
A Riad รจ cominciata lunedรฌ LEAP, la grande fiera tecnologica saudita, e tra i primi annunci ce n’รจ uno che parla la lingua che ci interessa di piรน: quella delle reti. Ericsson e Mobily, il secondo operatore dell’Arabia Saudita, hanno firmato due memorandum d’intesa che messi insieme disegnano una traiettoria precisa โ portare l’intelligenza artificiale dentro la rete d’accesso radio e, in parallelo, spingere la gestione della rete verso l’autonomia di livello 4, quella in cui l’uomo supervisiona e la macchina fa. L’annuncio arriva dal comunicato Ericsson, ripreso tra gli altri da Developing Telecoms. Sono memorandum d’intesa, non contratti โ su questo torneremo โ ma raccontano bene dove i vendor tradizionali vogliono portare la partita dell’AI di rete, e con quali armi.
L’AI scende fino all’antenna
Il primo accordo riguarda il RAN, la parte di rete che va dalle BTS al telefono. I due partner esploreranno l’uso dell’intelligenza artificiale dentro le funzioni software che girano su tutta la catena radio: il RAN Compute (l’elaborazione in banda base), le radio vere e proprie e i sistemi d’antenna attivi, gli AAS โ gli stessi pannelli Massive MIMO di cui parliamo spesso. A questo livello l’AI lavora vicino al segnale: decide in tempi rapidissimi come usare fasci, potenze e risorse radio.
Sopra questo strato ce n’รจ un secondo, centralizzato: le rApps, applicazioni di automazione che girano sulla Ericsson Intelligent Automation Platform, la piattaforma con cui il fornitore svedese orchestra la rete. Con l’intesa Mobily entra anche nell’ecosistema EIAP, cioรจ nella comunitร di sviluppatori e software house che scrivono queste applicazioni: un dettaglio che sembra burocratico ma non lo รจ, perchรฉ trasforma la rete in qualcosa di simile a uno smartphone โ una piattaforma su cui terzi possono pubblicare ยซappยป che la ottimizzano. L’obiettivo dichiarato รจ preparare il terreno alle applicazioni native AI del futuro: realtร aumentata e virtuale, veicoli autonomi e quella ยซphysical AIยป โ robot e macchine che percepiscono e agiscono โ che abbiamo visto muovere i duemila robot umanoidi di Pechino.
Livello 4: la rete che si guida (quasi) da sola
Il secondo memorandum รจ forse piรน concreto. Ericsson aiuterร Mobily a portare le operazioni di rete al livello 4 di autonomia in scenari chiave, usando l’Ericsson Operations Engine. La scala รจ quella che il settore ha mutuato dalla guida autonoma, da 0 a 5: al livello 4 la rete si gestisce da sola negli scenari previsti โ si configura, si ottimizza, si ripara โ e l’operatore umano resta a monte, a definire gli obiettivi e a controllare. I casi d’uso elencati sono il pane quotidiano di chi manda avanti una rete: automazione delle operazioni, self-healing (i guasti che si risolvono prima che il cliente li noti), ottimizzazione e gestione energetica, il tutto su un ambiente multi-vendor, cioรจ anche sulle porzioni di rete non targate Ericsson.
C’รจ una frase, nel comunicato, che vale la pena sottolineare: le due aziende esploreranno come l’autonomia possa ยซmassimizzare il valore dell’infrastruttura esistenteยป e creare nuove opportunitร di monetizzazione. Tradotto: prima di costruire altre BTS, spremere meglio quelle che ci sono. Per Mobily l’operazione si innesta su una collaborazione ventennale con Ericsson e si allinea, com’รจ inevitabile da quelle parti, a Vision 2030, il piano di trasformazione digitale del regno.
Perchรฉ proprio l’energia in cima alla lista? Perchรฉ รจ la voce dove l’automazione ripaga prima: una rete mobile consuma soprattutto nel RAN, e gran parte di quel consumo avviene nelle ore in cui il traffico รจ basso. Un sistema autonomo puรฒ spegnere e riaccendere portanti, ridurre i fasci, mettere a riposo interi strati di rete seguendo la domanda in tempo reale, cosa che nessuna squadra umana puรฒ fare cella per cella, ventiquattr’ore su ventiquattro. ร lo stesso motivo per cui tutti i grandi vendor โ lo raccontavamo giร al MWC 2026 con l’AIR MAX di ZTE โ hanno messo l’efficienza energetica in vetrina come primo caso d’uso dell’AI di rete: รจ quello dove il ritorno si misura in bolletta, non in slide.
Il commento della redazione
Il paragone che viene spontaneo รจ con l’accordo di cui abbiamo scritto pochi giorni fa: Verizon che apre agli agenti AI di Google Cloud l’accesso diretto alla rete viva. La destinazione รจ la stessa โ la rete che si gestisce da sola โ ma la strada รจ opposta, ed รจ qui che la notizia si fa interessante. Verizon ha messo il cervello della rete in affitto da un hyperscaler; Mobily lo compra dal suo fornitore di apparati, che si tiene il ruolo di piattaforma e apre ai terzi solo il piano delle applicazioni. Per Ericsson รจ una partita esistenziale: se l’intelligenza che governa le reti diventa il pezzo piรน prezioso della catena, i vendor tradizionali non possono permettersi che finisca tutta nelle mani di Google, Microsoft e Nvidia โ lo stesso nervo scoperto del dibattito sulle GPU nel 6G.
L’altra osservazione รจ piรน prosaica, e riguarda la parola ยซmemorandumยป. Due MoU non sono un contratto: sono una dichiarazione d’intenti, e il settore ne firma a decine a ogni fiera. Quello che li rende piรน solidi della media รจ il contesto โ vent’anni di rapporto operativo, una piattaforma giร in campo, casi d’uso elencati con precisione da addetti ai lavori (self-healing, energia, multi-vendor) โ ma il metro resterร quello di sempre: cosa arriva davvero in rete, e quando. Se il livello 4 uscirร dalle slide, il posto dove accorgersene non saranno i comunicati: saranno le metriche โ tempi di ripristino dei guasti, consumi delle BTS, qualitร del segnale nelle ore di punta. ร lรฌ che andremo a guardare, perchรฉ รจ l’unico punto in cui l’autonomia smette di essere una promessa e diventa servizio.