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Sessanta milioni di telefoni a tasti e una data: il Bangladesh fissa lo spegnimento del 2G al 31 dicembre 2029, e chiude prima le fabbriche che la rete

Simone Kasprzyk
Ultimo aggiornamento: 18/10/2026
Simone Kasprzyk
9 Minuti di lettura
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Spegnimento 2G in Bangladesh: strada affollata di Dacca con persone che usano telefoni a tasti e smartphone

In Bangladesh il telefono a tasti non è un oggetto da nostalgia: è un terzo del mercato. Per questo il piano che la BTRC, l’autorità delle telecomunicazioni di Dacca, ha approvato nell’ultima riunione di commissione di ottobre e inviato al governo per il via libera è una delle notizie di switch-off più pesanti dell’anno. Si chiama «2G Sunset Roadmap and Action Plan» e fissa lo spegnimento totale delle reti 2G al 31 dicembre 2029, con un calendario che parte già tra due mesi e che, secondo l’agenzia di Stato BSS ripresa dal Financial Express, riguarda «oltre sessanta milioni di utenti di feature phone».

Contents
Tre anni, cinque tappe, un mercato da smontareIl telefono da 950 taka e lo smartphone da 9.500Il 99% coperto in 4G, il 46% che lo usaIl commento della redazione

Tre anni, cinque tappe, un mercato da smontare

La scelta della data è arrivata da un workshop del 18 giugno 2026 con operatori, produttori e importatori, in cui sul tavolo c’erano tre scadenze, 2029, 2030 e 2032: ha prevalso la più vicina. Il meccanismo non spegne la rete e basta, ma chiude prima il rubinetto dei telefoni. Dal 31 dicembre 2026 la BTRC smette di approvare nuovi modelli e nuove licenze per i produttori di telefoni 2G; entro il 30 giugno 2027 scade l’ultima autorizzazione alla commercializzazione dei 2G prodotti localmente, e l’import dei componenti per i feature phone deve fermarsi entro sei mesi dall’approvazione del piano. Dal 1° luglio 2027 al 31 dicembre 2029 si apre una finestra di due anni e mezzo in cui gli utenti devono cambiare telefono, mentre tutti gli apparati IoT e M2M importati che ancora parlano solo 2G vanno migrati a 4G e VoLTE entro il 30 giugno 2028. Dopo il via libera del governo sarà la divisione spettro della BTRC a rifare i piani di frequenza, con le bande liberate destinate a 4G, 5G, LTE-M e NB-IoT.

I numeri spiegano perché il regolatore ha scelto di partire dai telefoni e non dalle antenne. Nel 2025 le fabbriche bangladesi hanno prodotto 32,8 milioni di apparecchi, e 21,2 milioni, il 64,7%, erano feature phone 2G; nei primi otto mesi del 2026 la quota è salita al 66,2%, con la produzione di smartphone in calo del 10% su base annua secondo i dati citati dal Daily Star. L’associazione dei produttori parla di una domanda di oltre un milione di feature phone al mese. Dall’altra parte il parco installato: a luglio 2026 i telefoni base erano il 35% dei terminali attivi, e più di 65 milioni di SIM su circa 190 milioni stavano dentro un telefono a tasti.

Il telefono da 950 taka e lo smartphone da 9.500

Il nodo è il prezzo. Il feature phone più economico prodotto in Bangladesh costa 950 taka, lo smartphone più economico supera i 9.500, dieci volte tanto. Il consigliere del primo ministro per le telecomunicazioni, Rehan Asif Asad, aveva annunciato a settembre un piano per smartphone locali sotto le 4.000 taka, obiettivo poi rivisto a 5.000 per il rincaro dei componenti; il piano della BTRC parla di portare il «costo effettivo» per l’utente a 2.000-3.000 taka, con i produttori che si sono detti disposti a un sussidio fino a 1.000 taka per apparecchio, un fondo per il servizio universale che ha in cassa circa 1.200 crore di taka e la banca centrale che ha tolto il divieto di comprare telefoni a rate. «L’obiettivo è portare il servizio mobile a tutte le persone del Paese, non solo voce ma voce e dati», ha detto Asad, parlando dei «sette crore di persone», settanta milioni, «ancora fuori dalla tecnologia che riceve dati».

