
Huawei ha presentato giovedì 1° ottobre, in Cina, la serie Mate 90: cinque modelli, tre chip diversi e un’architettura di silicio nuova che l’azienda chiama LogicFolding. Il pezzo forte è il Kirin 9050 Pro, montato sui modelli di punta, che secondo Huawei porta un aumento del 31% delle prestazioni complessive rispetto ai Mate 80 di novembre 2025. Ma la cosa che a noi, che di telefoni guardiamo soprattutto la parte radio, è saltata all’occhio per prima è un’altra: nelle schede tecniche ufficiali dei tre modelli la parola 5G non compare. E nemmeno 4G, LTE o un elenco di bande.
Un chip ripiegato in tre dimensioni
Partiamo dal silicio, perché è lì che Huawei ha messo il messaggio politico oltre che tecnico. Come riporta Reuters, il Kirin 9050 Pro è costruito con una tecnica che l’azienda chiama LogicFolding: i collegamenti interni del chip vengono riorganizzati in tre dimensioni invece che sul tradizionale piano, in modo da ottenere un’elaborazione più densa e più veloce. Il prezzo di questa scelta è dichiarato dalla stessa Huawei: servono più wafer per produrlo. Richard Yu, a capo del consumer business, ha detto ai giornalisti che la tecnica sarà usata su altri smartphone futuri e, con una franchezza insolita, ha ammesso che «la capacità produttiva di semiconduttori avanzati in Cina resta molto limitata», anche perché i chip Ascend per l’intelligenza artificiale attingono alla stessa capacità. La produzione cinese, ha aggiunto, si basa ancora sulle macchine litografiche DUV, mentre l’EUV, quella con cui si fanno i chip più avanzati al mondo, è «preziosa» ma i produttori cinesi ci stanno ancora lavorando. Huawei non ha detto chi fabbrica il Kirin 9050 Pro; si ritiene sia SMIC, che non ha risposto a Reuters. È lo stesso nodo di cui parlavamo l’anno scorso nel pezzo su Huawei e la corsa ai 3 nanometri sotto sanzioni: senza EUV, la strada è spremere architettura e impilamento.
La gamma è divisa per processore, e lo dicono le pagine ufficiali di Huawei: il Mate 90 base ha il Kirin 9030, il Mate 90 Pro il Kirin 9035, mentre Pro Max, Pro Max Collector’s Edition e Mate 90 RS Ultimate Design hanno il Kirin 9050 Pro. Con un’eccezione segnalata da GSMArena e confermata dalla scheda: le varianti del Pro Max con 12 GB di RAM usano il Kirin 9050 senza il suffisso Pro. Il sistema operativo è HarmonyOS 7, che non ha più niente di Android e che, secondo l’azienda, supporta oltre 450.000 app e servizi.
La scheda che non dice su quale rete va
Abbiamo letto le pagine delle specifiche di Mate 90, Mate 90 Pro e Mate 90 Pro Max sul sito cinese di Huawei. Elencano Wi-Fi 7 (802.11be, 2×2 MIMO, canali EHT160), Bluetooth 6.0, NearLink E2.0, NFC, il posizionamento multibanda con GPS, Beidou, Galileo, GLONASS, QZSS e NavIC, e perfino la portata d’acqua a 80 gradi del test IP69. Della rete cellulare, invece, non c’è una riga: nessuna generazione, nessuna banda, nessun modem. La pagina di presentazione del Pro Max usa l’espressione commerciale «velocità 5A» e parla di un’architettura d’antenna fusa Wi-Fi/cellulare che commuta in modo intelligente, e di una condivisione cooperativa della rete fra un massimo di quattro dispositivi che, in luoghi congestionati come un concerto o una stazione dell’alta velocità, farebbe salire la velocità di trasferimento file fino al 40%. Sono tutte affermazioni di Huawei, non verificabili da fuori. Se il modem integrato nel Kirin 9050 Pro sia o no capace di 5G, e su quali bande, dalla documentazione ufficiale non si ricava.
