
C’è un posto al mondo dove salire sull’autobus significa agganciarsi a una rete Wi-Fi gratuita più veloce di tante connessioni domestiche europee. Quel posto è la Corea del Sud, e da settembre farà un ulteriore salto in avanti: il governo di Seul ha appena assegnato la gara per portare il Wi-Fi 7 — l’ultimissima generazione della tecnologia wireless — su circa 33.000 autobus urbani in tutto il Paese. A vincere, a sorpresa, è stata LG Uplus, il più piccolo dei tre operatori mobili coreani, che per la prima volta strappa il progetto ai rivali storici KT e SK Telecom.
La notizia, riportata domenica dal Seoul Economic Daily e confermata questa mattina da Chosun Biz, racconta molto più di un appalto pubblico: racconta come un Paese intero abbia trasformato la connettività in movimento in un servizio essenziale, quasi come l’acqua o l’illuminazione stradale. E, come vedremo, dietro ogni access point a bordo c’è sempre lei: la rete mobile.
Una gara da 60 miliardi di won, decisa sulla tecnica
Il progetto è stato bandito dalla NIA, la National Information Society Agency, l’agenzia governativa coreana per la società dell’informazione. Sul piatto ci sono circa 59,93 miliardi di won — poco meno di 40 milioni di euro — per fornire e gestire il servizio Wi-Fi pubblico su 32.857 autobus urbani in tutta la Corea del Sud, isola di Jeju esclusa. La durata è di quattro anni: si parte nella seconda metà del 2026 e si arriva fino ad agosto 2030.
Alla gara hanno partecipato tutti e tre gli operatori mobili nazionali, e qui sta la prima notizia dentro la notizia. Nei bandi precedenti il servizio era sempre finito nelle mani di KT o di SK Telecom; stavolta l’ha spuntata LG Uplus, terzo operatore del Paese per quota di mercato. Secondo la stampa coreana, a fare la differenza non è stato il prezzo ma il punteggio tecnico: LG Uplus avrebbe convinto la commissione soprattutto con le sue soluzioni di sicurezza specializzate per reti Wi-Fi, oltre che con la proposta su fornitura degli apparati, controllo del servizio e manutenzione. In un’epoca in cui le reti pubbliche gratuite sono un bersaglio ghiotto per attacchi e intercettazioni, che un appalto nazionale si decida sulla cybersecurity è un segnale che vale la pena registrare.
Cosa cambia per chi sale a bordo
Per i passeggeri, il salto generazionale si tradurrà in numeri concreti. Gli access point attuali verranno sostituiti con apparati Wi-Fi 7, lo standard più recente della famiglia wireless: canali larghi fino a 320 MHz — il doppio del Wi-Fi 6 — e soprattutto il Multi-Link Operation (MLO), la funzione che permette al dispositivo di usare più bande di frequenza contemporaneamente. Su un autobus che sfreccia tra i palazzi, dove il segnale balla di continuo, poter aggregare 2,4, 5 e 6 GHz in un’unica connessione significa una cosa sola: stabilità, anche quando il mezzo è pieno all’inverosimile nell’ora di punta.
Ma il dettaglio più eloquente è un altro. La NIA ha deciso di alzare la dotazione dati mensile di ogni autobus da 200 a 300 gigabyte, e ha irrigidito gli standard di qualità: anche una volta superata la soglia contrattuale, il servizio dovrà garantire tramite QoS una velocità di almeno 100 Mbps. Nessuna strozzatura a 512 kbps come siamo abituati a vedere dalle nostre parti quando finiscono i giga: sull’autobus coreano si continua a navigare a una velocità che in Italia molte famiglie si sognano sulla linea fissa.
Un servizio che i coreani usano davvero: 75.777 terabyte in un anno
Verrebbe da chiedersi se tutto questo sforzo serva davvero, in un Paese dove praticamente ogni cittadino ha uno smartphone 5G con abbondanza di giga. La risposta sta in una cifra che lascia poco spazio ai dubbi: nel 2025 il Wi-Fi pubblico degli autobus coreani ha smaltito 75.777 terabyte di traffico, il doppio rispetto ai 38.728 terabyte del 2023. Settantacinque petabyte: per dare un’idea, è come se ogni giorno i passeggeri degli autobus coreani si scaricassero l’equivalente di circa 50.000 film in alta definizione. Mentre aspettano la fermata, guardano video, ascoltano musica in streaming, seguono lezioni online — e lo fanno sempre di più, anno dopo anno.
