
Un anno fa VodafoneThree ha rinunciato all’open RAN, la tecnologia a interfacce aperte che permette di mettere sullo stesso sito apparati di fornitori diversi, e ha affidato la rete britannica a Ericsson e Nokia con un contratto da 2 miliardi di sterline. La settimana scorsa, davanti agli analisti, ha alzato l’obiettivo di risparmi annui a un miliardo di sterline entro l’esercizio 2032. Iain Morris, su Light Reading, mette insieme le due cose stamattina e arriva a una conclusione scomoda per chi da anni promette che le interfacce aperte abbassano i costi: il piano che fa risparmiare VodafoneThree è un cattivo spot per l’open RAN.
«Le scadenze della CMA non ce lo permettevano»
A spiegare la rinuncia è Andrea Dona, chief network officer di VodafoneThree, con un tono che Morris definisce «quasi dolente». «La CMA ha imposto scadenze molto rigide in termini di numero di siti e di soluzioni di spettro su quei siti, entro date precise», ha detto agli analisti. «Purtroppo la roadmap dell’open RAN con la tecnologia attuale non ci consentiva di rispettarle. Per questo abbiamo preso la difficile decisione di abbandonare l’open RAN, per ora, nella rete del Regno Unito». La CMA, l’antitrust britannico, aveva approvato la fusione fra Vodafone e Three a fine 2024 a condizione di un piano di costruzione della rete con date vincolanti.
Prima della fusione Vodafone aveva in programma di usare l’open RAN su circa 2.500 siti serviti da Huawei, i cui apparati devono sparire entro la fine del 2027 per ordine del governo, sostituendoli soprattutto con Samsung e con server generici di Dell e Intel. Un anno fa quel piano è stato accantonato a favore dei prodotti tradizionali di Ericsson e Nokia. «Abbiamo raddoppiato la puntata su due fornitori principali, con un contratto da 2 miliardi di sterline», ha detto Dona. «Hanno sviluppato radio specifiche per il nostro spettro. Non erano disponibili: le stanno sviluppando apposta per noi, cosa che purtroppo i fornitori open RAN non potevano fare». Dona ha lasciato aperta la porta con quel «per ora», ma Morris non vede grandi occasioni future per nessuno al di fuori dei due fornitori nordici.
I numeri della rete che nasce
Un anno dopo VodafoneThree dice di essere avanti rispetto agli obiettivi imposti dalla CMA. Dona non ha voluto dare il numero di siti, «commercialmente sensibile», ma la rete in banda C, intorno ai 3,5 GHz, è oggi disponibile per 50 milioni di persone. Su quella banda l’operatore controlla circa 200 MHz, e nel totale delle bande mobili dichiara 437 MHz contro i 360 di BT e i 326 di Virgin Media O2. Anche i siti sono di più: alla chiusura della fusione Vodafone e Three ne avevano insieme circa 37.000, contro i 20.000 di BT e i 18.700 di VMO2 secondo le stime di VodafoneThree, e la razionalizzazione di cui abbiamo scritto due settimane fa li porterà fra 26.000 e 28.000. Le slide della presentazione agli investitori mostrano che l’operatore si è fermato sulla parte bassa di quella forchetta.
L’obiettivo resta coprire il 99% della popolazione con il 5G Standalone entro il 2030, contro il 60% di settembre. Il 2027 sarà l’anno di picco degli investimenti, circa 1,4 miliardi di sterline: oltre ai pochi siti open RAN, VodafoneThree sta togliendo anche i vecchi siti 4G Samsung della rete Three, e Huawei va rimossa del tutto entro fine 2027. Gli apparati mobili vivono di solito sette-dieci anni in rete, osserva Morris, ma oggi gli operatori li tengono molto più a lungo per far tornare i conti, e VodafoneThree, che prevede di superare il costo del capitale nel 2032, difficilmente rifarà la rete nei primi anni Trenta. È il periodo in cui il settore si aspetta il 6G. Secondo Light Reading l’operatore punterà più probabilmente a un aggiornamento software nelle bande 5G di oggi, con l’hardware che sta installando, usando i 6 GHz solo per gli hotspot urbani. Su quella banda, che Ofcom sta esaminando, Dona è stato netto: «Posso dire categoricamente che è spettro di valore necessario per il mobile e dovrebbe essere riservato al mobile».
Il conto lo pagano i dipendenti
Il piano di risparmi non è fatto solo di torri in meno. Entro fine 2028 VodafoneThree conta di aver spento del tutto i sistemi informatici ereditati da Three; sul lato commerciale sta accorpando distribuzione, logistica, marketing e vendite, e in negozio prevede di chiudere più di 200 punti sovrapposti riducendo del 30% i costi pre-fusione. L’ultimo bilancio di Vodafone indica una forza lavoro media nel Regno Unito di 12.416 persone nell’esercizio chiuso a marzo: 1.716 in meno, il 12%, rispetto a quanto Vodafone e Three avevano insieme l’anno prima. E il CEO Max Taylor ha detto che con l’intelligenza artificiale si potrebbe andare oltre: in un caso d’uso sullo sviluppo software i test mostrano guadagni di produttività «fino al 40%», mentre nei piani ce n’è un 10% a copertura dell’inflazione. Qualche analista è rimasto freddo: Andrew Lee di Goldman Sachs, tolte le sinergie, calcola una crescita del margine operativo lordo di appena il 4%, e ha chiesto ai dirigenti se stiano facendo abbastanza sui costi. La settimana scorsa, dopo l’acquisto degli 800 MHz americani da parte di SpaceX, il titolo Vodafone ha perso il 6%.
Il commento della redazione
La frase di Dona vale più di molti rapporti: l’open RAN non è stato abbandonato perché costava di più, ma perché non c’erano le radio. Un operatore con 437 MHz su molte bande ha bisogno di unità radio tagliate sul suo spettro, e quelle le hanno fatte Ericsson e Nokia, su misura, in tempo per le scadenze. È la stessa cosa che abbiamo letto la settimana scorsa nella pagina di Ericsson sul 6G: le interfacce aperte funzioneranno «con prestazioni di base o limitate», e il multivendor resterà per aree. Quando un operatore che aveva pianificato 2.500 siti open RAN torna a due fornitori e lo spiega in pubblico, il 95% del mercato in mano a cinque fornitori smette di sembrare un’anomalia.
C’è però un rovescio che Morris coglie bene. Una rete nuova, pagata al picco nel 2027 e ammortizzata fino agli anni Trenta, è una rete che non si cambia quando arriva il 6G: quel che si installa oggi dovrà reggere anche la prossima generazione via software. Per chi legge il modem è una notizia: la radio che VodafoneThree accende adesso è, con ogni probabilità, quella che i britannici useranno per dieci anni. La lezione, per chi segue anche da noi il dibattito sulle frequenze, è che le scadenze imposte da un regolatore decidono i fornitori più di qualunque discussione sugli standard.
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