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Rete Mobile

Spegnere la corsia veloce dove la cella è piena? Jio, Airtel e Vodafone Idea bocciano le regole indiane sullo slicing 5G

redazione
Ultimo aggiornamento: 05/09/2026
redazione
8 Minuti di lettura
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Slicing 5G in India: autostrada urbana congestionata con una corsia libera e antenne per telefonia mobile sui tetti al tramonto

Il 10 agosto avevamo raccontato la bozza con cui TRAI vuole dettare le regole del network slicing 5G: la corsia veloce si vende solo dove la strada è larga abbastanza per tutti, e dove la cella è piena la corsia si spegne. Ora è arrivata la risposta dei gestori, ed è un no a tre voci. Con lettere datate 2 settembre e rese note ieri da Mint, Reliance Jio, Bharti Airtel e Vodafone Idea chiedono di cancellare il cuore della proposta. La partita è indiana, ma la domanda è la stessa che si pone Londra con gli abbonamenti a velocità garantita e che BEREC sta affrontando a Bruxelles: in una cella congestionata, chi paga il conto quando qualcuno ha comprato la precedenza?

Contents
Le regole contestate, in breve“Una metrica interna, non l’esperienza del cliente”Dove i gestori hanno ragione, e dove noL’Europa non ha la regola, ma ci sta lavorandoIl commento della redazione

Le regole contestate, in breve

Il meccanismo, ricostruito ad agosto da Light Reading e da Business Standard, ruota attorno all’occupazione dei PRB, i blocchi di risorse fisiche con cui una cella distribuisce la banda tra gli utenti. Se in una cella 5G l’occupazione supera l’80% nell’ora di punta per almeno cinque giorni in un mese, il gestore deve aggiungere capacità; in ogni area di servizio non più dell’1% delle celle può superare quella soglia; se dopo trenta giorni la congestione non rientra, le corsie preferenziali su quell’antenna vanno sospese finché non viene potenziata. E prima di lanciare qualsiasi nuova slice il gestore deve dimostrare di avere capacità sufficiente e avvisare TRAI con 21 giorni di anticipo. La bozza nasce dalla Fast Lane di Airtel, il servizio consumer basato sullo slicing del 5G standalone lanciato a maggio come Priority Postpaid, che ha riacceso il dibattito sulla neutralità della rete al punto che il Dipartimento delle Telecomunicazioni ha chiesto a TRAI di rivedere l’intero quadro.

“Una metrica interna, non l’esperienza del cliente”

Jio scrive che l’obbligo va “contro la lettera e lo spirito” dell’uso efficiente dello spettro e della neutralità tecnologica, e aggiunge l’argomento che regge tutta la posizione dell’industria: l’occupazione dei PRB “è una metrica interna delle risorse radio, non una misura diretta dell’esperienza del cliente o del degrado del servizio”. Il preavviso di 21 giorni, sostiene, rallenterebbe i lanci e costringerebbe a rivelare in anticipo parametri commercialmente sensibili.

Airtel, per bocca del suo responsabile regolatorio Rahul Vatts, va oltre: se una slice degrada davvero il servizio agli abbonati ordinari, il degrado si vede nei parametri che il cliente percepisce, velocità e disponibilità, quindi non serve “un meccanismo regolatorio ex ante separato”. E fa notare che TRAI non ha indicato alcun precedente internazionale: la proposta “non riflette la prassi regolatoria globale consolidata, introduce piuttosto un vincolo senza precedenti”. Vodafone Idea chiede di cancellare il parametro, o in alternativa un approccio “basato sui risultati”, con soglie che scattino solo dove esiste una vera contesa di risorse e non nel normale funzionamento della rete.

Il fronte comune non sorprende. Quando Airtel ha lanciato Priority Postpaid, la rivale Jio si è schierata a suo favore scrivendo al Dipartimento che i servizi basati sullo slicing sono “un esercizio legittimo delle capacità della rete 5G”. Tutti e tre hanno speso miliardi in spettro e rete, e lo slicing è una delle poche vie, insieme all’FWA, per farsi ripagare: lo abbiamo visto a proposito dell’IPO record di Jio, i cui proventi andranno proprio al debito della rete. Nel pacchetto i gestori contestano anche il resto: le mappe di copertura con precisione puntuale sopra il 98%, il nuovo indicatore per le chiamate mute, i reclami di fatturazione da chiudere in una settimana e i rimborsi automatici per i grandi disservizi.

Dove i gestori hanno ragione, e dove no

Sull’80% dei PRB l’industria ha ragione nel merito: è una fotografia dell’uso della risorsa, non del disservizio, e una cella che lavora al 90% servendo bene tutti non è un problema da risolvere. Nella nostra guida a leggere il segnale dal modem abbiamo spiegato quanto sia scivoloso trasformare una singola metrica radio in un verdetto. Ma l’alternativa proposta, aspettare che il degrado emerga nei parametri percepiti dal cliente, ha un difetto speculare: chi paga la corsia veloce non si lamenterà mai, e chi subisce il rallentamento non ha modo di sapere che la sua velocità è calata perché qualcun altro ha la precedenza. E resta la frase con cui l’amministratore delegato di Airtel India, Shashwat Sharma, aveva descritto il prodotto nella call sui risultati: a rete scarica lo slicing non fa differenza, la fa “quando le reti si congestionano e sei in mezzo alla folla”. Cioè esattamente nelle celle che TRAI vorrebbe escludere.

L’Europa non ha la regola, ma ci sta lavorando

Giovedì abbiamo raccontato SuperMobile di VodafoneThree, la risposta a EE con la velocità minima scritta nel contratto. Né nel Regno Unito né nell’Unione Europea esiste però una soglia di congestione oltre la quale la corsia veloce va sospesa. Il regolamento europeo sull’internet aperto del 2015 consente i servizi specializzati a due condizioni, che l’ottimizzazione sia oggettivamente necessaria e che ci sia capacità sufficiente per offrirli senza degradare l’accesso degli altri; e BEREC ha messo in consultazione quest’estate una guida aggiuntiva sullo slicing 5G, premettendo che finora non c’è “alcuna prova concreta” che il regolamento ostacoli la tecnologia. La bozza di TRAI cita proprio Unione Europea, Regno Unito, Francia e Stati Uniti come giurisdizioni che riconoscono lo slicing ma chiedono salvaguardie per l’utente generico; Airtel ribatte che nessuna di quelle salvaguardie somiglia a una soglia con spegnimento automatico. Hanno ragione entrambi: il principio è condiviso, la regola operativa no. Secondo la stampa indiana le controrepliche sono attese entro il 7 settembre, con l’obiettivo di far entrare in vigore le norme dal primo ottobre.

Il commento della redazione

La nostra impressione è che TRAI abbia sbagliato lo strumento ma centrato il problema. L’80% finirà negoziato al ribasso o riscritto, e il preavviso di 21 giorni è un freno burocratico difficile da difendere. Però il principio che sta sotto, cioè che chi vende la precedenza deve dimostrare di avere capacità per tutti prima di venderla, è lo stesso della regola europea, solo che nessuno l’ha mai tradotto in un obbligo misurabile. L’India sta facendo da laboratorio: se la soglia sopravvive alla consultazione, avremo per la prima volta un regolatore che spegne le corsie veloci dove la strada è piena; se non sopravvive, avremo la conferma che lo slicing consumer si regola, per ora, sulla parola degli operatori. In entrambi i casi, la prossima volta che un abbonamento premium promette una rete “che non rallenta nella folla”, vale la pena chiedersi da dove arrivano quei megabit.

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