
Chi compra le frequenze deve costruire anche i centri dati. ร la condizione che l’Anatel, il regolatore brasiliano delle telecomunicazioni, vuole mettere nel bando per la parte alta della banda 6 GHz, e che venerdรฌ 16 ottobre, nell’audizione pubblica di Brasilia, i due operatori piรน grandi del Paese hanno contestato apertamente. Lo riportano Teletime e Tele.Sรญntese, ripresi ieri da Telecompaper. Vivo, cioรจ Telefรดnica Brasil, e Claro, il marchio di Amรฉrica Mรณvil, sostengono che gli obblighi legati a un’asta di spettro debbano servire a una cosa sola, la copertura mobile, e chiedono anche di spostare l’asta a dopo il 2030. L’Anatel risponde che senza capacitร di calcolo vicina agli utenti le reti del futuro restano a metร .
Settecento megahertz e un’idea nuova
Il bando รจ in consultazione pubblica dall’8 settembre, la numero 37 del 2026, e riguarda i 700 MHz fra 6.425 e 7.125 MHz, la stessa porzione di spettro che du ha appena acceso negli Emirati e su cui l’Europa discute ancora se dare il mobile o il Wi-Fi. Secondo la nota dell’Anatel, lo spettro รจ diviso in tre blocchi da 200 MHz e uno da 100, in lotti nazionali e regionali, con l’asta prevista entro il 2028 e gli obblighi consueti di reti di trasporto e copertura nei comuni e nelle localitร ancora male servite. La novitร sta in quello che l’agenzia chiama Compromesso di infrastruttura digitale regionale: chi vince dovrร finanziare centri dati nel Nord, nel Nordest e nel Centro-Ovest, le regioni piรน lontane dall’asse di San Paolo e Rio dove oggi si concentra il calcolo e l’interconnessione. Due i tipi previsti: i ยซnuclei regionali neutriยป, hub di aggregazione e scambio di traffico con punti di interconnessione e condizioni di accesso per i piccoli operatori e per gli enti pubblici di sanitร , istruzione e sicurezza; e i ยซnodi di bordoยป, strutture piรน piccole nei comuni-polo dell’interno.
Il ragionamento del regolatore รจ scritto nella proposta: l’infrastruttura di elaborazione e interconnessione รจ distribuita in modo diseguale fra le regioni, e una parte del traffico generato in certe localitร percorre distanze maggiori prima di trovare un punto di scambio. I soldi non andrebbero spesi a caso: la proposta prevede un ยซtest di addizionalitร ยป, cioรจ la verifica che in quella localitร non esistano giร progetti privati, e un criterio di deficit di redditivitร . In audizione, riporta Tele.Sรญntese, l’Anatel ha aggiunto i dettagli: gli operatori vincitori dovranno garantire una domanda minima pari al 30% della capacitร energizzata di ogni nucleo per i primi 60 mesi, dopo 36 mesi nessun gruppo potrร occupare piรน del 40% della capacitร , l’accesso dovrร restare aperto per almeno 15 anni con un’offerta di riferimento omologata dall’agenzia, e almeno l’80% dell’energia dovrร venire da fonti rinnovabili. A gestire i fondi sarebbe un’entitร costituita dagli stessi vincitori sotto la guida di un gruppo presieduto dall’Anatel, mentre la costruzione andrebbe a imprese specializzate scelte con gara.
ยซNon รจ nel decretoยป
Le obiezioni di Vivo e Claro sono due, e sono di natura diversa. La prima รจ di merito. ยซLa questione che poniamo non riguarda l’importanza del data center, ma se la sua realizzazione debba costituire un obbligo legato all’acquisizione di spettroยป, ha detto Monique Barros, direttrice regolatoria di Claro, citata da Tele.Sรญntese. Per Claro ci sono ancora molte occasioni di investimento nelle telecomunicazioni vere e proprie, dalle strade alle aree remote all’evoluzione tecnologica che il 6 GHz stesso porterร : ยซquesta evoluzione dovrebbe essere l’unico oggetto degli obblighi dei bandi del nostro settoreยป. La seconda รจ giuridica. Rafael Andrade de Oliveira, della Vivo, ha ricordato che i data center non compaiono fra le modalitร di obbligo previste dall’articolo 9 del decreto 9.612 del 2018, che disciplina le politiche pubbliche delle telecomunicazioni, e ha osservato che all’estero questo tipo di infrastruttura si costruisce con partenariati pubblico-privati, non con vincoli legati alle frequenze. Vivo vorrebbe obblighi di sola connettivitร , eseguiti direttamente dai vincitori, senza l’entitร amministratrice.
