
Ci sono notizie di spettro che parlano di miliardi, e altre che parlano di calendari. Quella che arriva stamattina da Bangkok appartiene alla seconda categoria, ed è forse più istruttiva. Il Bangkok Post racconta che la licenza sui 2100 MHz, la banda che in Thailandia regge una fetta importante del traffico 4G e dell’ancoraggio 5G di AIS e True, scade il 6 dicembre 2027. Per riassegnarla serve un’asta, e per bandire un’asta serve una delibera del consiglio della NBTC, il regolatore delle comunicazioni. Il problema è che quel consiglio, da luglio, non riesce a riunirsi.
Una banda che scade e un consiglio che non si riunisce
Il nodo è tutto nella sequenza dei passaggi, che una fonte interna alla NBTC ha spiegato al quotidiano chiedendo l’anonimato: prima si scrivono le regole d’asta, poi si fa l’audizione pubblica, poi si mette la banda in gara. Ogni gradino richiede un voto del consiglio. La finestra ideale per riassegnare i 90 MHz complessivi tra uplink e downlink è il primo trimestre del 2027, e il limite oltre il quale la continuità del servizio non è più garantita è marzo 2027. Nello scenario peggiore, con lo slittamento al terzo trimestre, la Thailandia si ritroverebbe con una carenza di spettro proprio mentre la domanda di dati cresce.
I numeri in gioco non sono piccoli: AIS opera oggi su 1.460 MHz complessivi distribuiti su più bande, True, dopo la fusione con dtac, su 1.350 MHz. Eppure, secondo la stessa fonte, entrambi potrebbero avere bisogno di altri 100 MHz ciascuno per reggere il traffico. I 2100 MHz furono assegnati nel 2012 con licenze quindicennali, 45 MHz a testa ad AIS, True e dtac: è da lì che nasce la scadenza di fine 2027.
Il presidente contestato e dodici sedute andate a vuoto
Dietro lo stallo c’è una vicenda che con le antenne non c’entra nulla. Il 17 luglio 2026 il comitato di selezione della NBTC ha stabilito che il presidente Sarana Boonbaichaiyapruck, cardiologo di formazione, non aveva i requisiti per l’incarico: la legge thailandese impone ai commissari un impegno a tempo pieno e vieta altre posizioni retribuite, e al comitato erano state mostrate prove di un rapporto da medico a ore con l’ospedale Ramathibodi nei primi mesi del 2022, subito dopo la nomina. Sarana ha rifiutato la decisione, sostenendo di essere tenuto per legge a restare in carica finché un decreto reale non lo rimuove, e ad agosto ha fatto ricorso al Tribunale amministrativo centrale, che ha accettato la causa ma gli ha negato una sospensiva urgente.
Nel frattempo la maggioranza dei sette commissari ha iniziato a disertare le sedute presiedute da lui, per il timore che le delibere prese in quelle condizioni possano essere impugnate. Il consiglio ha bisogno di almeno quattro presenti per il quorum: a fine agosto, scriveva il Bangkok Post, una riunione era durata trenta minuti prima di essere sospesa, e a inizio ottobre i tentativi falliti erano arrivati a dodici. Il 2 ottobre sei commissari hanno rotto gli indugi riunendosi senza il presidente, con l’obiettivo di smaltire l’arretrato in trenta giorni e un calendario di due sedute a settimana per tutto il mese. Ma qui si apre l’altro fronte: alcuni analisti dubitano della validità di riunioni convocate senza chi, formalmente, è ancora presidente. In altre parole, il rischio è che la via d’uscita dallo stallo produca atti a loro volta contestabili.
I 3500 MHz e le parabole di sessanta thailandesi su cento
La stessa paralisi tocca il dossier più pesante, quello dei 3500 MHz. La NBTC aveva annunciato nel settembre 2025, per bocca del commissario Somphop Purivigraipong, l’intenzione di mettere all’asta entro il terzo trimestre 2027 i 90 MHz dei 2100 e una prima porzione dei 3500, dove la disponibilità teorica arriva a 700 MHz ma il piano iniziale prevedeva di partire con 100. Il vincolo, in Thailandia, è lo stesso che molti Paesi hanno già affrontato: la banda C è occupata dalla televisione satellitare, e circa il 60% dei thailandesi guarda la TV digitale proprio attraverso la piattaforma satellitare. Spostare quei canali verso la banda Ku comporta la sostituzione o la ritaratura dei convertitori LNB sulle parabole domestiche, un costo che la stessa NBTC stimava in media attorno ai 1.500 baht per famiglia. Serve una roadmap, e la roadmap serve un consiglio che la approvi.
Il quadro va letto insieme all’ultima asta thailandese, quella del giugno 2025, che aveva fruttato 41,28 miliardi di baht, circa 1,26 miliardi di dollari, con due soli partecipanti: Light Reading raccontava come AIS si fosse aggiudicata tre blocchi da 10 MHz sui 2100 e True i 2300 e i 1500 MHz, mentre i due blocchi sugli 850 MHz erano rimasti invenduti. Un mercato a due operatori che compra spettro non per vincere una gara, ma per mettere in sicurezza la propria rete: in un contesto del genere l’asta diventa una formalità amministrativa, e proprio per questo bloccarla per ragioni di governance è paradossale.
Il parallelo italiano: anche da noi la scadenza è vicina
Da osservatori italiani è difficile non pensare al nostro 2029. Anche in Italia una fetta importante delle frequenze mobili scade a fine decennio, e il dibattito su come riassegnarle è aperto da mesi: l’AGCOM ha indicato la strada del rinnovo fino al 2037, l’Antitrust ha frenato chiedendo un’opzione mista, e la scorsa settimana Asstel, Cellnex e gli operatori hanno fatto fronte comune per chiedere un rinnovo senza esborsi ma con obblighi veri. Le posizioni sono diverse, ma il processo è vivo e il calendario è presidiato con tre anni di anticipo. La Thailandia, con un anno e due mesi davanti, non ha ancora le regole d’asta.
Il commento della redazione
La lezione di Bangkok è che lo spettro non si gestisce solo con le frequenze, ma con le istituzioni. Si può avere la banda migliore del mondo e il piano più lungimirante, ma se l’organo che deve firmare non è in grado di riunirsi, le antenne non sanno che farsene. Il caso thailandese è estremo perché un regolatore indipendente, pagato più di quasi qualunque altra carica pubblica del Paese, è rimasto fermo per tre mesi su una questione di requisiti personali, mentre il settore aspettava decisioni su satelliti, numerazioni, transizione televisiva e, appunto, la banda da cui dipende la continuità del servizio mobile. Ci piacerebbe dire che è un problema esotico. Non lo è: le aste rinviate, i ricorsi incrociati e i consigli dimezzati esistono ovunque, e la differenza la fa solo la distanza tra la scadenza e il giorno in cui qualcuno si accorge che il tempo è finito. In Thailandia quel giorno è il 6 dicembre 2027, e il conto alla rovescia è già partito.
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