centro, il 3,5 GHz molla, restano le bande basse da lontano, e si torna a velocità da anni Duemila. Non è un difetto del solo WindTre: è la geografia dei siti, e vale per tutti qui.
📱 Curiosità — stesso punto, telefoni diversi. Nello stesso angolo dell'ottico, dove il Pixel col modem sotto analisi reggeva ancora il 4G, un iPhone 17 Pro Max ripiegava sulle reti vecchie: WindTre in 3G (900 MHz) e Vodafone in 2G/EDGE — perché Vodafone e TIM il 3G l'hanno spento in tutta Italia, e a corto di 4G non resta che il 2G. A parità di punto e di rete, è il modem a fare la differenza tra restare in 4G o retrocedere di due generazioni. (Nota: Vodafone/Fastweb ad Aradeo ha un solo sito: la speranza è che salga sul nuovo sito PNRR condiviso.)
Il modo più onesto di misurare una rete: fermarsi in un punto e provare gli operatori uno dietro l'altro, stessa ora, stesso telefono, leggendo la banda vera dal modem. Ecco cosa è successo qui.
TIM è l'unica che accende l'n78 a 3,5 GHz su 80 MHz, con un segnale pulito (SINR 17,7 dB): la sola portante 5G porta a casa 664 Mbps e il totale reale schizza a 925 Mbps, con speedtest a 743. WindTre parte svantaggiata sul 5G — n78 largo la metà (40 MHz) e per giunta debole in quel punto (−113,5 dBm) — ma l'aggregazione di quattro portanti 4G la tiene in piedi a 366 Mbps. Iliad, fuori dalla rete Zefiro, gioca sullo spettro proprio: niente n78, solo l'n28 a 700 MHz su appena 10 MHz. È la banda che entra ovunque — segnale fortissimo, −65,5 dBm — ma cortissima di capacità: il 5G aggiunge nulla (3 Mbps) e il totale si ferma a 114 Mbps, tutto 4G.
La lezione, in una riga: sul 5G di oggi non conta il logo, conta quanta banda è accesa. Ottanta megahertz di 3,5 GHz con segnale buono valgono un ordine di grandezza in più rispetto a dieci megahertz di 700, per quanto il 700 copra meglio.

