
C’รจ un momento, in ogni tecnologia, in cui si smette di parlare di esperimenti e si comincia a parlare di mercato. Per la connettivitร satellitare diretta verso gli smartphone โ il cosiddetto direct-to-device, o D2D โ quel momento sembra essere arrivato adesso. A certificarlo sono i nuovi dati della GSA, la Global mobile Suppliers Association, ripresi oggi da Light Reading: le partnership tra operatori mobili e costellazioni satellitari hanno ormai superato quota 275 in oltre cento Paesi, i servizi commerciali attivi si contano a decine e, soprattutto, c’รจ un continente intero che si prepara al grande salto. Quel continente รจ l’Africa, dove la GSA censisce ben 32 accordi D2D che coinvolgono operatori locali, con i primi lanci commerciali attesi giร nel corso di quest’anno.
Per chi segue TLCworld da un po’, il tema non รจ nuovo: ne avevamo tracciato la mappa nella nostra analisi su promesse e limiti del satellite direct-to-device, quando i servizi attivi si contavano sulle dita di una mano. La differenza, oggi, รจ che i numeri hanno cambiato ordine di grandezza. E che la geografia del fenomeno si รจ ribaltata: non piรน solo Stati Uniti, Nuova Zelanda e Giappone, ma anche โ e forse soprattutto โ i mercati dove la copertura mobile tradizionale non รจ mai arrivata davvero.
I numeri della GSA: da nicchia a fenomeno globale
Partiamo dai dati, perchรฉ raccontano da soli la traiettoria. Secondo i censimenti piรน recenti dell’associazione che riunisce i fornitori dell’industria mobile, le partnership annunciate pubblicamente tra operatori di rete e fornitori satellitari โ per servizi direct-to-cell, sostituzione della banda larga fissa e IoT via satellite โ hanno raggiunto quota 275, distribuite su 101 Paesi e territori. Solo pochi mesi prima erano circa un quinto in meno, e rispetto all’estate del 2025 la crescita supera le cento unitร . Non รจ un dettaglio: significa che in meno di un anno il D2D รจ passato da scommessa di pochi pionieri a voce standard nei piani industriali degli operatori.
Dentro questo perimetro, gli operatori che hanno giร lanciato offerte commerciali con una componente satellitare sono 57 in 35 Paesi, mentre i servizi satellite-verso-telefono effettivamente accesi sono arrivati a 23. A questi si aggiungono 97 operatori che hanno annunciato investimenti nella tecnologia e una lunga coda di sperimentazioni, test e licenze in corso. Sul fronte dei terminali, la GSA conta ormai 8 chipset compatibili con le comunicazioni non terrestri: un numero ancora piccolo, ma sufficiente a garantire che gli smartphone di fascia media e alta dei prossimi due anni parleranno nativamente anche con i satelliti.
L’Africa รจ il vero banco di prova
Il dato piรน interessante del rapporto, perรฒ, non riguarda chi รจ giร partito, ma chi sta per farlo. Con 32 partnership D2D che coinvolgono operatori africani, il continente si candida a diventare il laboratorio piรน importante โ e piรน sensato โ di questa tecnologia. Il motivo รจ quasi banale da spiegare: in Africa vivono centinaia di milioni di persone in aree dove costruire e alimentare una rete di torri cellulari tradizionali รจ economicamente proibitivo. Il satellite, che non ha bisogno di tralicci, generatori diesel nรฉ strade di accesso, ribalta l’equazione dei costi proprio dove fa piรน male.
I progetti in campo non sono annunci di facciata. Airtel Africa ha stretto un accordo con Starlink di SpaceX per portare il servizio direct-to-cell in 14 mercati africani, con i primi lanci in calendario giร nel 2026: si parte da messaggistica e dati di base, con l’ambizione di salire verso una connettivitร piรน ricca man mano che la costellazione cresce. AXIAN Telecom, gruppo attivo in diversi Paesi dell’Africa e dell’Oceano Indiano, ha invece scelto AST SpaceMobile per costruire una rete mobile a banda larga dallo spazio, capace โ sulla carta โ di portare voce, video e internet sui normali smartphone nelle aree piรน remote. E la stessa AST sta accelerando la produzione per mettere in orbita tra i 45 e i 60 satelliti BlueBird Block 2 entro fine anno.
