
Dieci anni dopo aver reso gratuite le telefonate in India, Jio è andata in Borsa, e lo ha fatto con il collocamento più grande della storia del Paese. Mercoledì 28 ottobre le azioni di Jio Platforms hanno debuttato sul National Stock Exchange e sulla Borsa di Bombay a 1.358 rupie, il 21,36 per cento sopra il prezzo di collocamento di 1.119, e hanno chiuso la prima seduta con un rialzo intorno al 27 per cento, riferisce Developing Telecoms citando Reuters. L’offerta da 30.200 crore di rupie, 3,2 miliardi di dollari, ha superato il precedente record di Hyundai Motor India e ha fatto di Jio la seconda società indiana per capitalizzazione, 12,5 lakh crore al prezzo di apertura, al posto di Bharti Airtel, la rivale che aveva contribuito a spogliare di clienti. Con la quotazione, scrive The Hindu, il gruppo Reliance nel suo insieme vale circa 320 miliardi di dollari ed è tornato il primo conglomerato indiano davanti a Tata.
Cento minuti e un record mondiale
I numeri della sottoscrizione dicono quanto il mercato aspettasse questo collocamento. Il libro ordini si è riempito in cento minuti il primo giorno, il 21 ottobre, con gli istituzionali che hanno coperto la loro tranche in dieci minuti: «il più veloce nella storia dell’India», ha detto a Reuters una fonte vicina all’operazione, in un Paese dove le grandi IPO di solito partono lente, con Hyundai Motor India sottoscritta al 18 per cento a fine primo giorno e la stessa Borsa NSE al 42. Alla chiusura, secondo The Hindu, l’offerta ha stabilito un primato mondiale come prima IPO a ricevere oltre un crore di domande, dieci milioni, e le offerte complessive hanno superato i 78 miliardi di dollari per 3,2 miliardi di titoli disponibili. Il prezzo è stato fissato in cima alla forchetta di 1.065-1.119 rupie, che al collocamento valutava la società fino a 108,3 miliardi di dollari; al prezzo di chiusura del primo giorno, calcola Developing Telecoms, la capitalizzazione è intorno ai 137 miliardi.
«Il mio cuore trabocca di gratitudine», ha detto Akash Ambani, amministratore delegato di Jio Platforms, alla cerimonia della campanella, con accanto il padre Mukesh e il resto della famiglia. È la prima quotazione di una società del gruppo Reliance dal 2006, e Mukesh Ambani l’aveva promessa «entro cinque anni» nel 2019; il deposito previsto per marzo era slittato, scrive Reuters, perché la guerra in Iran aveva raffreddato l’appetito per le IPO. Il collocamento è arrivato in piena stagione delle feste indù, considerata di buon auspicio per gli acquisti, ma in un mercato azionario indiano fiacco da settimane: secondo il Financial Times, citato da Developing Telecoms, è per questo che Jio ha dovuto abbassare l’obiettivo di valutazione dai 150 miliardi di dollari di cui si parlava in estate.
Mezza India in tasca
Dietro la quotazione c’è un operatore che non ha paragoni fuori dalla Cina. Secondo i dati di settembre del regolatore TRAI, ripresi da Developing Telecoms, Jio ha circa 511,1 milioni di clienti mobili, contro i 494,3 milioni di Airtel, i poco più di 200 di Vodafone Idea e i 94,3 della pubblica BSNL: per numero di utenti in un solo Paese è seconda al mondo solo a China Mobile. A questi si aggiungono 29 milioni di clienti di banda larga domestica, il primato del settore e, a differenza del mobile ormai saturo, un numero che può ancora crescere molto. Circa il 90 per cento dei ricavi di Jio Platforms, ricorda Reuters, viene dalle telecomunicazioni: nell’esercizio chiuso a marzo la società ha guadagnato circa 3,2 miliardi di dollari su 15,5 miliardi di ricavi, e contribuisce a più di un terzo dell’utile annuo di Reliance Industries.
