
C’è un piccolo paradosso nei numeri che Ookla ha appena pubblicato sull’internet senza fili americana. Il 5G Fixed Wireless Access — la connessione di casa che arriva via rete mobile, con un router e un’antenna al posto del cavo — era nato con una missione precisa: portare la banda larga dove la fibra non arriva, nelle campagne e nei piccoli centri. T-Mobile lo promise nero su bianco ai regolatori nel 2020, quando doveva farsi approvare la fusione con Sprint: il 97% dell’America rurale coperta dal 5G di banda media. Sei anni dopo, i dati Speedtest raccontano un’altra storia: nel secondo trimestre 2026 circa il 70% dei test FWA arriva da utenti urbani, e solo il 30% dalle aree rurali. La tecnologia pensata per i campi di grano ha trovato casa in città.
Intanto è diventata grande: le connessioni FWA di T-Mobile, Verizon e AT&T hanno superato i 17 milioni nel primo trimestre 2026, il 13,7% dei 123,75 milioni di abbonamenti broadband domestici americani. Un inquilino su sette, in pratica, ha staccato il cavo. Nel conteggio manca peraltro Starry, l’operatore FWA che Verizon ha comprato a marzo e che continua a vendere il servizio per conto proprio: il fenomeno reale è ancora più grande di così. E la classifica delle prestazioni ha un padrone chiaro: T-Mobile Home Internet guida con una mediana di 222,7 Mbps in download nel secondo trimestre, il 38% in più di AT&T Internet Air e il 76% in più di Verizon 5G Home, oltre alla latenza più bassa (46 ms). La sorpresa è AT&T, salita al secondo posto a 160 Mbps: un anno fa era ferma a quota 105, poi ha acceso i 50 MHz di spettro comprati da EchoStar nell’operazione da 23 miliardi di dollari, e la mediana è schizzata del 60%. Verizon chiude terza a 126 Mbps, frenata anche da una scelta commerciale che i dati rendono visibile: un tetto di velocità intorno ai 300 Mbps che appiattisce perfino il 10% di test più fortunati, anche di notte quando la rete è scarica.
Il dato più curioso del rapporto, però, è un altro: tra il primo e il secondo trimestre 2026 le velocità sono calate per tutti e tre gli operatori, e Ookla ormai lo considera un fenomeno stagionale. Il colpevole principale ha le foglie: in primavera e in estate gli alberi si riempiono di fogliame fitto che attenua il segnale radio verso le antenne di casa, e il caldo ci mette del suo, perché il rumore termico nell’elettronica costringe le reti a ripiegare su modulazioni più conservative pur di tenere in piedi il collegamento. Risultato: T-Mobile ha perso 17 Mbps di mediana, Verizon quasi il 12%. A questo si somma la congestione serale, il vero tallone d’Achille di una tecnologia che condivide la cella con gli smartphone del quartiere: nelle ore di punta il 10% di utenti più sfortunato di T-Mobile scende a 22 Mbps, e quello di AT&T a 15. La rete senza fili di casa respira col quartiere: la mattina presto vola, alle otto di sera arranca.
E le campagne, quelle per cui l’FWA era nata? Restano indietro. In tutti gli Stati Uniti e per tutti e tre gli operatori, i download mediani urbani superano quelli rurali, con T-Mobile a mostrare il divario più contenuto; la latenza urbana è più bassa di 7-13 millisecondi. L’unica anomalia è l’upload di AT&T, che in campagna va meglio che in città. Il motivo del vantaggio urbano è geometrico prima che commerciale: l’FWA rende al massimo quando l’antenna del tetto vede una stazione base vicina, e in città le celle sono fitte, i collegamenti corti, e Verizon può perfino spingere le onde millimetriche. Nei boschi del Maine — lo stato più forestato d’America, coperto d’alberi per l’80% — solo il 23% dei test FWA raggiunge lo standard minimo FCC di banda larga, 100 Mbps in download e 20 in upload. E il quadro nazionale non è molto più generoso: in 48 stati su 50 meno del 40% degli utenti FWA tocca quella soglia; fanno eccezione solo Hawaii, New York e il District of Columbia.
Vista dall’Italia, questa fotografia arriva in un momento interessante. Proprio ieri abbiamo raccontato la gara per la banda 26 GHz appena partita, con i suoi 42 lotti regionali disegnati su misura per gli operatori del wireless fisso: lo spettro che l’America usa per spingere l’FWA urbana è lo stesso che da noi andrà all’asta a novembre. E i numeri di Ookla — che avevamo intervistato poche settimane fa sullo stato delle reti italiane — offrono una lezione utile a chi quei lotti li sta valutando: l’FWA non è una tecnologia “rurale” o “urbana” per natura, è una tecnologia di geometrie. Funziona dove la distanza tra antenna e stazione base è corta e l’aria è libera; soffre dove ci sono chilometri, alberi e celle condivise con troppi telefoni. Non a caso in India Airtel ha iniziato a frenare sull’FWA per tornare a spingere la fibra dove può posarla.
Il commento della redazione sta tutto in quella curva serale che si affloscia. L’FWA americana è una storia di successo commerciale — 17 milioni di case, un operatore storico che la usa per pensionare il rame — ma i dati mostrano il suo contratto non scritto: la velocità dipende dall’ora, dalla stagione e perfino dagli alberi del vicino. È il promemoria che ripetiamo spesso quando leggiamo le reti dal modem: la radio è un mezzo condiviso, e ogni mediana nasconde una giornata intera di alti e bassi. Per le campagne americane, intanto, la risposta definitiva continua a chiamarsi fibra — o, dove proprio non arriva, un piatto rivolto al cielo. L’FWA vive benissimo nel mezzo: abbastanza vicino a una cella da correre, abbastanza lontano dal cavo da avere senso.