
Niente asta, niente assegno miliardario allo Stato: le frequenze che fanno funzionare i telefoni degli italiani resteranno agli attuali operatori per altri otto anni. Il 29 luglio il Consiglio AGCOM ha deliberato l’avvio della consultazione pubblica โ la terza e ultima โ sul quadro regolatorio per il rinnovo dei diritti d’uso delle frequenze radiomobili in scadenza al 31 dicembre 2029, e la direzione รจ ormai tracciata: la cosiddetta “Opzione Rinnovo”, con proroga di tutti i diritti fino al 31 dicembre 2037. Un rinnovo non oneroso, cioรจ gratuito, ma tutt’altro che incondizionato: in cambio gli operatori dovranno firmare un vero e proprio contratto di programma per il 5G, con obiettivi di copertura, indicatori di qualitร misurati sul campo e perfino un sistema di verifiche in tre milestone che l’Autoritร dichiara di aver mutuato dal metodo PNRR.
Cosa c’รจ nel pacchetto: dieci bande e una data che non รจ casuale
Il perimetro dell’operazione รจ imponente: dentro ci sono le bande 800, 900, 1500, 1800, 2100, 2600 e 3400-3600 MHz โ in pratica tutto lo spettro che regge il 4G e buona parte del 5G di TIM, Fastweb+Vodafone, WindTre e Iliad โ piรน la banda 28 GHz usata per il fixed wireless, che viene prorogata alla stessa data. E la scelta del 2037 non รจ un numero uscito dal cappello: รจ la scadenza dei diritti d’uso delle bande “pioniere” del 5G, dai 700 MHz ai 3,6-3,8 GHz, assegnate con l’asta del 2018 da 6,55 miliardi di euro. Dal 2038, insomma, tutto lo spettro mobile italiano tornerร sul tavolo in un colpo solo, e nel frattempo gli operatori possono pianificare gli investimenti su un orizzonte finalmente lungo.
La logica l’hanno spiegata gli stessi operatori nelle consultazioni precedenti, e AGCOM l’ha sposata: un’asta avrebbe drenato risorse che il settore, con ricavi in discesa da anni, semplicemente non ha piรน. Il precedente del 2018 pesa come un macigno: quei 6,55 miliardi finirono nelle casse dello Stato invece che nelle reti, e il conto lo si รจ pagato in anni di copertura 5G a macchia di leopardo. Stavolta si segue il modello tedesco: licenze rinnovate senza esborso, a patto che i soldi risparmiati si trasformino in antenne. Con quattro operatori infrastrutturati e i margini piรน bassi d’Europa, del resto, la coperta italiana era giร corta di suo.
Il contratto: 150 megabit per il 95% degli italiani, gallerie comprese
La parte piรน interessante della delibera รจ il capitolato che accompagna il regalo. L’Autoritร vuole un “deciso sviluppo” del 5G standalone, la versione della quinta generazione con core di rete dedicato, quella che abilita latenze da guida autonoma, robotica industriale e telemedicina โ e quella su cui l’Europa intera รจ drammaticamente indietro. A regime le reti dovranno garantire almeno 150 Mbit/s in downlink e 30 in uplink, con latenza end-to-end non superiore a 15 millisecondi, misurati nelle condizioni di picco del traffico e al 95% della popolazione. Non autocertificazioni: campagne di misura sul campo, coordinate dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy con il Tavolo Tecnico 5G, su una roadmap con tre momenti di verifica intermedi e finali.
Gli obblighi di copertura, poi, sembrano scritti guardando la cartina dei punti deboli storici della connettivitร italiana: percentuali elevate di popolazione e territorio, ma anche localitร montane e rurali, direttrici stradali e ferroviarie incluse le gallerie, localitร turistiche e parchi nazionali. Chi viaggia in treno sulla dorsale appenninica sa bene di cosa si parla, e per una volta il regolatore lo mette nero su bianco.
Iliad ottiene l’accesso, non il riequilibrio
Il punto politicamente piรน delicato riguarda il quarto operatore. Iliad, che ha meno spettro di tutti, nelle consultazioni aveva chiesto apertamente un riequilibrio delle dotazioni, arrivando a proporre una nuova ripartizione delle bande. Su questo AGCOM ha detto no: le frequenze restano dove sono. In compenso, per l’intera durata del rinnovo i tre operatori con piรน spettro โ TIM, Fastweb+Vodafone e WindTre โ saranno obbligati a fornire servizi di accesso alle proprie reti sia a Iliad sia agli operatori virtuali. Una soluzione di compromesso che tiene in piedi la concorrenza senza rimescolare le carte, e che si aggancia direttamente al risiko di rete giร in corso tra TIM, Fastweb+Vodafone e le torri INWIT.
La partita non รจ ancora chiusa: la consultazione resta aperta fino al 5 ottobre 2026, e dopo toccherร al Governo โ MIMIT, MEF e Dipartimento per la Trasformazione Digitale โ tradurre il quadro in regole definitive. Per chi tiene il conto, รจ il terzo giro di opinioni dopo quello avviato con la delibera 154/25/CONS: stavolta perรฒ sul tavolo non c’รจ piรน il “se”, ma il “come”. Per gli utenti, nel frattempo, non cambia nulla nell’immediato: le SIM continuano a funzionare sulle stesse bande, e i frutti degli obblighi si vedranno progressivamente da qui al prossimo decennio. C’รจ poi una cornice europea che rende la mossa italiana quasi una dichiarazione politica: mentre Bruxelles discute di un’Unione dello Spettro con le aste gestite a livello UE, Roma sceglie la strada opposta, quella della continuitร nazionale senza gara.
Il commento della redazione: il rinnovo gratuito farร storcere il naso a chi ricorda i miliardi delle aste, ma a noi pare la scelta piรน sensata disponibile. Il 2018 ha dimostrato che spremere gli operatori all’asta significa reti peggiori per tutti; meglio barattare l’incasso una tantum con obblighi verificabili โ se le verifiche saranno vere. Ed รจ qui il punto: tra i KPI misurati in condizioni di picco, le gallerie ferroviarie e le tre milestone, l’AGCOM si รจ scritta un compito ambizioso quanto la promessa. Se il “metodo PNRR” applicato alle reti mobili funzionerร , nel 2037 l’Italia arriverร alla grande resa dei conti dello spettro con un 5G standalone degno di questo nome. Se invece i controlli si faranno morbidi, avremo regalato otto anni di frequenze in cambio di slide. La differenza, stavolta, non la farร la delibera: la faranno i tecnici con lo zaino in spalla a misurare i megabit in galleria.