
Ci sono infrastrutture che hanno fatto la storia delle telecomunicazioni italiane restando invisibili a quasi tutti. Una di queste ha chiuso i battenti esattamente diciassette anni fa, il 31 luglio 2009: si chiamava ITAPAC, ed รจ la rete su cui per un quarto di secolo hanno viaggiato i primi Bancomat, il Videotel, le prime BBS e i collegamenti tra i grandi computer aziendali. La sua storia la racconta Alex.vt, storico e veterano del nostro forum, che ci ha permesso di riportarla qui integralmente. Gli lasciamo la parola.
Correva l’anno 1989 e il sottoscritto si trovรฒ a gestire un CED basato su un Sistema/36 IBM. La notte, il sistema si collegava con il Mainframe della sede principale della casa madre per scaricare le bolle con il materiale che ci sarebbe stato recapitato la mattina successiva via TIR. Quella connessione, che impiegava un’intera notte per scaricare appena pochi KB di dati, funzionava tramite la rete ITAPAC.
ITAPAC รจ stata la prima grande rete pubblica italiana a commutazione di pacchetto. Basata sullo standard internazionale X.25, รจ rimasta attiva dal 1984 al 2009. Prima dell’avvento dell’Internet commerciale, questa infrastruttura ha permesso a banche, universitร , aziende e pubbliche amministrazioni di scambiarsi dati in modo affidabile, sicuro e soprattutto indipendente dalla distanza geografica.
Architettura tecnica
A differenza della normale rete telefonica dell’epoca, ITAPAC era una rete a commutazione di pacchetto e non a circuito. Ogni messaggio veniva spezzettato in piccoli “pacchetti” (tipicamente di 255 byte) che viaggiavano sulla rete lungo percorsi virtuali, per poi essere ricomposti solo all’arrivo. La struttura si basava su due elementi principali:
- NCP (Nodi di Commutazione di Pacchetto): erano i nodi centrali della rete, collegati tra loro a maglia completa, che gestivano il reindirizzamento del traffico dati.
- ACP (Adattatori/Concentratori di Pacchetto): collegati a stella intorno ai nodi NCP, gestivano l’accesso fisico degli utenti alla rete utilizzando i protocolli X.25 e X.28.
Le modalitร di accesso alla rete
Ci si poteva agganciare a ITAPAC principalmente in due modi:
- Accesso diretto (Linea dedicata CDN): riservato a grandi banche o grandi aziende. Prevedeva un cavo dedicato (Circuito Diretto Numerico) che collegava direttamente il centro di calcolo aziendale alla centrale ITAPAC. Offriva velocitร pazzesche per l’epoca: 9600 bps o addirittura 19.200 bps.
- Accesso commutato (Dial-up): utilizzato da privati e piccole imprese tramite normali linee telefoniche e modem (inizialmente a 300โ1200 baud, poi evoluti a 2400โ9600 baud). L’utente componeva un numero telefonico urbano (spesso con il prefisso 0421 a seconda delle zone). Il modem si collegava a un PAD (Packet Assembler/Disassembler) della SIP, che traduceva il segnale telefonico analogico nei pacchetti digitali X.25 della rete.
Chi utilizzava la rete ITAPAC?
- I Bancomat e i POS: รจ stato il primo grande utilizzo di massa di questa tecnologia. Quando si infilava la tessera in uno sportello automatico negli anni ’80, la richiesta di autorizzazione viaggiava su rete ITAPAC per raggiungere i server della banca.
- Il Videotel: il tentativo (purtroppo fallimentare) di SIP di replicare il successo del Minitel francese. Era un terminale domestico con schermo a fosfori verdi che sfruttava ITAPAC per consultare il meteo, la borsa o fare i primi servizi di home banking.
- I collegamenti aziendali: come nel caso del nostro Sistema/36, i ministeri, le universitร e le grandi aziende la usavano come spina dorsale per far dialogare i computer periferici con i grandi mainframe centrali.
- Le prime BBS e i primi hacker: per gli appassionati di informatica di fine anni ’80, ITAPAC rappresentava la porta d’accesso alle BBS (Bulletin Board System) di tutto il mondo. Tramite i nodi di accesso gratuiti, smanettoni e hacker dell’epoca riuscivano a “saltare” da una parte all’altra del globo digitando stringhe numeriche chiamate NUA (Network User Address), i veri e propri antenati dei moderni indirizzi IP.
La gestione: il duopolio di Stato
La gestione di ITAPAC rifletteva la complessa struttura delle telecomunicazioni pubbliche italiane dell’epoca, divise tra due enti:
- La SIP gestiva i nodi di accesso urbani (i PAD). In pratica, il doppino di rame che partiva dall’ufficio e arrivava fino alla centrale della propria cittร era di competenza SIP.
- Il Ministero delle Poste e Telegrafi (tramite l’ASST) gestiva invece i nodi di transito, ovvero la “dorsale” ad alta velocitร che univa le varie cittร italiane e i canali internazionali.
Questa doppia gestione terminรฒ nel 1992, quando l’ASST venne fusa in Iritel. Nel 1994, l’intero settore (SIP, Iritel, Italcable, Telespazio) venne finalmente unificato sotto un unico tetto, dando vita a Telecom Italia.
Il declino e la chiusura
Con l’arrivo degli anni ’90 e la successiva diffusione di linee dati piรน economiche, delle reti basate sul protocollo IP e dell’Internet commerciale, la tecnologia X.25 di ITAPAC divenne progressivamente obsoleta. Negli anni 2000 la rete rimase attiva quasi esclusivamente “dietro le quinte”, utilizzata come linea di backup per i terminali ATM (Bancomat), per i POS dei negozi o per i terminali delle ricevitorie del Lotto, che non avevano bisogno di grandi bande per funzionare.
Telecom Italia annunciรฒ ufficialmente il recesso dal servizio nel 2008. La parola “fine” e la chiusura definitiva della rete ITAPAC sono arrivate il 31 luglio 2009, chiudendo per sempre un capitolo fondamentale dell’archeologia informatica italiana.
Fa un certo effetto pensare che le stringhe numeriche NUA con cui gli smanettoni di fine anni ’80 saltavano da una BBS all’altra fossero, in fondo, gli antenati dei nostri indirizzi IP; o che la richiesta di autorizzazione del Bancomat, oggi istantanea, un tempo attraversasse una rete a commutazione di pacchetto gestita in condominio tra SIP e Ministero delle Poste. ITAPAC รจ archeologia informatica, certo, ma รจ anche il promemoria di quanto in fretta diamo per scontata la connessione che oggi ci portiamo in tasca.
Fonte e crediti. Questo articolo riprende integralmente un contributo di Alex.vt, appassionato e memoria storica delle telecomunicazioni, veterano del forum di TLCworld, pubblicato originariamente sul suo sito storiaeattualita.it e nella sezione Storia della telefonia del nostro forum, dove trovi il thread originale e tanti altri racconti. Grazie ad Alex per averci permesso di condividerlo.