Sul rincaro pesa una variabile globale che conosciamo bene: la memoria. Il direttore generale di Xiaomi Bangladesh, Ziauddin Chowdhury, ha detto al Daily Star che «la sfida più grande oggi è l’impennata mondiale dei costi dei componenti», con i chip DRAM spinti dalla domanda dell’intelligenza artificiale, e Gartner stima che i prezzi di DRAM e SSD possano salire del 130% a fine 2026 rispetto al 2025. È lo stesso fenomeno che Omdia ha indicato come causa del crollo delle spedizioni di smartphone nel terzo trimestre. In un Paese dove il mercato grigio vale già oltre il 60% delle vendite, il presidente dell’associazione dei produttori Jakaria Shahid lo mette giù dura: «Se la nostra produzione e importazione legittima si fermano e la domanda resta, l’intero mercato 2G finirà nel grigio. Dovremo chiudere le fabbriche e licenziare».

Il 99% coperto in 4G, il 46% che lo usa

La parte tecnica è il rovescio della medaglia. Il 4G copre il 99% della popolazione, ma solo il 46% delle persone usa internet mobile: il divario non è di rete, è di telefoni e di abitudini. Un esperto sentito dal Daily Star, Abu Nazam M Tanveer Hossain, riassume così: «Spegnere il 2G dovrebbe essere la conseguenza dell’inclusione digitale, non la precondizione». Ci sono poi i problemi che ogni switch-off porta con sé, e che il workshop della BTRC ha messo nero su bianco: perdita di connettività per i dispositivi solo 2G e per l’IoT, churn, reclami, «guasti nelle comunicazioni d’emergenza» e costi di assistenza. Il commissario Iqbal Ahmed difende la scelta di una data certa: «Senza una scadenza e una pianificazione adeguata non si fanno progressi; se necessario la scadenza si potrà aggiustare dopo». Quattro dei diciassette produttori locali, i più grandi, hanno già smesso di fare telefoni 2G.

È un copione che abbiamo visto altrove, con proporzioni diverse. Il Vietnam ha spento il 2G il 15 settembre e ha subito messo all’asta i 900 MHz liberati; in Francia l’Arcep ha contato 1,7 milioni di dispositivi ancora appesi al 2G a tre mesi dalla fine. Il Bangladesh, che un mese fa aveva fatto notizia su TLCworld per il primo direct-to-cell del Sud Asia con Banglalink, entra ora nella mappa degli switch-off con la popolazione di feature phone più grande fra i Paesi che hanno fissato una data.

Il commento della redazione

La cosa più interessante del piano bangladese è l’ordine dei fattori. In Europa gli switch-off si fanno spegnendo la rete e lasciando al mercato il compito di sostituire i telefoni; a Dacca si fa il contrario, si prosciuga la produzione di telefoni 2G tre anni prima e si lascia la rete accesa finché il parco non si è rinnovato da solo. È una scelta obbligata quando il telefono a tasti è un terzo del mercato e costa quanto un pasto, ma è anche più onesta: ammette che il problema non è lo spettro, è il prezzo di un terminale. La scommessa è tutta sul telefono da 2.000 o 3.000 taka, in un momento in cui la memoria costa il doppio e il mercato grigio è già maggioranza. Se quello smartphone arriva davvero, il 2029 reggerà. Se non arriva, la data «si potrà aggiustare dopo», come ha detto il commissario, e a quel punto il Bangladesh scoprirà quello che la Francia ha scoperto con i suoi 1,7 milioni di dispositivi: l’ultimo miglio di uno switch-off non lo decide il regolatore, lo decide chi non può permettersi di cambiare.

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