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Rete Mobile

Quasi metà dello spettro rinnovato senza gara fino al 2042: in Portogallo Digi minaccia di andarsene, l’Antitrust chiede aste e scadenze al 2033, e gli operatori storici parlano di «reti nel caos»

Paolo Federico Blago
Ultimo aggiornamento: 30/10/2026
Paolo Federico Blago
9 Minuti di lettura
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Belvedere di Lisbona con tram giallo e persone che guardano lo smartphone: ANACOM propone il rinnovo senza gara delle frequenze di MEO, NOS e Vodafone fino al 2042 e Digi minaccia di lasciare il Portogallo

Mentre in Italia si discute se rinnovare le frequenze mobili fino al 2037, in Portogallo il regolatore ANACOM ha già messo sul tavolo la sua proposta, e ha scatenato la rissa. Il progetto di decisione, in consultazione pubblica, rinnova senza gara i diritti d’uso di MEO, NOS e Vodafone che scadono nel 2027, portandoli al 2033 per alcune bande e al 2041-2042 per le altre. Il quarto operatore, la romena Digi, entrata nel 2024 e diventata in due anni il motore del ribasso dei prezzi, ha risposto con un avvertimento che nel settore non si sente spesso: se la decisione resta così, potrebbe lasciare il Paese. Le ultime puntate sono arrivate in settimana, con la replica dell’associazione degli operatori storici, Apritel, riportata da Tek, e la sintesi di Telecompaper.

Contents
Quasi metà dello spettro, rinnovata d’ufficioLa richiesta: aste con tetti, o il blocco dei 700La replica: «le reti nel caos»Il commento della redazione

Quasi metà dello spettro, rinnovata d’ufficio

I numeri li mette in fila Digi nel comunicato con cui ha presentato, venerdì 23 ottobre, uno studio della Lisbon Economics coordinato da Abel Mateus, primo presidente dell’Autorità portoghese per la concorrenza. La proposta ANACOM riguarda 487 MHz, il 48,7% dei mille MHz assegnati in Portogallo, e ne rinnova 467, di cui 140 che i titolari non avevano nemmeno chiesto. Sotto 1 GHz, la fascia che fa la copertura dentro gli edifici e fuori dalle città, vengono rinnovati 92 dei 112 MHz dei tre operatori storici. Il regolatore ha stimato il valore del rinnovo per i tre titolari in 550,3 milioni di euro, ma, osserva lo studio, non ha calcolato il costo della decisione per i consumatori.

La tabella dello squilibrio è la parte che Digi fa girare di più. Sotto 1 GHz MEO ha 50 MHz, NOS e Vodafone 60 ciascuna, Digi 10, con un blocco da 2×5 MHz a 700 MHz ancora da assegnare. Su tutte le bande i tre storici hanno fra 260 e 295 MHz a testa, Digi 165. L’operatore sostiene di avere il 5,6% dello spettro in uso sotto il gigahertz contro il 94,4% dei rivali, e di dover installare 437,6 stazioni per ogni MHz di banda bassa che possiede, contro una media di 99,7 degli incumbent: più di quattro volte tanto. Lo stesso Digi che, come raccontavamo a settembre, in ventidue mesi ha costruito più siti 5G di MEO.

La richiesta: aste con tetti, o il blocco dei 700

Lo studio non si limita a protestare. La richiesta principale è che i diritti in scadenza nel 2027 non siano rinnovati automaticamente ma riassegnati con una gara, con un tetto per gruppo di 2×25 MHz sotto 1 GHz e di 2×55 MHz FDD nelle bande 1800, 2100 e 2600, e un blocco riservato all’operatore con meno banda bassa. Dei 86 MHz sotto 1 GHz in scadenza, calcola Digi, i tre storici potrebbero ricomprarne 66 e ne verrebbero liberati 20, senza che nessuno scenda sotto i 50 MHz attuali. In alternativa, tre misure correttive: assegnare a Digi il blocco libero da 2×5 MHz a 700 MHz con obblighi di copertura, raddoppiandone la dotazione sotto il gigahertz; legare i rinnovi a obblighi di condivisione delle radio e dei siti, di spettro sotto 1 GHz in MOCN e di roaming nazionale fino al completamento della rete, con un’offerta all’ingrosso a condizioni eque; non rinnovare i 140 MHz che nessuno ha chiesto e allineare tutte le scadenze al 21 aprile 2033. Secondo lo studio, in un mercato tenuto aperto i consumatori guadagnerebbero fino a 3,5 miliardi di euro in quindici anni. Digi ricorda che nel 2025, primo anno pieno dopo il suo ingresso, il prezzo medio per accesso mobile è sceso del 4,8%, e che ad agosto 2026 i prezzi delle telecomunicazioni portoghesi calavano del 4,3% annuo contro un aumento medio europeo del 2,6%.

