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Rete Mobile

Il 5G arriva dove mancava perfino la luce: il Libano accende le prime antenne a Beirut

redazione
Ultimo aggiornamento: 29/09/2026
redazione
7 Minuti di lettura
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Antenna 5G su un tetto di Beirut con la corniche e il Mediterraneo: il 5G in Libano debutta con Touch e Alfa

C’è una data che vale la pena segnare, per il gusto delle coincidenze che solo le telecomunicazioni sanno regalare: nello stesso lunedì in cui T-Mobile spegne l’ultima rete 2G d’America, dall’altra parte del mondo un Paese intero festeggia l’accensione delle sue prime antenne di quinta generazione. Il Libano, dopo anni in cui il problema non era la velocità di Internet ma tenere accesa la corrente, ha ufficialmente avviato nel fine settimana il suo debutto nel 5G: i due operatori nazionali, Touch e Alfa, hanno cominciato ad accendere i primi siti a Beirut e dintorni, sotto la regia del Ministero delle Telecomunicazioni. Non sarà la rete più estesa né la più veloce del mondo, ma poche accensioni, di recente, hanno avuto questo peso simbolico.

Contents
Quindici antenne per ricominciareIl contesto: una rete risorta dal collassoIl commento della redazione

Quindici antenne per ricominciare

I numeri, raccontati dal quotidiano libanese L’Orient-Le Jour, sono volutamente modesti. Touch conta di attivare i primi 15 siti 5G nelle zone chiave di Beirut entro la fine di agosto, per poi aggiungerne una sessantina tra settembre e novembre, coprendo l’aeroporto internazionale Rafic Hariri e la grande area metropolitana della capitale. L’operatore ha iniziato a preparare il terreno sei mesi fa — studi tecnici, sopralluoghi, approvvigionamenti — e le prime spedizioni di apparati sono già arrivate in città, con Huawei e Nokia come fornitori delle soluzioni di rete. Alfa, dal canto suo, il 5G lo ha già acceso: il segnale è attivo nel centro di Beirut, ad Antelias, Dekwaneh, nella zona del porto e nei dintorni del palazzo presidenziale di Baabda, e nelle prossime settimane toccherà a Dbayeh, all’aeroporto e a Jounieh, prima di un’ulteriore tranche di 75 stazioni nel resto del Paese.

Dentro questi numeri c’è un dettaglio che vale da solo l’articolo: le prime stazioni 5G di Alfa non nascono per il mercato, ma per un Papa. Erano gli impianti installati in via temporanea per la visita di Leone XIV in Libano, alla fine di novembre 2025, quando serviva capacità di rete per dirette televisive e folle di pellegrini. Finita la visita, invece di smontarli, qualcuno ha avuto il buon senso di renderli permanenti. Il piano nazionale complessivo, annunciato dal ministro delle Telecomunicazioni Charles Hage come parte di un progetto triennale di ammodernamento, prevede 150 stazioni di trasmissione divise equamente tra i due operatori, con la neonata — anzi, rinata — autorità di regolazione TRA a fare da arbitro.

Anche il calendario ha la sua logica. L’accensione arriva nel pieno dell’estate, la stagione in cui il Libano si riempie: la diaspora che torna per le vacanze raddoppia di fatto la popolazione connessa, i consumi di dati esplodono e le reti vanno regolarmente in affanno — ed è proprio il picco estivo, spiegano dal ministero, una delle ragioni per cui si è voluto partire adesso. C’è poi una verità strutturale che rende il 5G più importante a Beirut che altrove: in un Paese dove la rete fissa ha sofferto anni di sottoinvestimenti, la connettività mobile non è un complemento ma l’arteria principale con cui famiglie e imprese stanno in rete. Ogni megahertz e ogni megabit in più sulla rete cellulare, da quelle parti, si traduce direttamente in economia che riparte.

Il contesto: una rete risorta dal collasso

Per capire perché quindici antenne facciano notizia bisogna ricordare da dove arriva il Libano. Touch e Alfa sono entrambe di proprietà dello Stato, e con lo Stato hanno attraversato tutto: il collasso finanziario del 2019, la svalutazione che ha polverizzato tariffe e stipendi dei tecnici, l’esplosione al porto di Beirut del 2020 che danneggiò anche le infrastrutture di rete, i blackout elettrici che costringevano le stazioni radio base a vivere di generatori e gasolio razionato, fino alla guerra del 2023-2024 che ha colpito il sud del Paese. In quegli anni la connettività mobile libanese è sopravvissuta, letteralmente, di manutenzione ordinaria e miracoli quotidiani, mentre il resto del Medio Oriente correva: gli Emirati sono oggi la rete mobile più veloce del mondo e i Paesi del Golfo si giocano i primati di 5G-Advanced. Il debutto libanese arriva con cinque o sei anni di ritardo sul vicinato, e con reti 2G e 3G ancora ben accese — come racconta la nostra mappa mondiale degli switch-off, da quelle parti la seconda generazione servirà ancora a lungo.

La scelta di partire piccoli, peraltro, non è un difetto: è un metodo che abbiamo già visto altrove. Anche la Papua Nuova Guinea, con i test di Digicel, ha imboccato la strada del 5G a passi misurati, concentrando le risorse dove il traffico giustifica l’investimento. Per un Paese che esce da una crisi, un’isola di copertura ben fatta nella capitale vale più di una promessa di copertura nazionale destinata a restare sulla carta.

Il commento della redazione

È facile sorridere di un lancio 5G da 150 antenne totali, un numero che una città cinese di provincia installa in un mese. Noi preferiamo leggerla al contrario: il 5G libanese è la prova che una rete mobile è prima di tutto una questione di istituzioni, non di tecnologia. Finché mancavano un governo funzionante, un regolatore attivo e tariffe capaci di coprire i costi, non c’era fornitore al mondo che potesse accendere qualcosa; rimessi in fila questi tre ingredienti — più un aiuto involontario da parte di un Papa — le antenne sono arrivate in sei mesi. Resta l’incognita di sempre, l’elettricità, perché un sito 5G consuma più di uno 4G e i generatori non fanno sconti. Ma il segnale che parte da Beirut stavolta viaggia in una direzione sola: un Paese che per anni ha fatto notizia per ciò che si spegneva — la luce, le banche, la speranza — oggi torna sulle pagine di settore per qualcosa che si accende. Nel nostro mestiere non capita spesso di poterlo scrivere.

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