
Un palo di dodici metri, qualche pannello solare, una batteria e un’antenna puntata verso il cielo. Niente traliccio, niente fibra, niente allacciamento alla rete elettrica. È il sito 5G che U Mobile, l’operatore malese, e ZTE hanno montato davanti a una scuola elementare del Sarawak e a una sala comunitaria del Sabah, nella parte di Malaysia che sta sull’isola del Borneo, e che Developing Telecoms racconta stamattina come prova di concetto conclusa. I numeri sono modesti, e proprio per questo interessanti: 134 megabit al secondo di picco in download, fino a 52 ore di autonomia senza sole, tre giorni per accendere il sito.
Che cosa hanno provato, e dove
Secondo la dichiarazione dell’operatore ripresa dal quotidiano The Star, il sito funziona in modo del tutto indipendente sia dalla rete elettrica nazionale sia dalla fibra terrestre: l’energia arriva dai pannelli, con un sistema di accumulo ad alta efficienza che regge fino a 52 ore senza luce, a seconda della configurazione, e il traffico raggiunge la core network di U Mobile attraverso un collegamento satellitare di backhaul. Le due località scelte sono SK Mentu, una scuola primaria a Sebuyau, nel Sarawak, e il Balai Kebudayaan Iburu, una sala della comunità a Sipitang, nel Sabah. In entrambi i casi i tecnici hanno installato una struttura leggera a palo da 12 metri al posto di una torre convenzionale, e il sito ha erogato insieme 4G e 5G.
Il dato su cui l’operatore insiste di più non è la velocità ma il tempo. Nella prova dal vivo un sito completo è stato installato e attivato in tre giorni, mentre, sempre secondo la nota di U Mobile, una tradizionale torre in area rurale può richiedere fino a un anno fra acquisizione del terreno, costruzione della struttura, posa della fibra e allacciamento elettrico. «Questa prova di concetto dimostra come un sito off-grid alimentato al 100% da energia verde possa essere installato rapidamente continuando a offrire connettività 4G e 5G affidabile», ha detto il direttore tecnico Woon Ooi Yuen, che lega l’esperimento all’espansione della rete ULTRA5G dell’operatore. Tey Khang Lian, responsabile marketing di ZTE Malaysia, ha parlato dell’integrazione fra fotovoltaico, accumulo e trasmissione satellitare come risposta agli «ostacoli infrastrutturali primari» delle aree remote. Le due aziende indicano anche un secondo uso, l’emergenza: unità portatili da schierare dove un disastro ha messo fuori uso l’infrastruttura esistente.
Perché 134 megabit sono una cifra onesta
Chi è abituato ai titoli sulle prime mondiali potrebbe sorridere davanti a un picco di 134 Mbit/s. Sarebbe un errore. Un sito che vive di sole e satellite ha due vincoli che una BTS urbana non conosce. Il primo è l’energia: ogni watt speso in radio, in raffreddamento e in elaborazione va prodotto dai pannelli e messo da parte per la notte, quindi la potenza e il numero di portanti si dimensionano al ribasso. Il secondo è il backhaul: per quanto il 5G sull’aria possa correre, non può consegnare più di quanto il collegamento satellitare porta alla core network, ed è ragionevole pensare che sia questa la tacca che fissa il picco, anche se il comunicato non lo dice e noi non lo affermiamo. Il risultato è una cella che serve una scuola o un villaggio con prestazioni da buon 4G, non un record. Per una comunità che oggi non ha nulla, è esattamente ciò che serve.
C’è poi un contesto che rende la prova più significativa. Da luglio U Mobile gestisce la seconda rete 5G della Malaysia, dopo l’uscita dal modello a rete unica nazionale, e deve quindi costruire copertura in proprio anche dove costa di più. Le due località scelte, una scuola e una sala comunitaria in Borneo, dicono già a chi è rivolto l’esperimento: comunità che oggi aspettano, e che secondo ZTE Malaysia rientrano negli obiettivi nazionali di inclusione digitale. È un banco di prova naturale per un sito che rinuncia sia al cavo sia alla corrente.
Lo stesso problema, dall’altra parte del mondo
La coincidenza con quello che abbiamo raccontato ieri è quasi didattica. In Lombardia la sperimentazione di Fastweb e Telespazio usa il satellite come dorsale condivisa per interi borghi, lasciando a fibra e wireless l’ultimo tratto; in Malaysia il satellite fa da dorsale a una singola BTS che porta il 5G direttamente ai telefoni. Sono due risposte alla stessa domanda, come si collega un posto dove tirare un cavo non conviene, e in entrambi i casi il collo di bottiglia è lo stesso: la capacità condivisa in salita verso il satellite. I lombardi lo hanno visto nell’upload sotto carico; sul sito malese il comunicato non entra nel dettaglio, e resta la nostra ipotesi. La differenza sta nel modello: pubblico e wholesale da noi, operatore che si costruisce la copertura in casa laggiù.
Il commento della redazione
Ci convince l’idea del sito leggero più di quanto ci convincano i pannelli solari, che sono la parte facile. Un palo di dodici metri al posto di un traliccio cambia i tempi e i permessi, e tre giorni al posto di un anno è la cifra che un operatore rurale guarda davvero. Restano le domande che una prova di concetto non chiude: quanto costa la capacità satellitare al mese per ogni sito, quanti utenti reggono insieme, che cosa succede dopo tre giorni di pioggia tropicale, quando le 52 ore di batteria finiscono. U Mobile non ha indicato date né numeri di siti per un dispiegamento vero, e noi non li ipotizziamo. Ma la direzione è quella giusta: portare la rete dove sta la gente, con quello che il posto offre, invece di aspettare che arrivino cavo e corrente. Anche nelle nostre montagne c’è più di un paese che firmerebbe per 134 megabit stabili in tre giorni.