Uscito dall'ospedale, misura all'aperto in città. Qui la fotografia si ribalta rispetto a dentro: l'n78 a 3,5 GHz c'è, ma arriva stanco — segnale a −113,5 dBm e qualità risicata (SINR −1,6 dB), tanto che da solo mette a terra appena 72 Mbps sui suoi 40 MHz. A fare il grosso del lavoro, stavolta, è il 4G: quattro portanti aggregate — 1800, 800, 1500 e la 2600 — che insieme sommano quasi 295 Mbps. Il totale reale in download vola così a 366,3 Mbps, con lo speedtest sul campo che tocca i 183 Mbps.
È la fotografia di come lavora oggi il 5G non standalone di WindTre all'aperto: il 5G aggiunge banda quando può, ma è la robustezza dell'aggregazione 4G a reggere la velocità anche quando la 3,5 GHz fatica a coprire la distanza. Con una cella più scarica e vicina, questi numeri crescono ancora.
Prova nel punto più ostile per una rete: dentro un grande complesso ospedaliero, dove muri e piani mangiano il segnale. WindTre aggancia il 5G (NR n3, 1800 MHz) in NSA, ma il modem racconta la fatica — la portante 5G sta sui −111/−113 dBm con un SINR di appena 3-4 dB, e l'ancora 4G in banda 800, la migliore indoor, è sui −107. Le altre portanti aggregate (banda 1, 3 e 7) sono ai margini.
Il bello si vede scomponendo il download, che in prova segna circa 82 Mbps: qui il 5G non è solo un'icona sulla barra di stato. La rete mette insieme ~60 Mbps dal 4G — con la banda 1 a fare il grosso, 44 Mbps, affiancata dagli 800 — e ~22 Mbps veri dal 5G in n3. È un caso da manuale di 5G NSA che lavora sotto carico: il 4G fa da base solida, l'n3 aggiunge banda reale sopra.
Il canale n3 è largo solo 20 MHz — WindTre fuori Zefiro non ha il 700 e qui si appoggia al 1800 — ma anche così porta a casa un throughput onesto per un ambiente che attenua tutto. Con un tasso di errore attorno al 10-15%, l'aria è «sporca» come ci si aspetta in un indoor severo, eppure la rete resta pienamente usabile: navigare, messaggiare, aprire un referto o una mail non è un problema. Proprio dove serve di più, la linea tiene.
Oggi, martedì, non trovate misure nuove qui sopra — e non è una dimenticanza. La giornata sarebbe stata la fotocopia di ieri: stessi luoghi, stessi tragitti, stessi risultati. Riempire il liveblog di doppioni non aiuta nessuno, così abbiamo preferito fermarci e non pubblicare numeri che non aggiungono niente.
Ma domattina cambia tutto. Saremo nel cuore di Lecce, al centro ospedaliero «ex Vito Fazzi». È il banco di prova che conta più di ogni speedtest: lì, nelle sale d'attesa, il telefono non è un lusso ma un filo che tiene insieme le persone — i pazienti in attesa hanno bisogno che la linea funzioni per sentire i familiari, dire com'è andata, farsi forza. Vedremo come si comporta WindTre proprio dove la rete deve esserci sul serio.
Ultimo test della giornata, dal terrazzo di casa, con Lecce–Roma in corso: la partita riempie le celle di traffico, è lo stress-test più onesto che ci sia. E ne approfitto per un assaggio — uno spoiler — del confronto che faremo la settimana prossima: WindTre e Iliad, stesso posto, stesso minuto, letti dal modem.
I numeri: WindTre 316 Mbps in download, Iliad 79. Quattro volte tanto. E il bello è che non c'entra la copertura: Iliad ha il segnale più forte (RSRP −90,6 contro −107,7 di WindTre), perché viaggia sui 700 MHz che entrano ovunque. Eppure va quattro volte più piano.
Il motivo è l'ampiezza di banda. WindTre aggancia l'n78 a 60 MHz: una sola portante che, da sola, spinge 289 Mbps, col rapporto segnale/rumore ancora pulito (SINR 15,7). Iliad mette in fila quattro portanti, ma ognuna larga appena 10 MHz — l'n28 sui 700 (per giunta condivisa col 4G in DSS), più B7, B3 e B1. Quaranta megahertz in tutto, contro i cento e passa di WindTre, e con il segnale/rumore schiacciato a terra (SINR 0,5) proprio dal traffico della partita.
C'è poi un dettaglio che pesa: qui, nel Salento, non siamo in area Zefiro. Iliad viaggia sulla propria rete e sul proprio spettro — non si appoggia a quello, più largo, di WindTre. Dove invece la rete è condivisa la musica cambia, ma quella è un'altra storia: la raccontiamo la settimana prossima.
La morale dello spoiler è la stessa di tutta la giornata: la velocità non la fanno le tacche, la fa la larghezza del canale (più il rapporto segnale/rumore). Un telefono può segnare «pieno» di 5G a 700 MHz e arrancare; un altro può avere meno tacche e volare, perché sotto ha un canale largo. Dal modem si vede. Dalle tacche no.

Fine giornata, si torna: da Lecce verso casa. Il log dell'intero tragitto — 15 BTS attraversate — dice che nel pomeriggio la rete lavora più in affanno del mattino: il rapporto segnale/rumore scende sotto zero per più di metà del percorso, segno di celle più cariche, non di copertura che manca. Ma la cosa più interessante l'ho vista fermandomi in cinque punti nel giro di dieci minuti: il 5G, ogni volta, si comporta in modo diverso.
Dove l'n78 arriva perfetto (−84 dBm) il 5G se ne sta in panchina — porta 1 Mbps mentre sono le quattro portanti 4G aggregate a fare i 122 del download. Dove il segnale è morto (−117, BLER all'81%) il 5G crolla, e di nuovo è il 4G a salvare la connessione (135 Mbps). In mezzo, ogni sfumatura: un punto in cui 5G e 4G si dividono il lavoro a metà, uno in cui il 5G fa tutto da solo col 4G spento, e uno in cui il 5G domina ma zoppica — veloce sulla carta, ballerino nei fatti.
La morale, onesta: in 5G non-standalone la velocità non segue il segnale in modo lineare — è la rete a decidere, cella per cella, quanto darti in 5G e quanto in 4G. La spina dorsale resta il 4G, che non ti molla mai: qualunque cosa faccia l'n78, è il 4G a garantire i 78–145 Mbps in download lungo tutto il rientro.