Poi c’รจ il calendario. Secondo Teletime, la Conexis Brasil Digital, l’associazione degli operatori, ha chiesto di rinviare l’asta oltre il 2028 perchรฉ le specifiche del 6G nel Release 21 del 3GPP avranno passaggi decisivi fino al 2029, e solo dopo il congelamento l’industria dei chip e degli apparati potrร produrre con sicurezza: ยซanticipare l’asta prima della maturitร dei dispositivi 6G non accelererร l’adozione, al contrario la ritarderร ยป. Claro e Vivo hanno citato come esempio le bande dei 450 MHz e dei 26 GHz, assegnate e poi rimaste senza servizi per mancanza di apparati compatibili, un’osservazione che suona familiare anche da questa parte dell’oceano. Vivo ha proposto l’asta dopo il 2030, o pagamenti e investimenti dal 2031 se si facesse prima, anche perchรฉ con gli obblighi che partirebbero nel 2029 gli operatori starebbero ancora completando quelli dell’asta 5G del 2021. Huawei, presente in sala, ha invece sostenuto che l’ecosistema del 6 GHz sta maturando, con le prime reti commerciali in Asia. E i due operatori hanno chiesto di cambiare anche il disegno dei lotti: tre blocchi nazionali da 200 MHz invece di due, uno per ciascun grande operatore, con i 100 MHz residui su base regionale; ยซnon dovrebbe esserci scarsitร nell’offerta di blocchi nazionaliยป, ha detto Andrade.
L’Anatel non ha chiuso la porta. Il giorno prima dell’audizione, al Wireless Mundi di San Paolo, Leonardo Tostes, consigliere del Consiglio direttivo dell’agenzia, aveva detto che il calendario puรฒ ancora cambiare e che la previsione del 2028 non significa reti accese in quell’anno: gli obblighi potranno essere distribuiti negli anni successivi, come fu per il 5G. In audizione l’agenzia ha ribadito che la capacitร di calcolo รจ parte del servizio e dell’esperienza dell’utente, e ha chiesto contributi per evitare sovrapposizioni con chi giร investe, come ha chiesto anche l’Abrint, l’associazione dei provider regionali, che negli edge data center sta mettendo soldi propri. La consultazione chiude il 23 ottobre, con richieste di proroga giร sul tavolo, e una seconda audizione รจ prevista a San Paolo.
Il commento della redazione
La cosa interessante di questa storia non รจ il Brasile: รจ l’idea che il prezzo di una banda si possa pagare con qualcosa che non รจ una BTS. Da noi gli obblighi delle aste sono sempre stati copertura, siti, strade e borghi; il dibattito sul rinnovo del 2029 gira intorno a ยซrinnovo gratis, obblighi veriยป, e gli obblighi veri sono sempre antenne. L’Anatel dice una cosa diversa: se una rete a 6 GHz porta in una cittร dell’Amazzonia una capacitร che oggi non c’รจ, ma il traffico deve poi viaggiare mille chilometri per trovare un punto di scambio, l’esperienza dell’utente non migliora quanto la radio promette. ร un argomento tecnico serio, e chi legge il modem lo sa: la latenza non la decide solo la cella.
Gli operatori hanno perรฒ un punto che non si puรฒ liquidare come difesa del portafoglio. Un’asta di spettro รจ lo strumento sbagliato per fare politica industriale sui data center, perchรฉ lega un investimento di lungo periodo a chi, in quel momento, ha bisogno di frequenze, e l’esempio dei 450 MHz e dei 26 GHz, bande comprate e lasciate vuote, ricorda che gli obblighi su carta non creano da soli un ecosistema. Il punto di equilibrio probabilmente sta nel calendario, come l’Anatel stessa lascia intendere: obblighi scaglionati, lotti nazionali in numero sufficiente, e una banda che arrivi quando i telefoni la sapranno usare. Vale la pena seguire la risposta dell’agenzia dopo il 23 ottobre, perchรฉ il modello, se regge, qualcuno in Europa lo guarderร .
๐ฌ Ne parliamo sul forum di TLCworld. Scriveteci nella discussione dedicata: leggiamo e rispondiamo lรฌ.