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Rete Mobile

Hanno inventato il transistor, oggi spariscono le targhe: l’ex CTO di Nokia denuncia lo smantellamento dei Bell Labs

redazione
Ultimo aggiornamento: 29/09/2026
redazione
8 Minuti di lettura
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Corridoio di un centro ricerche storico con i segni chiari delle targhe rimosse dalle pareti: i tagli di Nokia ai Bell Labs denunciati dall'ex CTO Weldon

Contents
Le targhe tolte dal muroIl paradosso: si taglia la ricerca mentre la spesa R&D sale

Nel 1947, in un laboratorio del New Jersey, tre fisici costruirono un aggeggio di germanio e fili d’oro che avrebbe cambiato la storia dell’umanità più di qualunque trattato: il transistor. Ne è passata di corrente nei circuiti — l’ex amministratore delegato di Nokia Pekka Lundmark amava ricordare che un iPhone fatto di valvole termoioniche sarebbe grande come l’Empire State Building, mentre di transistor, oggi, ne stipa a bordo diciotto miliardi. Quel laboratorio erano i Bell Labs, la più leggendaria fucina di ricerca del Novecento, passata a Nokia dieci anni fa con l’acquisizione di Alcatel-Lucent da 15,6 miliardi di euro. Ed è da lì che questa settimana è partito un grido d’allarme che nel settore non si sentiva da tempo: a lanciarlo è Marcus Weldon, presidente dei Bell Labs e chief technology officer di Nokia dal 2016 al 2021, che in un post su LinkedIn ha definito i tagli alla ricerca del suo ex datore di lavoro «scioccanti e senza precedenti», accusando l’attuale dirigenza di «voler cancellare la storia dell’organizzazione».

I numeri che Weldon mette in fila, raccolti da Light Reading, raccontano un dimagrimento silenzioso. Quando lasciò, nel 2021, la divisione ricerca contava più di 1.200 persone; oggi, secondo la sua stima costruita anche sui post di addio che sfilano su LinkedIn, ne resterebbero circa la metà — forse 600. Nessun annuncio pubblico, nessun comunicato: «l’ultima tornata di riduzioni», scrive, è «evidentissima» solo a chi osserva i profili degli ex dipendenti. Per capire quanto sia anomalo il ritmo, basta la prospettiva storica: alla fine degli anni Novanta, sotto Lucent, i Bell Labs contavano 24.000 addetti totali di cui 1.300 nella ricerca pura; in ventitré anni quella squadra si era ridotta di appena un centinaio di unità. Negli ultimi cinque, se le stime di Weldon sono corrette, ne ha perse fino a sei volte tante.

Le targhe tolte dal muro

C’è poi la parte simbolica, quella che ha fatto più rumore. Weldon racconta che il titolo di «President of Bell Labs» è stato abolito — al vertice, da qualche settimana, c’è Guru Parulkar, ex Intel, con un inquadramento diverso — e che sono state rimosse le targhe che onoravano i presidenti succedutisi dalla fondazione, nel 1925. Un secolo esatto di storia, quello che va dal primo laboratorio congiunto AT&T-Western Electric alle antenne del 5G, smontato dalle pareti. E riporta una confidenza che dice di aver inizialmente liquidato come diceria: un dirigente di primissimo piano avrebbe dichiarato che «i Bell Labs non hanno prodotto nulla di rilevante da quindici anni», e che perciò la guida sarebbe cambiata. «Non si tratta di me — scrive Weldon, mettendo le mani avanti — io ero senz’altro tra i minori in una lista di pionieri dell’era digitale, i cui grandi andrebbero celebrati per sempre, non sminuiti e rimossi».

Nokia ha risposto con una nota che non smentisce nulla nel merito: i Bell Labs «restano una parte profondamente importante» dell’azienda, si legge, e con Parulkar si apre «un nuovo capitolo» che unificherà i team di ricerca «sulla scienza e la tecnologia di rottura per l’era dell’AI, in linea con la strategia di lungo periodo». Tradotto: la direzione è cambiata davvero, e non è quella del secolo scorso.

Il paradosso: si taglia la ricerca mentre la spesa R&D sale

Il contesto rende la vicenda meno semplice di come apparirebbe. Nokia è nel pieno di una ristrutturazione che non risparmia nessuno: dagli 88.000 dipendenti del 2021 è scesa a 78.000 nel 2025, con l’obiettivo dichiarato di chiudere il 2026 attorno a quota 70.000, e il conto della ristrutturazione è stato alzato il mese scorso da 250 a 800 milioni di euro — di cui 350 destinati alla Cina, da dove il gruppo sta uscendo pezzo dopo pezzo, sedi comprese. Eppure, ed è qui il paradosso, la spesa complessiva in ricerca e sviluppo sta salendo: dai 4,3 miliardi di euro del 2023 ai quasi 4,9 del 2025, con il primo semestre 2026 in crescita di un altro 6%. I soldi non mancano; stanno andando altrove. Meno ricerca di frontiera in stile Bell Labs, più sviluppo mirato su ciò che il mercato chiede adesso — data center, reti ottiche, e la scommessa sulle GPU di Nvidia per il 6G, arrivata insieme al miliardo di dollari che ha reso il colosso dei chip azionista di Nokia.

E qui la storia smette di essere una faccenda interna finlandese e diventa lo specchio di un’epoca. I Bell Labs del dopoguerra potevano permettersi di pagare gente che pensava in libertà — ne uscirono il transistor, il laser, la teoria dell’informazione di Shannon, Unix e il linguaggio C, il sensore CCD — perché alle spalle c’era il monopolio telefonico americano, una rendita che finanziava la curiosità. Oggi quella rendita ce l’hanno altri: Microsoft ha chiuso l’ultimo anno fiscale con quasi 36 miliardi di dollari di ricerca e sviluppo, Alphabet ha superato i 49, la stessa Nvidia viaggia a 18,5. Un vendor di apparati che fattura poco più di 4,8 miliardi di euro a trimestre — e che nell’ultimo ha perso 50 milioni a livello operativo — semplicemente non gioca più in quel campionato, per quanto il mercato degli apparati sia tornato a crescere.

Come redazione, fatichiamo a dare torto a entrambi, ed è questo il punto amaro. Ha ragione Weldon: cancellare targhe e titoli di un’istituzione centenaria è un gesto miope, perché il prestigio dei Bell Labs era una delle poche monete pregiate rimaste a Nokia per attrarre i cervelli che l’era dell’AI si contende a suon di milioni. Ma ha le sue ragioni anche chi, a Espoo, guarda i conti: la ricerca senza orizzonte commerciale era figlia di un mondo in cui le telecomunicazioni erano il centro dell’economia, e quel mondo non esiste più. La domanda vera, per l’Europa che di Nokia ed Ericsson ha fatto i suoi campioni tecnologici, è un’altra: se persino l’erede del transistor non può più permettersi di pensare a dieci anni, chi lo farà da questa parte dell’Atlantico? «Tempi tristi, quelli in cui viviamo», chiude Weldon. Sul muro spoglio del New Jersey, in effetti, è difficile dargli torto.

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