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Telefonia Mobile

Lo spettro raddoppia senza comprarne altro: Nokia e Nvidia accendono la prima RAN nativa AI

redazione
Ultimo aggiornamento: 15/07/2026
redazione
11 Minuti di lettura
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Piattaforma AI-RAN di Nokia e Nvidia: cabinet con GPU alla base di una torre 5G al tramonto

C’è una frase che a Espoo non usano a cuor leggero: “uno dei cambiamenti più significativi nell’architettura delle reti radio degli ultimi decenni”. Eppure è esattamente così che Nokia ha presentato oggi, 15 luglio, la sua nuova piattaforma AI-RAN nativa, sviluppata insieme a Nvidia: la prima al mondo, secondo il costruttore finlandese, in cui l’intelligenza artificiale non è un accessorio appiccicato sopra la rete di accesso radio, ma il cuore stesso dell’architettura. La promessa è di quelle che fanno drizzare le antenne a qualsiasi operatore: spremere dallo spettro già posseduto il 20% di capacità in più da subito, il 50% entro il 2027 e oltre il 100% entro il 2028. In altre parole, raddoppiare la rete senza comprare un solo megahertz in più.

Contents
Dal miliardo di Nvidia alla piattaforma commercialeI numeri della promessa: più bit dagli stessi hertzTre strade per arrivarci, nessuna con la ruspaUn ponte verso il 6G (senza aspettare il 6G)Il convitato di pietra: consumi, costi e geopoliticaIl nostro commento

Dal miliardo di Nvidia alla piattaforma commerciale

Per capire da dove arriva questo annuncio bisogna riavvolgere il nastro di nove mesi. Nell’ottobre 2025 Nvidia aveva investito un miliardo di dollari in Nokia, siglando una partnership strategica che aveva fatto rumore in tutto il settore: il colosso dei chip grafici entrava dalla porta principale nel mondo delle reti mobili, e il vecchio campione europeo delle telecomunicazioni si legava al fornitore di calcolo più corteggiato del pianeta. Al Mobile World Congress di Barcellona, a marzo, erano arrivati i primi test funzionali di RAN accelerata da GPU insieme a operatori amici come T-Mobile US, SoftBank e l’indonesiana Indosat Ooredoo Hutchison.

Oggi quel percorso si trasforma in un prodotto con date e roadmap. La piattaforma, come riportano Mobile World Live e il comunicato ufficiale di Nokia, unisce il software anyRAN del costruttore finlandese con Aerial, la piattaforma AI-RAN di Nvidia. I primi deployment pilota partiranno entro la fine del 2026, mentre la disponibilità commerciale è fissata per il 2027. Il CEO di Nokia Justin Hotard ha sintetizzato la filosofia del progetto dicendo che l’AI-RAN “rende la rete intelligente”, mentre Jensen Huang, fondatore e CEO di Nvidia, si è spinto come al solito un po’ più in là, parlando dell’alba di una nuova era in cui la RAN diventa “un computer AI su scala planetaria”.

I numeri della promessa: più bit dagli stessi hertz

Il piatto forte dell’annuncio è l’efficienza spettrale, ovvero la quantità di dati che si riesce a far passare in una determinata porzione di spettro. È la moneta più preziosa del settore: le frequenze si pagano miliardi alle aste, e ogni bit in più spremuto dagli stessi hertz è margine puro. Nokia sostiene che le sue innovazioni radio basate su AI abbiano già dimostrato guadagni superiori al 20%, con una tabella di marcia che prevede il 50% entro il 2027 e oltre il 100% entro il 2028: a quel punto, la capacità dello spettro esistente sarebbe di fatto raddoppiata, con più traffico gestibile nelle celle dense, costo per bit in discesa e clienti più contenti.

Qui però serve la doverosa tara giornalistica. Come ha ricostruito TelecomTV, quei numeri arrivano da test interni di Nokia, condotti in condizioni controllate, e dovranno essere validati sul campo con gli operatori durante i trial. Il guadagno, spiega il costruttore, nasce dalla combinazione tra i propri algoritmi di machine learning per la gestione radio e la potenza di calcolo delle GPU Nvidia. L’idea non è nemmeno inedita in assoluto: la specialista Cohere Technologies predica da anni il suo “moltiplicatore di spettro” software, provato anche con Vodafone e Bell Canada. La differenza, stavolta, è che a metterci la faccia è il secondo costruttore di reti mobili dell’Occidente, con il partner più ricco dell’industria tecnologica alle spalle.

Tre strade per arrivarci, nessuna con la ruspa

L’aspetto forse più interessante per gli operatori è che Nokia non chiede di buttare via nulla. La piattaforma si potrà adottare in tre modi diversi, tutti pensati per evitare il temuto “rip and replace”. Chi ha già le basi station AirScale potrà inserire una scheda plug-in con GPU che porta la piattaforma Aerial di Nvidia dentro l’infrastruttura esistente: un upgrade di capacità con un semplice innesto, preservando gli investimenti già fatti. Chi invece parte da zero, o vuole potenziare aree specifiche, avrà a disposizione un nodo AI-RAN standalone basato su GPU, capace di gestire 4G, 5G e in prospettiva 6G su una piattaforma comune, da usare da solo, in cluster o integrato con le AirScale come un’unica stazione base logica. La terza via passa per server commerciali off-the-shelf forniti dai partner dell’ecosistema, con la possibilità di impiegare anche chip di Marvell Technology: una scelta che strizza l’occhio a chi vuole una supply chain aperta e diversificata.