Non finisce qui: Vodacom, il braccio africano di Vodafone, lavora anch’esso con AST SpaceMobile, mentre MTN โ il piรน grande operatore del continente per numero di clienti โ sta sperimentando con Lynk in Ghana e Sudafrica. In altre parole, tutti i principali gruppi mobili africani hanno ormai una strategia satellitare. Chi si ricorda quanto รจ costato, in decenni, portare il 2G e poi il 3G nelle aree rurali africane, capisce bene perchรฉ stavolta si voglia saltare direttamente al cielo.
Chi comanda nello spazio: Starlink davanti, ma la corsa รจ aperta
Sul versante dei fornitori, la classifica GSA non riserva sorprese sul primo posto: Starlink guida con distacco la conta delle partnership, forte di una costellazione che nessun concorrente puรฒ eguagliare per numero di satelliti e capacitร di lancio. I suoi servizi direct-to-cell sono giร operativi in mercati molto diversi tra loro โ dagli Stati Uniti con T-Mobile al Cile, dall’Ucraina al Perรน, dal Regno Unito al Giappone con SoftBank โ e la lista si allunga di mese in mese. L’abbiamo raccontato di recente con il caso delle Filippine, dove Globe ha acceso il satellite per coprire 7.000 isole: uno scenario, quello degli arcipelaghi e dei territori frammentati, che somiglia molto alle sfide africane.
Dietro il leader, perรฒ, la corsa รจ tutt’altro che chiusa. AST SpaceMobile ha dalla sua i satelliti piรน grandi e la promessa di una vera banda larga sullo smartphone standard, con accordi che spaziano da AT&T e Verizon negli Stati Uniti fino a Vodafone in Europa. Lynk Global, che dopo la fusione con Omnispace puรฒ contare su spettro MSS aggiuntivo, punta sulla messaggistica essenziale e sui mercati emergenti. Skylo, infine, gioca una partita diversa: niente costellazioni proprie in orbita bassa, ma un approccio basato sugli standard 3GPP e sui satelliti geostazionari, come dimostra la recente collaborazione con Space42 sul satellite Thuraya-4, con tanto di chiamata vocale bidirezionale in tempo reale.
E lo sfondo di questa competizione รจ una corsa allo spazio che non accenna a rallentare: come abbiamo scritto ieri, SpaceX ha chiesto alla FCC l’autorizzazione per 100.000 satelliti Gen3, e non รจ l’unica a ragionare su queste scale. La capacitร in orbita, insomma, รจ destinata a esplodere โ e con lei le prestazioni dei servizi D2D.
Le connessioni crescono, ma restano una goccia
Attenzione perรฒ a non farsi trascinare dall’entusiasmo: i dati di utilizzo reali raccontano una tecnologia ancora agli inizi. Secondo le misurazioni di Ookla, le connessioni D2D registrate a livello globale sono cresciute di circa il 24,5% tra luglio 2025 e marzo 2026 โ un ritmo notevole โ ma la loro incidenza resta minima. Negli Stati Uniti, che da soli valgono quasi la metร di tutti i campioni D2D mondiali, meno di mezzo punto percentuale degli utenti Speedtest ha agganciato un satellite; il Paese piรน “spaziale” in proporzione รจ il Cile, con appena l’1,26%. Seguono, per volumi, Australia e Canada: tutti Paesi enormi, poco densi, con vaste aree fuori copertura. Esattamente il profilo, guarda caso, di gran parte dell’Africa.
Anche il giro d’affari conferma che siamo alle prime battute: il mercato globale della connettivitร satellitare direct-to-device valeva circa 637 milioni di dollari nel 2025 e dovrebbe sfiorare il miliardo quest’anno. Cifre in crescita rapidissima, ma ancora microscopiche se paragonate ai ricavi dell’industria mobile tradizionale. Il D2D, oggi, non ruba clienti alle reti terrestri: le completa dove non arrivano.
Il nostro commento
Da parte nostra, crediamo che il rapporto GSA fotografi un passaggio di fase autentico, non l’ennesima bolla di annunci. La ragione รจ semplice: per la prima volta la tecnologia satellitare non chiede nulla all’utente finale. Niente telefoni speciali, niente antenne, niente app: lo smartphone che avete in tasca, se abbastanza recente, aggancia il satellite da solo quando la rete terrestre sparisce. Quando una tecnologia diventa invisibile, di solito, รจ il momento in cui decolla davvero.
Sull’Africa, poi, ci permettiamo una nota di ottimismo ragionato. ร vero che restano nodi enormi โ le licenze e lo spettro vanno negoziati Paese per Paese, i regolatori africani si muovono a velocitร molto diverse, e il prezzo dei servizi dovrร fare i conti con un potere d’acquisto limitato. