
In Bangladesh il telefono a tasti non è un oggetto da nostalgia: è un terzo del mercato. Per questo il piano che la BTRC, l’autorità delle telecomunicazioni di Dacca, ha approvato nell’ultima riunione di commissione di ottobre e inviato al governo per il via libera è una delle notizie di switch-off più pesanti dell’anno. Si chiama «2G Sunset Roadmap and Action Plan» e fissa lo spegnimento totale delle reti 2G al 31 dicembre 2029, con un calendario che parte già tra due mesi e che, secondo l’agenzia di Stato BSS ripresa dal Financial Express, riguarda «oltre sessanta milioni di utenti di feature phone».
Tre anni, cinque tappe, un mercato da smontare
La scelta della data è arrivata da un workshop del 18 giugno 2026 con operatori, produttori e importatori, in cui sul tavolo c’erano tre scadenze, 2029, 2030 e 2032: ha prevalso la più vicina. Il meccanismo non spegne la rete e basta, ma chiude prima il rubinetto dei telefoni. Dal 31 dicembre 2026 la BTRC smette di approvare nuovi modelli e nuove licenze per i produttori di telefoni 2G; entro il 30 giugno 2027 scade l’ultima autorizzazione alla commercializzazione dei 2G prodotti localmente, e l’import dei componenti per i feature phone deve fermarsi entro sei mesi dall’approvazione del piano. Dal 1° luglio 2027 al 31 dicembre 2029 si apre una finestra di due anni e mezzo in cui gli utenti devono cambiare telefono, mentre tutti gli apparati IoT e M2M importati che ancora parlano solo 2G vanno migrati a 4G e VoLTE entro il 30 giugno 2028. Dopo il via libera del governo sarà la divisione spettro della BTRC a rifare i piani di frequenza, con le bande liberate destinate a 4G, 5G, LTE-M e NB-IoT.
I numeri spiegano perché il regolatore ha scelto di partire dai telefoni e non dalle antenne. Nel 2025 le fabbriche bangladesi hanno prodotto 32,8 milioni di apparecchi, e 21,2 milioni, il 64,7%, erano feature phone 2G; nei primi otto mesi del 2026 la quota è salita al 66,2%, con la produzione di smartphone in calo del 10% su base annua secondo i dati citati dal Daily Star. L’associazione dei produttori parla di una domanda di oltre un milione di feature phone al mese. Dall’altra parte il parco installato: a luglio 2026 i telefoni base erano il 35% dei terminali attivi, e più di 65 milioni di SIM su circa 190 milioni stavano dentro un telefono a tasti.
Il telefono da 950 taka e lo smartphone da 9.500
Il nodo è il prezzo. Il feature phone più economico prodotto in Bangladesh costa 950 taka, lo smartphone più economico supera i 9.500, dieci volte tanto. Il consigliere del primo ministro per le telecomunicazioni, Rehan Asif Asad, aveva annunciato a settembre un piano per smartphone locali sotto le 4.000 taka, obiettivo poi rivisto a 5.000 per il rincaro dei componenti; il piano della BTRC parla di portare il «costo effettivo» per l’utente a 2.000-3.000 taka, con i produttori che si sono detti disposti a un sussidio fino a 1.000 taka per apparecchio, un fondo per il servizio universale che ha in cassa circa 1.200 crore di taka e la banca centrale che ha tolto il divieto di comprare telefoni a rate. «L’obiettivo è portare il servizio mobile a tutte le persone del Paese, non solo voce ma voce e dati», ha detto Asad, parlando dei «sette crore di persone», settanta milioni, «ancora fuori dalla tecnologia che riceve dati».
Sul rincaro pesa una variabile globale che conosciamo bene: la memoria. Il direttore generale di Xiaomi Bangladesh, Ziauddin Chowdhury, ha detto al Daily Star che «la sfida più grande oggi è l’impennata mondiale dei costi dei componenti», con i chip DRAM spinti dalla domanda dell’intelligenza artificiale, e Gartner stima che i prezzi di DRAM e SSD possano salire del 130% a fine 2026 rispetto al 2025. È lo stesso fenomeno che Omdia ha indicato come causa del crollo delle spedizioni di smartphone nel terzo trimestre. In un Paese dove il mercato grigio vale già oltre il 60% delle vendite, il presidente dell’associazione dei produttori Jakaria Shahid lo mette giù dura: «Se la nostra produzione e importazione legittima si fermano e la domanda resta, l’intero mercato 2G finirà nel grigio. Dovremo chiudere le fabbriche e licenziare».
Il 99% coperto in 4G, il 46% che lo usa
La parte tecnica è il rovescio della medaglia. Il 4G copre il 99% della popolazione, ma solo il 46% delle persone usa internet mobile: il divario non è di rete, è di telefoni e di abitudini. Un esperto sentito dal Daily Star, Abu Nazam M Tanveer Hossain, riassume così: «Spegnere il 2G dovrebbe essere la conseguenza dell’inclusione digitale, non la precondizione». Ci sono poi i problemi che ogni switch-off porta con sé, e che il workshop della BTRC ha messo nero su bianco: perdita di connettività per i dispositivi solo 2G e per l’IoT, churn, reclami, «guasti nelle comunicazioni d’emergenza» e costi di assistenza. Il commissario Iqbal Ahmed difende la scelta di una data certa: «Senza una scadenza e una pianificazione adeguata non si fanno progressi; se necessario la scadenza si potrà aggiustare dopo». Quattro dei diciassette produttori locali, i più grandi, hanno già smesso di fare telefoni 2G.
È un copione che abbiamo visto altrove, con proporzioni diverse. Il Vietnam ha spento il 2G il 15 settembre e ha subito messo all’asta i 900 MHz liberati; in Francia l’Arcep ha contato 1,7 milioni di dispositivi ancora appesi al 2G a tre mesi dalla fine. Il Bangladesh, che un mese fa aveva fatto notizia su TLCworld per il primo direct-to-cell del Sud Asia con Banglalink, entra ora nella mappa degli switch-off con la popolazione di feature phone più grande fra i Paesi che hanno fissato una data.
Il commento della redazione
La cosa più interessante del piano bangladese è l’ordine dei fattori. In Europa gli switch-off si fanno spegnendo la rete e lasciando al mercato il compito di sostituire i telefoni; a Dacca si fa il contrario, si prosciuga la produzione di telefoni 2G tre anni prima e si lascia la rete accesa finché il parco non si è rinnovato da solo. È una scelta obbligata quando il telefono a tasti è un terzo del mercato e costa quanto un pasto, ma è anche più onesta: ammette che il problema non è lo spettro, è il prezzo di un terminale. La scommessa è tutta sul telefono da 2.000 o 3.000 taka, in un momento in cui la memoria costa il doppio e il mercato grigio è già maggioranza. Se quello smartphone arriva davvero, il 2029 reggerà. Se non arriva, la data «si potrà aggiustare dopo», come ha detto il commissario, e a quel punto il Bangladesh scoprirà quello che la Francia ha scoperto con i suoi 1,7 milioni di dispositivi: l’ultimo miglio di uno switch-off non lo decide il regolatore, lo decide chi non può permettersi di cambiare.
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