Cambio di scenario rispetto al tragitto: qui il telefono sta fermo, in una postazione di lavoro all'aperto tra Lecce e San Cesario. Nessun sito dedicato sulla zona: la cella più vicina è a circa 1,2 chilometri e serve il punto «di rimbalzo». Eppure WindTre non si arrende: mette insieme quattro portanti, due in 5G e due in 4G — n78 a 40 MHz, n38 a 20 (la vecchia banda 2600 dell'ex-3, sulle AAU), più B3 e B1. Sommate fanno 122 Mbps in download, un numero più che dignitoso per un posto servito da lontano.
La qualità la tiene il beamforming: l'RSRP a −107 dBm è basso, ma il SINR resta a 7,9 grazie ai 32 elementi dell'antenna massive MIMO che concentrano il fascio (beam 6) sul telefono. La portante più pregiata, però, è anche la più affaticata: la n78 gira col 21% di BLER, segno che a questa distanza il canale largo fatica.
È il ritratto onesto di una zona coperta ma non presidiata: senza una BTS vicina sono le quattro portanti aggregate a portare i 122 Mbps, con l'n78 che fa la sua parte pur affaticato dalla distanza (BLER 21%). In download, comunque, il risultato regge.

Verso il lavoro, in auto: da casa a Lecce, una ventina di chilometri passando per San Cesario e la periferia di San Donato. In movimento la storia non è il picco di velocità, ma la continuità: il telefono cambia cella in continuazione. Lungo il tragitto il modem è passato per diciannove siti diversi in poco più di venti chilometri, un handover dietro l'altro — la rete che si passa il testimone senza far cadere la linea.
La copertura è quella onesta della vita reale, tra campagna e città: RSRP mediano attorno a −101, con qualche buco (una cinquantina di letture sotto −110) e SINR spesso basso (un quarto sotto zero: in movimento, tra celle che si accavallano, il segnale è pulito a tratti e disturbato in altri). A fare il grosso è il 4G — 2100 (B1) e 800 (B20) in testa, con 2600 e 1800 a completare. Il 5G, invece, non resta a guardare: appena parte un test si aggancia anche in corsa. A San Donato (sito 432046) il modem ha preso l'n78 — qui a 40 MHz — con SINR ottimo, 19, e sommato a quattro portanti 4G ha fatto 158 Mbps in movimento. Il log grezzo il 5G non lo vede (è cifrato); lo screen sì.


Lunedì mattina, si riparte. Stesso salotto di ieri sera, ma con le finestre spalancate — e cambia tutto. L'n78 (3,5 GHz), che a notte coi muri chiusi restava fuori (c'era solo l'n3), ora entra. Non è un segnale forte: RSRP a −121, SINR appena 4,6 — il 3,5 GHz resta un'onda delicata — ma tanto basta per agganciarlo.
E con le tre portanti 4G sotto (B1, B3, B20, che da sole fanno 159 Mbps) il totale arriva a 328 Mbps. È la conferma a specchio della lezione di ieri: il nemico dell'n78 non è tanto la distanza, sono il vetro e i muri. Apri la finestra, e il 5G «vero» entra.

Stesso posto della settimana scorsa, quando qui giravamo con TIM. A casa, a Neviano, i due operatori messi uno accanto all'altro e letti dal modem — non dalle tacche. Gli altri confronti punto per punto arrivano nei prossimi giorni; il quadro completo, con la pagella, a fine settimana.