Quello che la scheda dichiara con precisione, invece, è il lato SIM, ed è interessante. I Mate 90 hanno due slot nano SIM e supportano fino a due eSIM in memoria, per un totale di quattro numeri a bordo di cui tre attivi contemporaneamente, con un vincolo curioso: almeno due dei tre devono appartenere allo stesso operatore della Cina continentale. C’è poi la messaggistica satellitare via Beidou, che sul Pro Max permette anche l’invio di immagini: la nota a piè di pagina però è identica a quella che abbiamo trovato una settimana fa sull’Honor Magic9 Pro Max, cioè funziona soltanto nella Cina continentale, Hong Kong, Macao e Taiwan esclusi, e va attivata in anticipo con copertura terrestre tramite l’app o il servizio dell’operatore. Il satellite nei flagship cinesi è ormai una voce standard, ma resta una voce domestica.
Il resto del Pro Max, e quanto costa
Il Mate 90 Pro Max ha uno schermo OLED a doppio strato da 6,9 pollici con refresh adattivo 1-120 Hz e un picco di luminosità dichiarato di 12.000 nit. La batteria è da 6.800 mAh di valore tipico con ricarica cablata a 100 W e wireless a 50 W, in un corpo da 234 grammi certificato IP68 e IP69. La fotocamera principale da 50 megapixel ha un sensore RYYB da 1/1,28 pollici e apertura variabile continua da f/1,4 a f/4,0; il teleobiettivo periscopico è da 200 megapixel con zoom ottico 4x. L’edizione Collector’s e il Mate 90 RS accettano il modulo esterno Ruiying Z10, una fotocamera da un pollice con zoom ottico 10x da 24 a 240 mm, venduta a parte a 5.999 yuan.
I prezzi cinesi partono da 9.499 yuan (circa 1.420 dollari) per il Pro Max 12/512 GB e salgono a 9.999 per il 16/512; la Collector’s Edition costa 10.999 o 12.999 yuan, mentre il kit con la Z10 e gli accessori arriva a 19.499. Il Mate 90 RS Ultimate Design, con scocca in titanio e basalto e taglio fino a 2 TB, parte da 12.999 yuan e tocca i 18.999 per il 16 GB/2 TB, con spedizioni in Cina dall’11 novembre. Reuters aggiunge il contesto: il Pro Max 16/512 costa più del corrispondente Mate 80 al lancio, e Yu ha spiegato che il rincaro delle memorie ha aggiunto in media 200 dollari al costo di ogni telefono, costringendo ad alzare i listini «ma a un ritmo più lento». Il mercato intanto gli dà ragione: secondo IDC, fra gennaio e agosto le spedizioni di smartphone in Cina sono calate del 7% su base annua, mentre quelle di Huawei sono cresciute del 13%.
Il commento della redazione
Ogni lancio Huawei dal 2019 in poi è due notizie in una: quello che il telefono fa e quello che l’azienda non può dire. LogicFolding appartiene alla seconda categoria. È una risposta ingegnosa a un vincolo, e la stessa Huawei lo mette nero su bianco ammettendo che consuma più wafer su una capacità produttiva già contesa con i chip per l’AI. Il silenzio sulla rete cellulare è la faccia più visibile di questo vincolo: un flagship da 1.400 dollari la cui scheda ufficiale dettaglia il test con l’acqua bollente ma non dice su quale rete si collega. Per chi fa il nostro mestiere, misurare le reti dal lato del telefono, è una mancanza che pesa: finché qualcuno non ci metterà sopra un analizzatore di cella, per sapere di cosa è capace il modem di un Mate 90 non resta che fidarsi. Il quadro europeo non aiuta: con l’Unione che stringe sui fornitori ad alto rischio, la distanza fra i telefoni che Huawei vende in Cina e quelli che potremmo provare qui continua ad allargarsi.
Fonti: Huawei (schede tecniche ufficiali Mate 90, Mate 90 Pro e Mate 90 Pro Max, sito cinese), Reuters via TechCentral (1° ottobre 2026), GSMArena (1° ottobre 2026), Huawei Central.
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