
Non è ancora lo spegnimento, ma è la prova generale. Con la delibera 217/26/CONS, approvata nella riunione del 10 settembre 2026 e pubblicata il 13 ottobre, l’AGCOM, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ha autorizzato Wind Tre ad avviare quello che il testo chiama «un trial di spegnimento software della tecnologia UMTS»: la rete 3G resta accesa, ma a un gruppo di clienti, prima ristretto e poi via via tutta la base WindTre e Very Mobile, viene tolto dal profilo il permesso di agganciarla. La notizia l’ha data per prima MondoMobileWeb il 14 ottobre; la delibera, in undici pagine con molti «omissis», è sul sito dell’Autorità e l’abbiamo letta.
Cosa autorizza la delibera
Il percorso è lungo. Wind Tre ha chiesto l’autorizzazione il 25 marzo 2026, integrando la richiesta il 23 aprile, ed è stata sentita in audizione il 14 aprile e il 27 maggio; altre note con risposte agli approfondimenti dell’Autorità sono datate 13 maggio, 28 maggio e 17 giugno. La sperimentazione è in due fasi: la prima «ristretta ad una clientela selezionata» di un numero di utenti che nel testo è coperto da omissis, con utenze consumer, microbusiness e business, comprese per queste ultime le SIM non human, cioè i dispositivi Machine to Machine; la seconda con «la graduale estensione a tutta la clientela di Wind Tre e Very Mobile». Tecnicamente, come spiega MondoMobileWeb, la portante 3G sulla banda 900 MHz non viene spenta: l’operatore interviene sui profili dei singoli clienti e la procedura è reversibile. È per questo che la delibera precisa che MVNO sulla rete WindTre, iliad, che ne condivide alcune parti, e i clienti in roaming internazionale non sono toccati. Lo spegnimento fisico definitivo, che invece li riguarderebbe, dovrà passare da «una separata istruttoria» su nuova richiesta dell’operatore. Una data di avvio del trial non c’è: deve rispettare i preavvisi, e Wind Tre dovrà mandare all’Autorità un primo rapporto dopo due settimane e poi aggiornamenti mensili con clienti coinvolti, SIM sostituite, reclami e correttivi.
Da dove viene la 900
La delibera stessa ricostruisce il contesto citando i provvedimenti precedenti: la 148/22/CONS del maggio 2022 e la 112/24/CONS dell’aprile 2024 hanno autorizzato la riconfigurazione in neutralità tecnologica della prima e della seconda portante UMTS in banda 2100 MHz verso l’LTE, cioè il refarming, il riuso di una frequenza con una tecnologia più nuova. Il risultato, ricorda MondoMobileWeb, è che WindTre ha iniziato il 7 giugno 2024 lo spegnimento progressivo del 3G a 2100 MHz tenendolo attivo a 900 MHz, e nel settembre 2025 ha tolto la scadenza del 31 dicembre 2025 rinviando a data da destinarsi la dismissione sulla 900. Oggi, secondo la delibera, il servizio 3G «viene erogato attraverso l’ultima portante disponibile sulla banda 900 MHz». È quel pezzo di spettro, 5 MHz in una banda bassa che penetra bene dentro le case, che il trial serve a liberare in prospettiva: su chi lo usa ancora e come, la delibera dice tutto nella tabella 1, ma i numeri sono oscurati.
Chi ci rimette, e cosa deve fare WindTre
La tabella, con dati Wind Tre di marzo 2026, divide gli utenti esposti in tre gruppi. Il cluster 1 è chi ha una SIM solo 3G o un dispositivo solo 3G: nel primo caso basta la sostituzione gratuita della scheda, nel secondo serve un terminale nuovo, e in mancanza il traffico dati «verrebbe gestito esclusivamente in 2G». Il cluster 2 è chi ha un telefono 4G bloccato a mano sul 3G, e deve solo cambiare un’impostazione. Il cluster 3 è chi ha un telefono 4G senza VoLTE sulla rete WindTre, cioè senza la voce sull’LTE: per loro voce e dati continuano a funzionare, ma non insieme, perché durante una chiamata la connessione dati si interrompe. Le tutele, scrive MondoMobileWeb riprendendo la delibera, sono le stesse di uno spegnimento definitivo, perché per il singolo cliente l’effetto è lo stesso: tre mesi di preavviso generale per chi ha dispositivi solo 3G, più una comunicazione individuale con almeno 30 giorni e la possibilità di recedere senza penali; 30 giorni individuali per chi deve cambiare SIM o impostazioni; 30 giorni anche per chi non ha il VoLTE, con l’obbligo per WindTre di «avviare senza indugio» le configurazioni necessarie, coinvolgendo i produttori dei telefoni, per abilitarlo. SMS per consumer e microbusiness, PEC per il business, email per le SIM M2M che non leggono SMS.
Il quadro italiano completo lo teniamo aggiornato nel pilastro sullo switch-off 2G e 3G nel mondo, dove WindTre è l’operatore che aveva annunciato e poi sospeso la data. Fuori dall’Italia il caso più vicino nel tempo è Eir in Irlanda, che dal 1° ottobre spegne il 3G contea per contea lasciando il 2G per voce e SMS: la stessa rete di sicurezza su cui, nella delibera, cade il traffico dati di chi non si adegua.
Il commento della redazione
Un trial «software», reversibile, con rapporti ogni mese all’Autorità, è il modo più prudente che esista per scoprire quanti clienti dipendono ancora dal 3G senza saperlo. È anche un’ammissione: dopo il 2024 WindTre non ha più dato una data, e questa delibera non la dà. Il dettaglio che ci interessa di più è il cluster 3, i telefoni 4G senza VoLTE sulla rete WindTre: non sono modelli vecchi, sono modelli che l’operatore non ha ancora abilitato, e la delibera impone di farlo. Chi ha un telefono recente e durante le chiamate vede sparire i dati su WindTre ha oggi un argomento scritto nero su bianco. Il resto lo diranno i rapporti, che però restano fra Wind Tre e l’Autorità: i numeri veri di questa storia, quanti sono gli utenti solo 3G nel 2026, sono tutti sotto omissis, e lo spegnimento vero, quello che toccherà anche iliad e gli MVNO, è ancora una pratica da aprire.
Fonti: AGCOM, delibera 217/26/CONS del 10 settembre 2026 (pubblicata il 13 ottobre 2026); MondoMobileWeb, 14 ottobre 2026.
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