Il giorno 1 si chiude dov'era cominciato — a casa, indoor — ma a notte quasi. E il modem regala l'ultima lezione. L'n78, il 5G ad alta banda, dentro casa non entra: a 3,5 GHz i muri lo fermano. La n38 (2600), che poche ore fa al mare era la protagonista, qui non c'è: arriverebbe anche indoor — penetra molto meglio dell'n78 — ma a casa, di sera, senza una folla da servire, la rete la tiene spenta per risparmio energia.
Cosa resta, allora? L'n3, il 1800 in DSS: entra nei muri, ma è stretto (20 MHz) e stavolta con qualità scarsa (SINR negativo). Il risultato è un onesto 79 Mbps, retto più dal 4G che dal 5G. La stessa rete che al mare, sotto carico, apriva due portanti 5G insieme, a casa la sera si mette a dieta: apre capacità solo dove e quando serve davvero. È questa, in fondo, la storia del giorno 1.
Domenica sera a Torre dell'Orso, spiaggia affollata. Il segnale è ottimo — l'n78 a −93 dBm con SINR 21, roba da manuale — ma il 4G tradisce la folla: RSRQ alto, cioè cella piena di gente. E qui succede la cosa che aspettavamo: la rete accende la n38 (2600) in aggiunta all'n78. Non è più «o l'una o l'altra»: sotto il carico vero del mare, WindTre somma due portanti 5G.
Risultato: 317 Mbps totali (284 in 5G tra n78 e n38, più il 4G), con un SINR pulitissimo ma la capacità spartita fra tanti. È la prova sul campo della n38 come valvola: stamattina, in campagna deserta, era spenta; qui, a sera al mare, è accesa e aggregata. La rete non «va più forte» a caso — apre capacità dove e quando serve.

Dentro un edificio in campagna, mentre ripetiamo gli speedtest, sul modem spunta una banda che prima non c'era: la n38, 2600 MHz in TDD — lo spettro che WindTre eredita dalla vecchia 3 Italia, qui largo 20 MHz. A riposo era spenta; sotto il traffico dei nostri test la rete l'ha accesa come capacità aggiuntiva, e la velocità è salita a 104 Mbps (43 dalla n38, il resto da tre portanti 4G). È la rete che «respira»: tiene giù la portante quando non serve, per risparmiare energia, e la riaccende quando il traffico sale.
Una precisazione onesta: non è che «dal modem si veda l'RSRQ schizzare» nel momento in cui parte la n38. Le bande 4G di quel sito erano già cariche di loro. La n38 entra sul traffico reale, non su un numero che salta.
Fermi a metà strada tra due BTS. Il telefono è in cell-edge: l'ancora 4G fa ping-pong tra i due siti e le portanti si rimescolano di continuo. L'n78 però tiene (SINR 17) e il 5G resta agganciato mentre il 4G si riorganizza — un esempio da manuale di come la portante 5G e l'ancora 4G possano vivere su siti diversi.
La banda 800 c'è, si «sente», ma è scadente (RSRQ −12/−16, qualità negativa): il modem non la aggrega, la lascia stare per non peggiorare. E la n38? Spenta — domenica, campagna, quasi tutti al mare: la rete tiene giù la portante TDD per risparmiare energia.
Si parte da casa. Due punti nella stessa stanza. Alla finestra il telefono aggancia l'n78 — il 5G «vero» a 3,5 GHz, 60 MHz di banda — e con tre portanti 4G sopra tocca 413 Mbps. Poi ci spostiamo in profondità, lontano dalla finestra: l'n78 non entra nei muri e il 5G ripiega sull'n3, cioè il 1800 in DSS condiviso col 4G, appena 20 MHz: 44 Mbps.
Il dettaglio che spiega tutto: alla finestra il segnale n78 è più debole in potenza (RSRP −108) che in profondità (−93), eppure va dieci volte più forte. Perché? Contano il SINR (16-18 contro 3) e la larghezza di banda. È la prova che le tacche mentono: la potenza, da sola, non dice quasi niente.
