
C’รจ un’idea che circola da anni nei laboratori delle telco e che ogni tanto riaffiora nelle presentazioni ai congressi: se l’intelligenza artificiale vive dentro le app, prima o poi qualcuno proverร a spostarla dentro la rete. Quel “qualcuno” oggi ha un nome doppio: LG Uplus ed Ericsson. Il terzo operatore mobile della Corea del Sud e il colosso svedese delle infrastrutture hanno annunciato martedรฌ una partnership strategica per sviluppare insieme soluzioni di voice AI basate sulla rete e architetture di rete AI-native, con l’obiettivo dichiarato di portarle sul mercato globale. L’accordo รจ stato siglato il 14 luglio nel quartier generale Ericsson di Stoccolma, durante una visita del CEO di LG Uplus Hong Bum-sik, e reso pubblico oggi da Seul.
Un assistente vocale che non abita nel telefono
Il cuore dell’intesa รจ un concetto tanto semplice da spiegare quanto ambizioso da realizzare: far funzionare l’assistente AI direttamente a livello di rete dell’operatore, invece che dentro un’app installata sullo smartphone. Oggi qualsiasi assistente vocale โ da quelli di Google e Apple fino ai chatbot di ultima generazione โ dipende dal dispositivo e dal sistema operativo su cui gira. L’approccio di LG Uplus ed Ericsson ribalta la prospettiva: l’intelligenza sta nell’infrastruttura di telecomunicazione, e l’utente la raggiunge semplicemente parlando, senza installare nulla e senza configurare niente. ร quello che nel settore si chiama “Zero UI”, interfaccia zero: la voce come unico strumento di interazione.
LG Uplus non parte da zero. L’operatore coreano ha giร in commercio ixi-O, un agente AI per le chiamate che filtra le telefonate indesiderate e assiste l’utente durante le conversazioni, e porta in dote i dati di servizio accumulati in questi anni di esercizio commerciale. Ericsson mette sul tavolo quello che sa fare meglio: la tecnologia di rete che equipaggia gli operatori di mezzo mondo. La collaborazione si articola su quattro fronti: sviluppo e integrazione di sistema della voice AI di rete, commercializzazione congiunta delle soluzioni sui mercati internazionali, progettazione e implementazione di un’architettura di rete AI-native, e una serie di verifiche preliminari per far girare il tutto sui diversi ambienti cloud globali.
Dallo spam alle chiamate importanti, fino a occhiali e robot
Gli scenari concreti descritti dalle due aziende partono da cose molto quotidiane: un’AI che blocca in anticipo le chiamate spam, che fa da segretaria filtrando le telefonate e passando solo quelle importanti, che durante una conversazione suggerisce informazioni e sbriga compiti in tempo reale. Ma l’orizzonte รจ piรน largo. Nei piani di LG Uplus ed Ericsson c’รจ un ecosistema in cui occhiali AI, robot umanoidi e altri dispositivi di prossima generazione si collegano in modo organico su un’unica rete capace di capire le intenzioni dell’utente ed eseguire compiti in autonomia. La cosiddetta “era degli agenti AI”, che per funzionare davvero ha bisogno di una rete che non si limiti a trasportare bit ma sappia interpretare quello che ci passa sopra.
L’altra metร dell’accordo riguarda proprio la rete in quanto tale. Le due aziende progetteranno un’architettura AI-native in cui l’intelligenza artificiale riconosce in tempo reale le condizioni operative dell’infrastruttura, ottimizza da sola prestazioni ed efficienza energetica, automatizza la gestione dei guasti e il controllo della qualitร del servizio. LG Uplus la riassume in una formula che sentiremo spesso: “Network for AI” e “AI for Network”, la rete costruita per servire l’intelligenza artificiale e l’intelligenza artificiale messa al lavoro per far funzionare meglio la rete. ร la stessa direzione imboccata da Nokia e Nvidia con la prima RAN nativa AI, di cui vi abbiamo raccontato la settimana scorsa: il fronte dei vendor si sta compattando attorno all’idea che la prossima generazione di reti mobili sarร progettata attorno all’AI, non adattata a posteriori.
La Corea fa sul serio, e Ericsson cerca la sponda giusta
La tempistica non รจ casuale. La Corea del Sud sta vivendo una corsa agli investimenti AI che coinvolge tutti e tre gli operatori nazionali: SK Telecom progetta data center AI su scala gigawatt insieme a Nvidia, KT ha messo sul piatto circa 12 miliardi di dollari in tre anni tra infrastrutture di connettivitร e capacitร di calcolo, e LG Uplus โ che giร sperimenta parecchio, come dimostra il progetto del Wi-Fi 7 gratuito sui 33.000 autobus coreani โ si รจ data il ruolo di “AI factory operator” con un data center da 200 megawatt in costruzione. In questo contesto, allearsi con Ericsson significa trasformare un servizio nazionale come ixi-O in un prodotto esportabile: l’operatore ci mette l’esperienza commerciale, lo svedese la presenza globale e i rapporti con centinaia di reti in tutto il mondo.
Per Ericsson, che arriva da settimane intense tra la smart factory 5G in Texas e la commessa militare britannica, l’accordo porta la firma di Per Narvinger, il presidente entrante che dovrร guidare la transizione dopo l’era Ekholm. Le sue parole sull’AI-native come “piattaforma tecnologica fondamentale per la crescita futura del settore” suonano come una dichiarazione d’intenti per il prossimo capitolo dell’azienda. Le verifiche tecnologiche congiunte dovrebbero chiudersi entro fine anno, con la commercializzazione globale a seguire nel medio periodo.
Il commento della redazione
L’idea di spostare l’assistente vocale dentro la rete รจ affascinante e ha un vantaggio competitivo reale: funziona su qualsiasi telefono, anche il piรน economico, e sottrae il controllo dell’AI conversazionale ai giganti dei sistemi operativi. Per gli operatori, che da anni cercano un modo per non fare la fine dei “tubi stupidi”, รจ una delle poche strade che valorizza davvero l’asset che possiedono: la rete e la relazione con il cliente. Detto questo, la storia delle telco รจ piena di servizi “network-based” eleganti sulla carta e travolti dalla praticitร delle app. La partita si giocherร su latenza, qualitร dell’AI e โ soprattutto โ privacy: un assistente che ascolta le chiamate a livello di rete dovrร conquistarsi una fiducia che non si compra con i comunicati stampa. Se LG Uplus ed Ericsson sapranno dare risposte convincenti su questo punto, il “Zero UI” potrebbe smettere di essere uno slogan da conferenza.
Fonti: Korea IT Times, BusinessKorea, The Chosun Daily.