
Ottantamila reti 5G private giร accese nelle fabbriche, e un piano di Stato che ne promette cinquantamila entro il 2030. Letti di fila, i due numeri sembrano un errore di battitura. Non lo sono: raccontano invece che cosa la Cina intende oggi per rete privata e che cosa vorrebbe che diventasse. Il governo di Pechino ha varato un programma pilota per le reti 5G industriali “indipendenti”, cioรจ con stazioni radio base e core network di proprietร dell’azienda, capaci di funzionare senza appoggiarsi alla rete pubblica degli operatori. ร il passaggio dal 5G in affitto al 5G in casa, e la stampa specializzata, da Light Reading a Corriere Comunicazioni, ci รจ tornata sopra in queste ore per un motivo preciso: nel piano manca la parola che conta piรน di tutte, frequenze.
Dalla fetta di rete pubblica alla rete tutta propria
Il programma รจ firmato da cinque amministrazioni centrali guidate dal ministero dell’Industria e dell’Information Technology, il MIIT, insieme al ministero dei Trasporti, alla commissione che vigila sulle imprese di Stato, all’Amministrazione nazionale per l’energia e all’ente che presiede la scienza e la tecnologia della difesa. La definizione contenuta nell’avviso, riportata dall’agenzia Xinhua, รจ la parte piรน interessante: una rete 5G industriale indipendente รจ quella in cui l’impresa guida la costruzione della rete di accesso e del core, e che puรฒ operare senza dipendere dalla rete pubblica. Fino a oggi, spiega Light Reading citando l’annuncio del MIIT, il modello dominante in Cina era la porzione di rete pubblica riservata a un cliente, quello che gli operatori chiamano network slicing, oppure formule ibride con qualche apparato locale ma il cervello della rete sempre dalla parte del gestore.
Le installazioni pilota dovranno comprendere BTS 5G, core network ed edge computing, e dovranno integrarsi con le tecnologie giร presenti negli stabilimenti, dalle reti ottiche industriali all’Industrial Ethernet. L’avviso indica anche le funzioni dell’evoluzione 5G-Advanced su cui puntare, come il sensing integrato nelle comunicazioni, l’Internet delle cose passivo e il posizionamento ad alta precisione, e chiede piattaforme di gestione dedicate, modelli di sicurezza a fiducia zero e crittografia commerciale. I destinatari sono le grandi e grandissime imprese di settori come materie prime, costruzione di macchinari, beni di consumo, elettronica, difesa, energia e trasporti.
I numeri del piano, e quel paradosso degli ottantamila
Il pilota si innesta in un piano piรน ampio, pubblicato a fine giugno da otto dipartimenti dell’amministrazione centrale, che secondo China Daily fissa due obiettivi al 2030: cinquantamila reti 5G private industriali e un valore aggiunto del comparto Industrial Internet oltre i 2.500 miliardi di yuan, circa 370 miliardi di dollari, contro i 1.670 miliardi di fine 2025. Entro la stessa data le applicazioni dovranno coprire tutte le 207 sottocategorie industriali censite nel Paese, con la nascita di circa cinque piattaforme di Industrial Internet di rilievo internazionale. Alla fine del 2025 le “fabbriche 5G” riconosciute erano 1.260.
Ed eccoci al paradosso. Sempre secondo Light Reading, che cita la stampa locale, alla fine di giugno in Cina risultavano giร dispiegate circa ottantamila reti private 5G per l’industria, con altri ventiseimila progetti “5G piรน Industrial Internet” in costruzione. Come si concilia un obiettivo di cinquantamila con un parco di ottantamila giร esistente? La spiegazione piรน plausibile sta proprio nella definizione dell’avviso: le ottantamila sono in larghissima parte reti virtuali o ibride, cioรจ slicing e varianti costruite sopra la rete e lo spettro di China Mobile, China Telecom e China Unicom. Il piano non chiede di aggiungerne altre cinquantamila di quel tipo, ma di far nascere una generazione diversa, con il core in fabbrica. Il conteggio, in altre parole, riparte quasi da zero. Dove vuole arrivare Pechino lo abbiamo visto con il 5G-A dei robot umanoidi: la rete indipendente รจ il pezzo che manca.
Il nodo che il ministero non scioglie
Una rete mobile indipendente ha bisogno di uno spettro indipendente, altrimenti l’indipendenza รจ sulla carta. Ed รจ qui che il programma, almeno nella versione pubblicata, si ferma. Light Reading ricorda che un esercizio precedente, avviato all’inizio del 2025, aveva giร invocato l’attuazione ordinata di sperimentazioni private con la partecipazione diretta delle imprese, e aveva sollecitato il rilascio di frequenze a nuovi soggetti o ad aziende che volessero gestire da sรฉ la propria rete. Da allora, scrive Robert Clark, non sembra essere uscito nulla, se non la dimostrazione di quanto sia difficile strappare frequenze alla presa del Bureau of Radio Regulation del MIIT, custode di tutte le risorse radio del Paese. Il nuovo avviso non dice attraverso quale meccanismo un’impresa industriale potrร ottenere le frequenze per la propria BTS. Puรฒ darsi che il Bureau e gli operatori siano ora disposti ad aprire, ma, conclude Light Reading, oggi non sembra l’esito piรน probabile.
Il confronto con l’Europa aiuta a capire quanto pesi quel vuoto. In Germania la Bundesnetzagentur riserva la banda 3,7-3,8 GHz alle reti locali e le assegnazioni alle imprese si contano in centinaia, non in decine di migliaia: pochi numeri, ma reti davvero indipendenti, con lo spettro in mano a chi le possiede. La Cina ha fatto il percorso inverso: prima ottantamila reti sopra lo spettro degli operatori, poi, solo adesso, il tentativo di spostarne il core dentro la fabbrica. Il mercato mondiale delle reti private, lo abbiamo raccontato ad agosto, vale decine di miliardi al 2030, e il modo in cui Pechino risolverร la questione delle frequenze deciderร quanta parte di quel valore resterร ai tre operatori statali e quanta passerร ai fornitori di apparati e ai grandi gruppi industriali.
Il commento della redazione
Noi la leggiamo cosรฌ: la Cina ha capito prima e meglio di altri che il 5G nell’industria si vende come infrastruttura, non come abbonamento, e i numeri lo dimostrano. Ma i numeri, questa volta, dicono anche un’altra cosa: che ottantamila reti “private” costruite sopra lo spettro pubblico sono, nella sostanza, ottantamila clienti degli operatori con un contratto piรน sofisticato. Chiamarle indipendenti, anche con il core in fabbrica, finchรฉ la frequenza resta a Pechino รจ un esercizio di vocabolario. Il pilota รจ onesto nel dichiarare che serve altro, e reticente nel dire come.
La parte che ci incuriosisce davvero รจ il fronte dei costi. Un core 5G Standalone, come abbiamo visto con i dati Dell’Oro, ha giร assorbito negli operatori una spesa del 208% superiore a quella del core 4G allo stesso punto del ciclo; chiederne uno a ogni grande fabbrica significa moltiplicare quel costo per migliaia di impianti, e fare dei fornitori di apparati i veri destinatari del piano. Se il Bureau of Radio Regulation aprirร davvero le frequenze, la Cina avrร nel giro di pochi anni il piรน grande laboratorio al mondo di reti mobili gestite da chi produce, non da chi connette. Se non lo farร , avrร cinquantamila reti nuove con lo stesso padrone di prima. La differenza tra i due scenari sta in una riga che nell’avviso, per ora, non c’รจ.