Il programma di Wi-Fi pubblico coreano nasce del resto con un obiettivo dichiaratamente sociale: abbattere la spesa per la connettività delle famiglie e garantire accesso ai servizi digitali anche a chi un piano dati generoso non può permetterselo. Studenti, anziani, lavoratori pendolari: per milioni di persone quel Wi-Fi a bordo non è un vezzo, è welfare digitale. È la stessa filosofia che ha portato Seul a disseminare access point gratuiti in piazze, mercati, biblioteche e centri civici — con la differenza che l’autobus è il luogo dove il tempo “connesso” vale di più, perché è tempo altrimenti morto.
Dietro ogni access point c’è una rete mobile
C’è poi l’aspetto che a noi appassionati di reti interessa più di tutti: come fa un autobus in corsa ad avere una connessione del genere? La risposta è il backhaul 5G. Ogni mezzo è di fatto un piccolo hotspot mobile: l’access point Wi-Fi 7 a bordo si collega alla rete cellulare dell’operatore, e da lì il traffico dei passeggeri viaggia verso Internet. Il progetto coreano è quindi, a tutti gli effetti, una gigantesca applicazione commerciale della rete mobile 5G: 33.000 “celle su ruote” che attraversano le città dalla mattina alla sera, con la rete radio di LG Uplus a fare da spina dorsale.
Non è un caso che l’operatore arrivi a questa vittoria con un curriculum già robusto sulla connettività in mobilità: insieme alla Busan Transportation Corporation sta convertendo il Wi-Fi della metropolitana di Busan dalla base LTE al 5G, e a novembre 2025 ha completato sulla linea 9 della metropolitana di Seul la rete LTE-R, lo standard radio dedicato alle ferrovie che fa dialogare in tempo reale macchinisti, centrale operativa e sistemi di sicurezza. Chi volesse approfondire quanto la connettività a bordo dei mezzi pubblici stia diventando un terreno di gara anche altrove può rileggere il nostro pezzo sul Wi-Fi ferroviario Rail-5G lanciato da SWR nel Regno Unito: stessa direzione, scala decisamente diversa.
Il tutto in un Paese che continua a essere una specie di laboratorio mondiale della connettività: reti 5G tra le più dense e veloci del pianeta, il governo che spinge gli operatori verso il 5G Standalone, e persino i cieli che si aprono alla concorrenza satellitare, come abbiamo raccontato quando Seul ha dato il via libera regolatorio a Starlink e OneWeb. In questo contesto, il Wi-Fi 7 sugli autobus non è un’eccentricità: è semplicemente il tassello successivo di una strategia che da vent’anni considera la banda larga — fissa, mobile o in movimento — una priorità nazionale.
E c’è infine la lettura industriale. In Corea del Sud il mercato mobile consumer è saturo e in lenta erosione: gli operatori low-cost mordono le caviglie ai tre grandi, la demografia non aiuta e la cosiddetta “phoneflation” — l’aumento dei prezzi degli smartphone trainato dal costo dei chip — sta allungando i cicli di sostituzione dei telefoni. Risultato: KT, SK Telecom e LG Uplus si stanno buttando con decisione sul B2B e sul B2G, le commesse per aziende e pubblica amministrazione. La gara degli autobus è il primo grande trofeo di questa nuova stagione, e la stampa coreana dà per certo che la battaglia sui prossimi appalti pubblici sarà ancora più feroce. Un copione che conosciamo bene anche in Europa, dove la pressione sui ricavi consumer spinge gli operatori verso reti private e progetti pubblici — ne abbiamo parlato raccontando la rete 5G privata del porto di Amburgo.
Il commento della redazione
Diciamolo senza girarci intorno: questa notizia ci fa venire una sana invidia. Non tanto per il Wi-Fi 7 in sé — la tecnologia arriverà ovunque, è questione di tempo — quanto per il metodo. La Corea del Sud tratta la connettività sui mezzi pubblici come un’infrastruttura essenziale, la misura (quei 75.777 terabyte sono un dato pubblico, non un numero di marketing), la finanzia con continuità e la rimette in gara ogni pochi anni pretendendo standard più alti: più giga, più velocità garantita, più sicurezza. Da noi il Wi-Fi sull’autobus, quando c’è, è spesso un adesivo sbiadito sul vetro e un captive portal che non carica. La differenza non la fa la tecnologia, la fa la volontà di considerare il tempo del pendolare qualcosa che merita un investimento pubblico. E c’è un secondo spunto che gli operatori europei farebbero bene ad annotare: in un mercato saturo, la crescita si va a prendere nelle gare pubbliche, e le gare — come ha dimostrato LG Uplus — non si vincono più solo col prezzo, ma con la sicurezza e la qualità del servizio. Chi ha orecchie per intendere, intenda.
Fonti: Seoul Economic Daily, Chosun Biz.