C’è poi un dettaglio di modello di business che dice molto su dove sta andando il settore: le nuove capacità arriveranno anche tramite abbonamento software, con aggiornamenti continui senza dover cambiare hardware a ogni ciclo. È la stessa strada imboccata da Ericsson con la sua offerta di AI nella RAN in subscription: i costruttori di reti, dopo anni di margini risicati sul ferro, hanno capito che il valore ricorrente sta nel software. Sul fronte dei clienti, Nokia dichiara collaborazioni AI-RAN in corso con Deutsche Telekom, Telia, Orange, BT, oltre ai già citati T-Mobile US, SoftBank e Indosat: un parterre che copre tre continenti e parecchie centinaia di milioni di SIM.

Un ponte verso il 6G (senza aspettare il 6G)

Dietro la sigla c’è anche una scommessa temporale. Lo standard 6G arriverà, secondo le tabelle di marcia del 3GPP, verso la fine del decennio, e nessun operatore ha voglia di restare fermo ad aspettarlo dopo aver appena digerito il conto del 5G. La proposta di Nokia è pensata proprio per questo interregno: il nodo AI-RAN gestisce 4G e 5G oggi e promette compatibilità in avanti con i carichi 6G di domani, così l’investimento in GPU non diventa obsoleto al primo cambio di generazione. Per chi naviga da smartphone il beneficio, se i numeri reggeranno, si tradurrà in cose molto concrete: celle affollate che non si inginocchiano al concerto o allo stadio, uplink più robusto per chi trasmette video in diretta, e margine di capacità per i servizi che verranno, dagli occhiali con AI in streaming continuo agli agenti personali sempre connessi. La rete intelligente, insomma, serve prima di tutto a sopravvivere al traffico che l’intelligenza artificiale stessa genererà.

Il convitato di pietra: consumi, costi e geopolitica

Naturalmente non è tutto oro quel che computa. Da quando l’AI-RAN Alliance ha lanciato il concetto di reti radio basate su GPU, molti operatori storcono il naso su due punti: le GPU costano care e consumano parecchio, proprio mentre le telco tagliano gli investimenti e inseguono l’efficienza energetica. Non è un dettaglio da poco, considerando che l’industria mobile si è appena data obiettivi ambiziosi di decarbonizzazione: ne abbiamo parlato proprio oggi raccontando il rapporto GSMA sulle emissioni delle reti mobili, che chiede alle reti di crescere consumando meno, non di più. Nvidia e Nokia rispondono che l’aumento di capacità per watt compenserà, e che il traffico AI che verrà — occhiali smart, agenti personali, robot connessi — renderà comunque necessario quel salto di potenza di calcolo a bordo cella.

Il contesto industriale, intanto, si muove tutto nella stessa direzione. Qualcomm ha appena annunciato l’uscita dal mercato delle small cell per concentrarsi proprio su 6G e data center, una mossa che abbiamo analizzato nel nostro articolo sull’addio di Qualcomm alle small cell 5G, e la rete stessa sta imparando a fare cose nuove, come il sensing radio che trasforma il 5G in un radar capace di vedere i droni. E non è un caso nemmeno la coincidenza di calendario dall’altra parte dell’Atlantico: sempre oggi la NTIA, l’agenzia americana delle telecomunicazioni, ha messo sul tavolo fino a 53 milioni di dollari di fondi per accelerare lo sviluppo di architetture RAN “AI-native” a guida americana, come riporta Fierce Network. La corsa alla rete intelligente è ufficialmente una questione di politica industriale, non solo di ingegneria.

Il nostro commento

Da parte nostra, l’annuncio di oggi merita di essere preso sul serio, ma con la giusta dose di sano scetticismo da laboratorio. Le percentuali di efficienza spettrale sbandierate — 20, 50, 100% — sono per ora numeri di casa Nokia, ottenuti in condizioni controllate, e la storia delle telecomunicazioni è piena di roadmap che si sono allungate strada facendo. Detto questo, la direzione ci sembra tracciata e difficilmente reversibile: il paradigma della base station come scatola chiusa e specializzata sta lasciando il posto a piattaforme di calcolo generiche e programmabili, dove il vantaggio competitivo si sposta dal ferro all’algoritmo. Se anche solo metà delle promesse verrà mantenuta, gli operatori si troveranno tra le mani l’equivalente di un’asta di frequenze gratis. Il vero banco di prova saranno i pilot di fine anno: lì capiremo se l’AI-RAN è la rivoluzione architetturale annunciata o l’ennesimo acronimo brillante in cerca di un business case. Noi, taccuino alla mano, saremo qui a misurare i bit.

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