
Immaginate di comprare un’auto nuova e di sentirvi dire che per usare la quarta marcia dovete pagare un supplemento. È l’analogia con cui un dirigente tecnico di un operatore europeo ha commentato a Light Reading i lanci estivi di EE e VodafoneThree nel Regno Unito, le prime offerte al pubblico basate sul network slicing, e da cui Iain Morris parte stamattina per un’analisi che non lascia molto in piedi. Il titolo dice già tutto: slicing e API di rete sono «su un terreno sempre più instabile». Vale la pena seguirne il ragionamento, perché tocca un tema che abbiamo raccontato all’inizio di settembre e che gli operatori europei presentano come una delle poche strade per far risalire i ricavi.
La corsia veloce e il suo problema di fondo
Il meccanismo è semplice. Una slice riserva un blocco di capacità a un gruppo di clienti: mentre il resto della rete subisce la congestione delle ore di punta, chi sta nella slice passa avanti. EE l’ha chiamata Fast Lane, VodafoneThree FastTrack, e ha organizzato per stampa e analisti una giornata a tema velocità sul circuito di Thruxton. Il problema, scrive Morris, è più profondo del marketing: per venticinque anni i prezzi sono scesi mentre la tecnologia migliorava, e non è chiaro perché molti clienti dovrebbero improvvisamente decidere di pagare di più. Il paragone che gli operatori hanno in mente è l’imbarco prioritario delle compagnie low cost, e regge nel senso che lo slicing mette alcuni davanti ad altri in coda. Ma l’imbarco prioritario resta impopolare per molti viaggiatori e ai critici puzza di speculazione.
C’è poi un limite tecnico che a chi lavora nel settore sembra ovvio e a un cliente d’affari forse no. Lo slicing esiste solo dove c’è il 5G Standalone, e fuori da quella copertura chi paga il sovrapprezzo perde il servizio come tutti gli altri. Al momento dell’evento di Thruxton, ricorda Light Reading, il 5G SA di VodafoneThree non era disponibile su quasi il 40% del Regno Unito, un buco che l’operatore promette di chiudere arrivando al 99% della popolazione entro il 2030. E dentro le zone coperte resta il dubbio che il servizio prioritario non sia poi molto meglio di quello standard: se Fast Lane e FastTrack avessero davvero successo, la qualità scenderebbe man mano che la slice si riempie, e dare più capacità a quei clienti vorrebbe dire toglierla a tutti gli altri. EE non offre alcuna velocità minima; VodafoneThree, pur con più spettro, ha fissato l’asticella a 15 Mbit/s. Un test fatto da Light Reading il 23 settembre in un quartiere denso di Londra sud-ovest, con un iPhone 14 e un abbonamento base EE, ha dato 93,8 Mbit/s senza pagare nulla.
Dove lo slicing ha senso, secondo Ericsson
Nel mondo dei fornitori qualcuno lo dice apertamente: il valore dello slicing sta più nel business che nel consumo. «Un esempio perfetto di slice a un evento sono i terminali di pagamento», aveva detto a Light Reading l’anno scorso Per Narvinger, oggi a capo delle reti mobili di Ericsson e amministratore delegato dal primo ottobre. «Mandi pochissimi dati, ma vuoi davvero la garanzia che funzioni. Il valore per quei terminali è molto più grande della quantità di dati che devi trasferire». In un punto fisso, con esigenze di capacità così piccole, la slice non incontra i problemi dell’offerta consumer. Il dubbio, aggiunge Morris, è che un servizio del genere, per quanto prezioso a un negoziante, possa mai diventare una miniera d’oro per le telco.
L’altra strada: l’API di Vodafone Germania
Pochi giorni dopo Thruxton, Vodafone Germania ha scelto una via diversa. Il 7 settembre ha lanciato Quality on Demand, un’API di rete con cui aziende e sviluppatori possono chiedere alla rete 4G e 5G una connessione più stabile per i propri clienti quando serve, per esempio a un terminale di pagamento in uno stadio pieno. È la prima applicazione commerciale di questa API nel gruppo, nell’ambito dell’iniziativa GSMA Open Gateway e degli standard CAMARA, e VodafoneThree ha confermato per iscritto a Light Reading che il suo SuperMobile non la usa: si basa su slicing, partizionamento e prioritizzazione della rete 5G Standalone, mentre le API «servono a uno scopo diverso ma complementare».
La differenza la spiega Patrick Lopez, fondatore di Core Analysis ed ex dirigente di telco e fornitori, con una frase che vale un manuale: «Una priorità non è una prenotazione». Fast Lane gira sulla core 5G SA di EE e sposta il cliente su una slice dedicata; l’API di Vodafone lavora su 4G e 5G, quindi non è una slice, ma migliora la posizione del cliente nella coda di una cella congestionata. Non porta garanzie come i 15 Mbit/s di VodafoneThree, però non ha bisogno del 5G SA e si può lanciare subito su tutto il territorio. Cambia anche chi paga: non l’abbonato, ma un’azienda che serve clienti sparsi su reti diverse, e che forse preferirebbe un aggregatore di API come Vonage, di Ericsson, a un singolo operatore. Lopez legge la coesistenza di approcci concorrenti come «un segno di immaturità del mercato», e Morris aggiunge che una proliferazione di marketplace di API rischia di spingere i prezzi verso il basso: bene per gli sviluppatori, male per le telco.
Il commento della redazione
La conclusione di Light Reading è netta: l’idea che slicing e API possano diventare da soli una fonte di ricavi significativa «è sempre sembrata un po’ fantasiosa», e la vera soluzione a tutti i problemi di connettività resta una capacità abbondante su una rete ovunque presente, adattiva e affidabile. Su questo siamo d’accordo, con una precisazione che ci viene dalle nostre prove sul campo. Il valore di una corsia riservata dipende interamente da quanto è larga la strada: VodafoneThree ha appena acceso la core Ericsson che deve reggere quattro slice, ma una core non crea spettro, lo amministra. Dove il 3,5 GHz è acceso e largo, come vediamo nelle nostre misure, la corsia veloce non serve perché la strada è vuota; dove manca, la slice non può inventare capacità che non c’è. In mezzo resta una fascia, le celle sature nelle ore di punta, in cui pagare per passare avanti ha un senso tecnico ma un sapore commerciale che molti clienti non manderanno giù.
La strada delle API ci pare più onesta, perché fa pagare chi ha un interesse economico misurabile, il gestore del terminale di pagamento o della diretta televisiva, e non il pendolare che vorrebbe soltanto che la rete funzionasse. Ma l’avvertimento di Lopez resta: una priorità non è una prenotazione, e nessuno dei due strumenti sostituisce le antenne.