
La società che in Italia affitta i tralicci agli operatori mobili starebbe per comprare anche i loro edifici tecnici. Secondo Il Sole 24 Ore, ripreso oggi da Corriere Comunicazioni e da Websim, INWIT sarebbe vicina a un accordo con WindTre per rilevare circa venti centrali e siti di telecomunicazioni sparsi sul territorio, da trasformare in una rete di data center. Né INWIT né WindTre hanno confermato: tutto quello che segue è quanto riferisce il quotidiano e quanto ne hanno ricavato gli analisti, e lo raccontiamo come tale.
Chi è INWIT, e cosa sarebbe in vendita
INWIT, cioè Infrastrutture Wireless Italiane, è la principale tower company del Paese: possiede tralicci, pali e spazi sui tetti e li affitta agli operatori, che ci montano sopra le loro antenne e le loro BTS. È un mestiere che vive di condivisione: più operatori salgono sullo stesso sito, più quel sito rende. Il suo direttore generale è Diego Galli.
Quello che starebbe per comprare, però, non sono torri. Sono «centrali», cioè edifici tecnici di WindTre già collegati alla rete e già alimentati, e alcuni di questi, secondo il Sole, ospitano già attività di data center dell’operatore. È questo che li rende appetibili: a differenza di un capannone vuoto, hanno già la fibra e la corrente, e quindi richiedono investimenti limitati per diventare altro. Il progetto sarebbe riconvertirli in una piattaforma di data center, con una struttura a joint venture guidata da INWIT in cui WindTre manterrebbe una quota di minoranza. Il valore indicato dal quotidiano è «alcune decine di milioni di euro», meno dei circa 100 milioni di cui si parlava in primavera.
Le indiscrezioni, infatti, non sono nuove. Il 28 aprile Milano Finanza, citando Bloomberg, aveva scritto che INWIT era in trattativa con WindTre, l’operatore controllato da CK Hutchison, per acquistare data center e centrali di telecomunicazione, con una valutazione intorno ai 100 milioni e un’offerta vincolante attesa a giorni. Anche allora le due società non avevano commentato. Sei mesi dopo, secondo il Sole, la trattativa sarebbe «in dirittura d’arrivo», ma a un prezzo più basso.
Perché una tower company vuole dei data center
La risposta la danno gli analisti di Intermonte, citati da entrambe le testate. Il profilo dei data center di prossimità, quelli che in gergo si chiamano edge, cioè piccoli centri di calcolo sparsi sul territorio e vicini agli utenti invece che concentrati in pochi grandi poli, sarebbe «strutturalmente analogo» a quello delle torri: contratti di lungo periodo, flussi di cassa molto prevedibili, margini superiori alla media. E la domanda ha motori solidi, che gli analisti elencano: intelligenza artificiale, Internet delle cose e densificazione delle reti 5G.
Intermonte aggiunge un’ipotesi che rende l’operazione più leggibile per chi conosce il mestiere delle torri. Non si sa ancora quali siano esattamente questi asset, ma gli analisti immaginano che oggi servano un solo cliente, WindTre, e che dopo l’acquisto possano essere aperti a più clienti, replicando la stessa logica con cui un traliccio passa da un operatore a due o tre. È lì che INWIT sa fare soldi.
Il rischio, per gli stessi analisti, è proprio trovare quei clienti. Servono quelli che in gergo si chiamano anchor tenant, gli inquilini di riferimento che riempiono abbastanza spazio da rendere il modello sostenibile. E il campo si sta affollando: Intermonte cita FiberCop, che sta ricomprando centrali telefoniche, e Rai Way, che sviluppa data center edge, oltre ad altri operatori di infrastrutture.
Il contesto: disdette, Poste e il possibile addio alla Borsa
La trattativa con WindTre arriva in un momento delicato per INWIT. Già ad aprile Milano Finanza la leggeva come la ricerca di un nuovo ramo di crescita mentre la rete di torri è sotto pressione per la doppia disdetta dei Master Service Agreement, i contratti quadro con cui gli operatori affittano i siti, arrivata da Fastweb, a partire da marzo 2028, e da TIM, con termine ad agosto 2030. Entrambe le disdette sono contestate da INWIT. Corriere Comunicazioni aggiunge che con Poste Italiane si discute di una revisione del contratto quadro, con un taglio del corrispettivo annuale di circa 50 milioni di euro compensato da un perimetro più ampio.
Sullo sfondo c’è anche l’ipotesi di delisting, cioè il ritiro dalla Borsa. Secondo Reuters, Ardian, che ha il 32 per cento, e Oak Holdings, che ha il 39 per cento ed è sostenuta da GIP, Vodafone e KKR, starebbero valutando l’acquisto del flottante residuo, circa il 24 per cento; il Sole riferisce che gli advisor sarebbero già stati nominati e che nessuna decisione definitiva è stata presa. Il titolo, che secondo Intermonte ha perso quasi il 30 per cento in un anno soprattutto per la controversia con TIM e Fastweb, nella mattinata del 12 ottobre guadagnava oltre il 4,9 per cento, a 7,37 euro.
Il nostro commento
Se confermata, è un’operazione piccola nei numeri ma grande nel segnale. Una tower company italiana che compra edifici da un operatore mobile per farne data center racconta due cose. La prima è che gli operatori cominciano a cedere anche il patrimonio immobiliare tecnico, quello che non serve più o che può rendere di più in mano ad altri: per WindTre, scrivono gli analisti, sarebbe un modo per monetizzare asset non strategici e alleggerire i costi. La seconda è che il confine tra chi ospita le antenne e chi ospita il calcolo si sta assottigliando, un po’ come in Gran Bretagna, dove Cellnex scommette sulla densificazione delle reti mobili per far crescere i suoi siti.
Per chi usa la rete mobile tutti i giorni l’effetto immediato non si vede: l’accordo, per come lo descrivono le fonti, riguarda centrali ed edifici tecnici da trasformare in data center, non le antenne. Più interessante è il quadro in cui l’affare si colloca: mentre gli operatori chiedono un rinnovo gratuito delle frequenze per poter investire, cedono pezzi di infrastruttura per fare cassa, e chi compra quelle infrastrutture deve dimostrare di saperle riempire. Prima di parlare di svolta, però, aspettiamo una conferma ufficiale, il numero esatto delle centrali e il prezzo: per ora abbiamo un titolo del Sole e le stime degli analisti.
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