
Ci sono classifiche che si leggono in un secondo e si spiegano in un’ora. Quella di ANACOM, il regolatore portoghese delle comunicazioni, sulle stazioni radio base 5G attive a fine giugno 2026 è una di queste. Il Portogallo ha superato quota sedicimila BTS con 5G acceso, per la precisione 16.142, il 2,9% in più rispetto a marzo e l’11,7% in più rispetto a un anno fa. Ma il numero che ha fatto il giro della stampa portoghese, ripreso da 4gnews e oggi da Telecompaper, è un altro: Digi, il quarto operatore arrivato sul mercato il 4 novembre 2024, ha più siti 5G di MEO, il marchio storico del gruppo Altice, erede della vecchia Portugal Telecom.
La classifica e il sorpasso confermato
Secondo i dati che gli operatori comunicano al regolatore, Vodafone resta la rete 5G più estesa con 5.627 stazioni, seguita da NOS con 4.912. Poi vengono Digi con 2.864 e MEO con 2.739. Il sorpasso era già avvenuto nei dati di fine marzo, quando Digi contava 2.695 siti contro i 2.565 di MEO, come riportava il Portal 5G dello stesso regolatore. Il secondo trimestre conferma che non era un’oscillazione: il vantaggio si è mantenuto, anche se di poco.

Il confronto tra i due trimestri racconta chi sta costruendo davvero. In tre mesi MEO ha aggiunto 174 stazioni 5G, Digi 169, Vodafone 91 e NOS appena 14. Su base annua MEO è l’operatore che cresce più in fretta, con un più 32,8% a giugno dopo il più 33,5% di marzo. NOS sembra quasi ferma, ma qui sta il punto che i titoli sui sorpassi non dicono: NOS ha già il 5G praticamente ovunque. Nei dati di marzo il 5G era disponibile nel 94,4% dei siti mobili di NOS e nel 92,4% di quelli di Vodafone, contro il 61,6% dei siti di Digi e appena il 45,5% di quelli di MEO. Chi ha già acceso il 5G su quasi tutta la griglia può crescere solo costruendo siti nuovi; chi lo ha su meno della metà delle proprie stazioni ha davanti la corsa più facile, perché gli basta aggiornare quello che possiede. Il marchio Altice ha una rete complessiva più grande di quella di Digi, ma per ora l’ha portata al 5G in misura minore. Quello di Digi è un sorpasso sul 5G, non sulla rete.
Che 5G è: i 700 MHz quasi ovunque, i 3,6 GHz in un terzo dei siti
ANACOM offre anche la fotografia delle frequenze, quella che interessa a chi guarda le reti dal modem e non dalle tacche. La banda dei 700 MHz è presente in 12.219 stazioni, tre siti su quattro: è il 5G di copertura, che arriva lontano e dentro le case ma non fa miracoli in velocità. La banda dei 3,6 GHz, quella della capacità, è accesa in 5.896 stazioni, poco più di un terzo del totale. Il 5G portoghese, come quasi tutti i 5G europei, è soprattutto un 5G in banda bassa, con uno strato di velocità concentrato dove c’è traffico.
Per Digi questo dettaglio conta doppio. Nell’asta portoghese conclusa il 27 ottobre 2021, dopo dieci mesi di rilanci, la controllata Dixarobil Telecom si aggiudicò, come comunicò il gruppo, 2×5 MHz a 900 MHz, 2×5 MHz a 1800 MHz, 2×5 MHz FDD più 25 MHz TDD a 2,6 GHz e 40 MHz a 3,6 GHz, per 67,34 milioni di euro. Nell’elenco non compaiono i 700 MHz. Sulla carta, dunque, il 5G del nuovo entrante si regge sulle frequenze medie e su una porzione di 40 MHz a 3,6 GHz che, per un 5G di capacità, è relativamente stretta. Costruire tanti siti, per Digi, non è solo marketing: con quel portafoglio di spettro è l’unico modo per coprire e avere capacità.
Il 5G è presente in tutti i 308 comuni: NOS, Vodafone e MEO hanno almeno un sito in ognuno, Digi in 307. Scendendo alle freguesias, le circoscrizioni sotto il comune, ce ne sono 2.354 con almeno una BTS 5G, il 76,2% del totale, dove vive il 94,6% dei residenti; ANACOM stessa avverte che una stazione in una freguesia non garantisce che tutta la sua area abbia davvero segnale. Il 63,2% delle stazioni sta in aree urbane, con la concentrazione più forte sulla costa tra Viana do Castelo e Setúbal e in Algarve.
Gli utenti: 6,2 milioni in 5G e un roaming che raddoppia
Dal lato della domanda i numeri corrono più della rete. Gli utenti di internet mobile in 5G sono 6,2 milioni, 54,2 ogni cento abitanti, in crescita del 33,4% in un anno, e le SIM con traffico effettivo in 5G sono il 45,8% del totale. Il roaming dei turisti stranieri in 5G è più che raddoppiato, un più 100,6%, e vale il 36% di tutto il consumo in roaming.
Il mercato conta 13,5 milioni di accessi mobili, con un consumo medio di 20,7 GB al mese per utente, secondo la lettura che 4gnews ha fatto dei dati trimestrali di ANACOM. E qui la classifica cambia faccia: nel traffico dati mobile NOS pesa per il 35,4%, Vodafone per il 29,7%, il gruppo Altice per il 28,3%, mentre il gruppo Digi, insieme a NOWO, si ferma al 5,4%. Digi ha chiuso il primo anno intero di attività, come riferiva Lusa a febbraio, con 471 mila numeri mobili e 159 mila clienti di internet fissa, conquistati con tariffe mobili da 4 euro e senza vincoli. La rete, insomma, è arrivata prima dei clienti. È la sequenza classica del nuovo entrante, la stessa che abbiamo raccontato per Iliad in Italia: prima si costruisce, poi si riempie.
Il commento della redazione
Il dato portoghese ci piace perché smonta due luoghi comuni in un colpo solo. Il primo è che un quarto operatore, in un mercato da dieci milioni di abitanti, possa solo appoggiarsi alla rete altrui e fare prezzi. Digi ha comprato spettro per 67 milioni e in meno di due anni ha acceso più siti 5G dell’operatore storico: è un investimento in ferro, non solo in listini, e arriva mentre la GSMA spiega a Bruxelles che quattro reti sono troppe. Il secondo luogo comune è quello opposto: che contare le antenne basti a dire chi ha la rete migliore. Una stazione con 40 MHz a 3,6 GHz e senza banda bassa non è la stessa cosa di una stazione con i 700 MHz sotto e una porzione più larga sopra, e MEO, con il 5G su meno della metà dei suoi siti, ha ancora tanta rete da aggiornare. Questa classifica dice chi sta scavando, non chi è arrivato.
Resta una domanda che i numeri non chiudono: quanto regge il modello di Digi quando i clienti cresceranno davvero e quei 40 MHz dovranno servire più del 5,4% del traffico nazionale? Lo stesso gruppo, in Spagna, ha portato la sua controllata in Borsa proprio per finanziare 5G e fibra, segno che la fase di costruzione costa e non è finita. I dati di fine settembre diranno se il vantaggio su MEO regge all’estate in cui Altice ha accelerato di più, e se NOS, con il 5G già sul 94% dei suoi siti, ha toccato il tetto o ha solo tirato il fiato.