È il risultato di una guerra dei prezzi che abbiamo ricostruito al decimo compleanno dell’operatore: entrato nel mercato nel 2016 con dati quasi gratis e chiamate gratuite, Jio ha fatto fuori più di una dozzina di concorrenti e costretto Vodafone Idea a una convalescenza che passa ancora dai prestiti delle banche pubbliche. Meta, Google e KKR erano entrati nel capitale nel 2020. Ora, scrive il Financial Times, la società cerca crescita in un ventaglio più ampio di servizi, dall’intelligenza artificiale alla banda larga satellitare con una costellazione propria.
Dove vanno i soldi e cosa non dicono i numeri
Dei proventi netti, fino a 2,89 miliardi di dollari serviranno a ripagare i debiti bancari della controllata Reliance Jio Infocomm, la società che gestisce la rete. Ed è proprio sulla struttura finanziaria che un’analisi di GlobalData, pubblicata da Developing Telecoms alla vigilia del debutto, invita a guardare oltre i titoli. Jio ha circa 1,04 trilioni di rupie di pagamenti differiti per lo spettro, che non compaiono nel debito netto dichiarato, 95,39 miliardi di rupie a fine giugno, e che non saranno ripagati con i soldi dell’IPO. E c’è la questione fiscale: nell’esercizio 2026 la società ha registrato un utile ante imposte di 403,53 miliardi di rupie ma ha pagato in contanti solo 1,18 miliardi di tasse, grazie agli ammortamenti accelerati degli enormi investimenti in rete. Quello scudo, stima l’analista Murthy Grandhi, si esaurirà intorno all’esercizio 2029, spingendo le imposte annuali verso i 110 miliardi di rupie e oltre.
Per reggere quel peso serviranno altri aumenti di tariffa, e il primo è già in calendario: Jio dovrebbe alzare i prezzi di circa il 15 per cento a marzo. Secondo GlobalData, dieci rupie al mese in più per cliente valgono oltre 60 miliardi di rupie di ricavi aggiuntivi l’anno, con il rischio, in un mercato sensibile al prezzo, di frenare la crescita degli abbonati. A favore di Jio gioca un tasso di abbandono dell’1,67 per cento contro il 2,43 di Airtel, segno che l’ecosistema digitale trattiene gli utenti. Sulla valutazione, invece, l’analisi è più cauta: su utile Jio sembra più economica di Airtel, ma il confronto è falsato dalle tasse quasi nulle; sul rapporto tra valore d’impresa ed EBITDA, la misura con cui si confrontano gli operatori, paga un premio nonostante ricavi medi per utente e rendimento del capitale più bassi.
Il commento della redazione
Per chi segue le reti mobili, la quotazione di Jio è la chiusura di un ciclo cominciato nel 2016 con una domanda semplice: cosa succede se i dati costano quasi niente? La risposta, dieci anni dopo, sta nei 511 milioni di clienti e in un collocamento che gli investitori si sono contesi in cento minuti. Ma i numeri di GlobalData spiegano anche perché il nuovo ciclo sarà diverso dal primo. Un operatore che ha vinto abbassando i prezzi deve ora alzarli, perché lo spettro va pagato, lo scudo fiscale finisce e la Borsa chiede cassa. Il rincaro del 15 per cento di marzo è il primo test: se metà dell’India lo accetta senza cambiare operatore, come suggerisce quel tasso di abbandono, Jio avrà dimostrato di avere quello che il collocamento le ha già riconosciuto, il potere di fissare i prezzi di un intero mercato. Se invece i clienti cominciano a guardare Airtel e BSNL, la seconda società indiana per capitalizzazione scoprirà che la quotazione è più facile della quotidianità.
Fonti: Developing Telecoms, 29 ottobre 2026 (con dati Reuters, Financial Times e TRAI); The Hindu, 28 ottobre 2026; Reuters, 21 ottobre 2026; analisi GlobalData via Developing Telecoms, 23 ottobre 2026.
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