
In Francia lo spegnimento del 2G non è più una data sul calendario: in nove dipartimenti del sud-ovest è già successo, e da questa settimana tocca al resto del Paese. È in questo momento, «a tre mesi dallo spegnimento annunciato delle reti 2G nella Francia metropolitana», che l’Arcep, il regolatore francese, ha pubblicato il 24 settembre la quinta edizione del suo osservatorio trimestrale delle SIM 2G e 3G: un conteggio, aggiornato a fine giugno 2026, di quante schede stanno ancora dentro apparecchi che sanno parlare solo con le reti che stanno per sparire. La risposta è 3,9 milioni. Un anno prima erano 5,9.
I numeri: un terzo in meno in dodici mesi
L’osservatorio conta le SIM dei clienti di Bouygues Telecom, Free Mobile, Orange e SFR installate su dispositivi compatibili solo con il 2G, oppure solo con 2G e 3G. Gli apparecchi «solo 2G» attivi sono scesi del 41,4 per cento in un anno, da 2,9 a 1,7 milioni, con un calo di 327.000 unità nel secondo trimestre dopo i 413.000 del primo. Il dettaglio dice dove sta il problema: le macchine, più delle persone. I dispositivi M2M solo 2G, cioè contatori, allarmi, terminali e sensori, sono calati del 50 per cento in un anno e pesano ancora per il 2,4 per cento dell’intero parco M2M; i telefoni solo 2G per voce, SMS e navigazione sono scesi del 35,5 per cento e valgono ormai l’1,3 per cento della base. Poi c’è la seconda ondata, quella del 3G, con i primi spegnimenti previsti nel 2028: gli apparecchi «3G/2G» calano più lentamente, meno 283.000 unità nel trimestre, e restano 1,39 milioni tra le macchine e 850.000 tra i telefoni. Anche qui il ritmo accelera, con il calo trimestrale delle M2M passato dal 5,8 al 14,2 per cento. Sommando tutto, il parco da migrare si è ridotto di un terzo in un anno, e più della metà del calo del trimestre è venuto dai dispositivi solo 2G.
Il calendario, operatore per operatore
La tabella che l’Arcep tiene aggiornata nella sua scheda per i consumatori racconta un Paese che ha scelto la gradualità geografica invece del giorno X. Orange, la prima a muoversi, ha spento il 2G a Bayonne, Anglet e Biarritz il 31 marzo, nei dipartimenti dei Pirenei Atlantici e delle Landes il 12 maggio e in altri sette dipartimenti del sud-ovest il 9 giugno; per la generalizzazione a tutta la Francia metropolitana l’Arcep indica una finestra «da fine settembre a fine dicembre 2026», mentre la pagina wholesale di Orange parla di un’estensione programmata «dal 22 settembre al 20 ottobre». Bouygues Telecom comincia il 15 novembre da Brest, Guipavas, Nancy e Vandœuvre-lès-Nancy e generalizza tra il primo e il 15 dicembre; SFR ha in programma la chiusura per il 15 novembre; Free Mobile non ha una rete 2G propria e segue il calendario di Orange. Per il 3G le date sono più lontane e più sparse: Orange nel 2028, SFR a fine 2028, Bouygues a fine 2029, Free non ha ancora annunciato nulla. Nei territori d’oltremare la storia è già più avanti e fa da banco di prova: alla Riunione Orange ha completato lo spegnimento del 2G nell’ottobre 2025 dopo un primo 80 per cento a fine 2024; Digicel ha già chiuso il 2G in Guadalupa a maggio 2025, in Martinica a giugno 2025 e in Guyana a dicembre 2025; Orange, nelle Antille e in Guyana, ha fatto una prima fase ad aprile e maggio nei capoluoghi e spegne ovunque il 26 settembre, cioè domani.
Un dettaglio di metodo: l’osservatorio conta le SIM installate sui dispositivi, non i clienti. Una stessa persona può avere un telefono 4G in tasca e un allarme 2G in garage, e nel conteggio pesa per una scheda sola, quella dell’allarme. È il modo più onesto di misurare il problema, perché quello che si spegne a dicembre non è «il 2G della nonna», ma soprattutto il parco di oggetti che nessuno ha mai pensato di aggiornare.
La scheda dell’Arcep spiega anche perché il regolatore non teme buchi di copertura: gli operatori hanno annunciato i piani a partire dal 2022, la 4G e la 5G hanno già assorbito «l’essenziale» di chiamate, SMS e internet mobile, e «più del 99,8 per cento dei siti 2G e 3G è equipaggiato con la 4G». L’osservatorio serve a un’altra cosa: misurare se le campagne con cui gli operatori avvisano i clienti funzionano, trimestre dopo trimestre, e chi resta indietro.
Il commento della redazione
Ci sono due cose che ci piacciono di questo modo di fare. La prima è che il regolatore conta. Non «stima», non «ritiene»: pubblica ogni tre mesi quanti apparecchi restano appesi al 2G, divisi tra telefoni e macchine, e li mette in relazione con la data dello spegnimento. Quando entro dicembre l’ultima BTS 2G della Francia metropolitana verrà spenta, si saprà quante SIM erano ancora là fuori, e di chi. La seconda è la sequenza geografica: nove dipartimenti prima, il resto dopo, con mesi di distanza per imparare dagli errori. È il contrario dello spegnimento a sorpresa, e la lezione australiana sul Triple Zero, che abbiamo raccontato più volte, dice quanto costa fare diversamente.
Il numero che vale la pena tenere a mente è l’1,7 milioni di dispositivi solo 2G a tre mesi dalla fine, dopo quattro anni di preavviso: la coda lunga non si azzera, si gestisce. E il fatto che il 2,4 per cento delle macchine connesse sia ancora su una rete che chiude a dicembre spiega perché l’Europa abbia dovuto riscrivere in fretta le regole dell’eCall delle auto, come notavamo la settimana scorsa. Sulla nostra mappa degli spegnimenti nel mondo la Francia è in prima fila per il 2G in Europa; da dicembre sarà anche il primo grande mercato del continente a poter dire quanti clienti si sono persi per strada, perché qualcuno li ha contati.