Digi non è sola. L’Autorità per la concorrenza (AdC), nei commenti depositati il 9 ottobre, ha raccomandato che parte dello spettro sia assegnata «con procedure competitive», con scadenze più brevi e rinnovi condizionati ad accordi di accesso alla rete, e ha indicato riserve e tetti di spettro come strumenti per limitare i comportamenti strategici di chi beneficia dei rinnovi. Il comunicato cita anche il BEREC, che a giugno ha concluso che il rinnovo automatico «ridurrebbe la contendibilità del mercato», e i precedenti di Germania, Irlanda e Belgio, oltre alla Spagna, dove nel 2024 la Commissione europea ha imposto un trasferimento di spettro proprio a Digi.

La replica: «le reti nel caos»

Gli operatori storici hanno risposto per bocca di Apritel con toni altrettanto netti. Non rinnovare i diritti che scadono nel 2027, sostiene l’associazione, lascerebbe MEO, NOS e Vodafone da marzo di quell’anno senza parte dello spettro necessario a far funzionare le reti: «le reti smetterebbero di funzionare per mancanza di capacità nelle aree metropolitane e la copertura territoriale sarebbe gravemente colpita, con la creazione di zone bianche in tutto il Paese». Un’asta, aggiunge, non garantirebbe comunque più spettro a Digi; servirebbe una redistribuzione amministrativa, che la legge non prevede e che Apritel definisce «inaccettabile». Quanto al blocco dei 700 MHz, Digi avrebbe potuto comprarlo nel 2021, insieme ad altra banda a 900, e avrebbe oggi 38 MHz sotto il gigahertz invece di 10; il roaming nazionale, poi, lo può già negoziare dal 2021 chiedendo l’intervento di ANACOM se non trova l’accordo.

Apritel contesta anche la tesi del mercato «congelato». Ci sono frequenze da assegnare, 10 MHz a 700 e 40 MHz a 3,5 GHz, e altre arriveranno, dai 600 MHz ai 2300 ai 26 GHz, fino alle bande per il 6G negli anni Trenta. E ribalta l’argomento dell’efficienza: Digi oggi trasporta 221 terabyte per MHz a trimestre, contro gli 855 di NOS, i 736 di MEO e i 680 di Vodafone; con lo spettro che ha, allineandosi alle migliori pratiche, potrebbe arrivare a una quota del 15%. I suoi 165 MHz, il 16,5% dello spettro mobile portoghese, sono in linea con la media del 18% dei quarti operatori europei. La decisione finale di ANACOM è attesa nelle prossime settimane.

Il commento della redazione

Il Portogallo sta facendo, con un anno di anticipo e in piccolo, il dibattito che l’Italia farà sulle frequenze del 2029, e le parti recitano copioni che conosciamo: gli operatori storici che chiedono certezza per investire, l’Antitrust che teme un mercato cristallizzato, e sullo sfondo la bozza europea che vorrebbe licenze di cinquant’anni. La differenza è che a Lisbona c’è un quarto operatore giovane che sulla banda bassa ha davvero poco, e che lo dice forte. Apritel ha un punto quando ricorda che nel 2021 Digi ha scelto di non comprare: le aste si vincono anche rinunciando, e poi non si può chiedere il conto al regolatore. Ma Digi e l’Antitrust ne hanno uno più grande: rinnovare d’ufficio quasi metà dello spettro per quindici anni, compresi 140 MHz che nessuno aveva chiesto, significa decidere oggi chi potrà fare concorrenza fino al 2042. Un regolatore può scegliere la stabilità, ed è legittimo; dovrebbe però almeno fare il conto che ANACOM non ha fatto, cioè quanto quella stabilità costa a chi paga la bolletta. È l’esercizio che toccherà anche ad AGCOM e al ministero, e la minaccia di Digi, credibile o no, serve a ricordare che un quarto operatore non è un dato di natura: si tiene in vita con lo spettro.

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