
Ieri avevamo letto i due nuovi Snapdragon dal modem e ne avevamo ricavato una regola: la scheda del chip è il punto di partenza, il telefono è il punto di arrivo. Non abbiamo dovuto aspettare molto per metterla alla prova. Poche ore dopo la presentazione alle Hawaii, Xiaomi ha lanciato in Cina i primi telefoni con i chip a 2 nanometri di Qualcomm: lo Xiaomi 18 Pro con lo Snapdragon 8 Elite Gen 6 e lo Xiaomi 18 Pro Max con l’Extreme Gen 6, come riporta GSMArena. Sono i primi al mondo con quei processori, e per questo ci interessano meno per le fotocamere Leica da 200 megapixel e più per una domanda semplice: di tutto ciò che il chip promette, quanto è arrivato nel telefono?
Che cosa c’è nelle schede
Le schede pubblicate dalle testate che erano al lancio concordano. Secondo FoneArena, la memoria è LPDDR5X da 12 o 16 GB e lo storage è UFS 4.1 in tagli da 256 GB a 1 TB; la connettività elenca 5G SA e NSA, doppio 4G VoLTE, Wi-Fi 7, Bluetooth 6.0, UWB, NFC e la navigazione satellitare multi-costellazione con GPS L1 e L5. La SIM è doppia, nano più nano. Gizmochina aggiunge alla lista il 5G-A e il roaming globale, e conferma LPDDR5X e UFS 4.1 anche sul Pro Max. Il resto è quello di una gamma di punta cinese del 2026: schermi LTPO da 6,4 e 6,9 pollici a 4.000 nit con una protezione della privacy a livello hardware che restringe l’angolo di visione, un secondo schermo sul retro da 2,7 e 2,9 pollici, batterie al silicio-carbonio da 7.000 e 8.500 mAh con ricarica a 100 W via cavo e 50 W senza fili, protezione IP66, IP68 e IP69. I prezzi cinesi partono da 5.999 yuan per il Pro e 6.999 per il Pro Max, e GSMArena riporta che un lancio globale seguirà entro l’anno.
La lista delle cose che il chip sa fare e il telefono no
Ora mettiamo la scheda del telefono accanto a quella del chip che avevamo letto ieri. Lo Snapdragon 8 Elite Gen 6 supporta memorie LPDDR6 e storage UFS 5.0: gli Xiaomi 18 Pro montano LPDDR5X e UFS 4.1, cioè la generazione precedente su entrambi i fronti. Il sistema FastConnect 8800 del chip è pronto per il Wi-Fi 8: le schede di Xiaomi dicono Wi-Fi 7. Il modem X105 integra il 5G via satellite, sia NB-NTN sia NR-NTN: nelle schede pubblicate dalle tre testate non compare alcuna funzione di comunicazione satellitare, e noi non la scriviamo finché non la vediamo in un documento ufficiale. È la stessa fotografia che avevamo scattato due giorni fa al vivo X500 con il Dimensity 9600 Pro: UFS 4.1 nonostante il chip supporti l’UFS 5.0, e il satellite confinato in una versione speciale. Due produttori diversi, due chip diversi, la stessa scelta.
Non è un difetto di Xiaomi, ed è bene dirlo. Uno standard di memoria nuovo ha bisogno di componenti in volume e a prezzi sostenibili, e in questa stagione, con le memorie che rincarano su tutta la filiera, chi lancia un telefono a 5.999 yuan fa i suoi conti. Il Wi-Fi 8 è uno standard ancora in via di completamento, e il 5G via satellite dipende da accordi con operatori e costellazioni che il produttore deve chiudere mercato per mercato. Ma la conseguenza per chi legge le schede è netta: il “primo telefono con il chip a 2 nanometri” è tale per la CPU, la GPU e l’NPU, non per la memoria, non per il Wi-Fi e, salvo smentite, non per il satellite.
Quello che invece arriva davvero
Ciò che del chip passa per intero al telefono è la parte di calcolo e di gestione termica. FoneArena riporta i numeri che Xiaomi ha dichiarato sul palco: CPU fino a 5 GHz, GPU con il 35% di prestazioni in più e il 40% di consumi in meno, NPU con l’80% in più nell’inferenza, e un sistema di raffreddamento a pompa ad anello con una superficie di dissipazione da 4.355 millimetri quadrati sul Pro e 5.513 sul Pro Max, secondo Gizmochina. Ed è qui che il 2 nm ha una chance di farsi sentire: batterie da 7.000 e 8.500 mAh accoppiate a un chip che, stando a Qualcomm, consuma il 37% in meno a parità di lavoro sulla CPU. Se le promesse reggono, l’autonomia è l’argomento vero di questa generazione, esattamente come lo avevamo previsto per il vivo.
Sul modem, invece, la scheda non dice quasi nulla: 5G SA e NSA, 5G-A, e basta. Niente bande, niente combinazioni di aggregazione, niente indicazione se il ricevitore a sei antenne dell’X105 sia sfruttato per intero. Sono i dettagli che i produttori cinesi pubblicano raramente al lancio e che contano più di ogni altro per chi, come noi, giudica un telefono da come si comporta sotto un’antenna. Li andremo a leggere dal modem quando un esemplare passerà dalle nostre parti, come facciamo con tutti.
Il commento della redazione
Tre telefoni a 2 nanometri in tre giorni, vivo, Oppo e Xiaomi, e una costante che comincia a somigliare a una legge: il nodo produttivo nuovo arriva nel silicio, il resto della scheda resta un anno indietro. Non c’è nulla di scandaloso, è il modo in cui l’industria ha sempre funzionato, con i chip che precedono di una generazione le memorie e le reti che li circondano. Il problema è nel racconto, perché “primo telefono a 2 nm” suona come un salto completo e invece descrive un componente. Il consiglio che ci sentiamo di dare è di leggere le schede alla rovescia, dal fondo: prima la memoria, il Wi-Fi, il satellite e le bande, poi il nome del chip. Se lo si fa, si scopre che tra uno Xiaomi 18 Pro e un buon flagship dell’anno scorso la differenza sta quasi tutta nel processore e nella batteria, e che il modem, per quanto nuovo sulla carta, resta una promessa da verificare. Noi la verificheremo. Nel frattempo, il satellite: se Xiaomi lo ha attivato e le schede non lo dicono, saremo lieti di correggerci.
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