
Le radio che Dish Wireless aveva montato sui tralicci americani per costruire il quarto operatore 5G non sono più di Dish. Lo ha detto martedì 27 ottobre Steven Vondran, presidente e amministratore delegato di American Tower, nella call sui conti del terzo trimestre, rispondendo a un analista di Raymond James che gli chiedeva chi fosse il proprietario degli apparati rimasti sulle torri: «C’è un ordine di abbandono nella procedura fallimentare. Quindi sì, quell’equipaggiamento è nostro dalla data di quell’ordine». E a chi chiedeva se ci fosse qualche contenzioso aperto o se la società fosse libera di venderlo a chi vuole: «No, siamo a posto. Possiamo farne quello che vogliamo». La notizia, raccontata da Jeff Baumgartner su Light Reading, ha un destinatario che nessuno ha nominato ma tutti hanno in mente: SpaceX, che la settimana scorsa ha cominciato a trattare con le stesse tower company l’accesso a 80.000 siti per la rete terrestre di Starlink Mobile.
Da chi ha costruito a chi resta
Per capire come si arriva a un ordine di abbandono bisogna riavvolgere il nastro. Dish Wireless, la controllata di EchoStar che avrebbe dovuto essere il quarto operatore mobile degli Stati Uniti, ha chiesto il Chapter 11 il 30 giugno, dopo che la casa madre aveva venduto lo spettro ad AT&T e a SpaceX sotto la pressione di un’indagine della FCC. Dish ha poi smesso di pagare i canoni alle tower company sostenendo, ricostruisce Light Reading, che le cessioni di spettro di EchoStar configurassero una causa di forza maggiore che la liberava dai contratti; ne è seguita una raffica di cause da parte di American Tower, Crown Castle e SBA. Crown Castle, ricorda Wireless Estimator, aveva disdetto il contratto quadro con Dish già a gennaio e reclama nella procedura oltre 3,5 miliardi di dollari di canoni residui. Nella call lo stesso analista ha parlato di 24.000 siti accesi da Dish; Vondran non ha voluto dire quanti fossero su torri American Tower, «un attore significativo in quella costruzione».
Il conto per American Tower è nei numeri del trimestre: la perdita del cliente Dish pesa per 400 punti base sulla crescita organica negli Stati Uniti e Canada, rimasta a zero, mentre il gruppo nel suo insieme cresce grazie ai data center CoreSite e alza per la terza volta le previsioni dell’anno. Le radio abbandonate sono il residuo fisico di un inquilino andato via senza pagare: per la tower company valgono poco, per un nuovo inquilino con lo spettro giusto possono valere molto.
Perché lo spettro giusto ce l’ha SpaceX
È qui che entra la coincidenza che gli analisti hanno colto al volo. Secondo la nota di LightShed Partners citata da Light Reading, le radio lasciate da Dish supportano proprio le bande che SpaceX sta comprando: i 2 GHz acquisiti da EchoStar e gli 800 MHz di Grain Management, la banda bassa che entra nelle case e che Musk ha definito il biglietto per diventare un grande operatore mobile. «Comprare apparati compatibili già installati sulle torri potrebbe dare a SpaceX un vantaggio iniziale nella costruzione della rete terrestre», scrivono Walter Piecyk e Joe Galone, «e gettare un secchio d’acqua fredda sulla tempistica di quattro-sei anni e sulla stima di 300-500 miliardi di dollari di Verizon». Il riferimento è al discorso di Dan Schulman di lunedì, «nessuna bacchetta magica, nessuna scorciatoia», che aveva fatto i conti in tasca al progetto.
L’ordine di abbandono, aggiungono gli analisti, cambia anche il tavolo della trattativa: SpaceX «può ora negoziare direttamente con le tower company senza aspettare la fine della mediazione fallimentare» e, soprattutto, senza passare da Charlie Ergen, presidente di EchoStar e «negoziatore notoriamente duro», che fino a poco fa era in corsa come offerente di base, con un’offerta minima in contanti di 300 milioni di dollari, per la vendita di «sostanzialmente tutti» gli asset di Dish Wireless. Il loro consiglio a SpaceX è esplicito: comprare le radio compatibili e, in parallelo, firmare nuovi contratti di affitto come «kit di partenza» per accelerare.
Ottantamila siti, ma quali
Non tutti leggono il numero di Bloomberg alla lettera. Nick Del Deo di MoffettNathanson, sempre citato da Light Reading, osserva che gli 80.000 siti «potrebbero non essere tutti macrositi» ma includere small cell montate su tralicci o tetti, e che la cifra potrebbe essere un obiettivo di lungo periodo, con contratti che prevedono una crescita graduale, più che un piano a breve. Il dubbio è condiviso da chi i tralicci li affitta: Wireless Estimator, testata del settore infrastrutture, ha raccolto le voci di consulenti e gestori di torri che si chiedono se il piano sia una vera costruzione nazionale o una leva per ottenere un contratto MVNO da un operatore esistente. Ken Schmidt, di Steel in the Air, ricorda che i contratti di Dish con le tower company partivano da 1.500 dollari al mese per tre pannelli e qualche unità radio, e avverte che «le tower company hanno imparato la lezione nel modo più duro con Dish, e sospetto che stavolta si lasceranno convincere meno facilmente».
Vondran, dal canto suo, ha giocato di sponda. Nessun commento su trattative in corso con SpaceX, ma «siamo davvero entusiasti della prospettiva di avere forse un nuovo cliente su scala nazionale negli Stati Uniti», incoraggiati dalle dichiarazioni pubbliche e dai «passi concreti» con cui l’azienda sta costruendo «quella torta a strati di spettro» che serve a essere un attore credibile. E poi la frase da venditore: «chiunque voglia costruire una rete su scala nazionale verrà da American Tower come uno dei suoi fornitori di torri principali, se non il principale. Dovremmo essere la prima telefonata che tutti fanno». E sugli altri operatori satellitari: «chiunque abbia ambizioni nel wireless è probabilmente qualcuno con cui stiamo parlando».
Il commento della redazione
C’è una simmetria quasi perfetta in questa storia. Dish ha montato le radio su decine di migliaia di tralicci e poi ha venduto lo spettro, in parte proprio a SpaceX, lasciando gli apparati sulle torri. Ora quegli apparati appartengono a chi possiede i tralicci, e chi possiede lo spettro per cui erano stati progettati è SpaceX. La rete del quarto operatore fallito potrebbe diventare il kit di partenza del quarto operatore successivo, senza che Ergen possa dire la sua sul prezzo. Resta tutto da verificare: quante di quelle radio siano davvero riutilizzabili sulle bande di SpaceX, in che stato siano dopo mesi senza manutenzione, e se SpaceX voglia davvero una rete da 80.000 siti o solo la minaccia credibile di costruirla. Ma la risposta a Schulman, che lunedì aveva messo sul tavolo quattro-sei anni e mezzo trilione di dollari, è arrivata in ventiquattro ore e da un fornitore, non da Musk: una parte di quella rete è già in cima ai tralicci, e ha un proprietario disposto a venderla.
Fonti: Light Reading (Jeff Baumgartner), 28 ottobre 2026; trascrizione della call sui risultati del terzo trimestre di American Tower, 27 ottobre 2026; nota LightShed Partners del 27 ottobre 2026 e nota MoffettNathanson, citate da Light Reading; Wireless Estimator, ottobre 2026; Broadband Breakfast, 27 ottobre 2026.
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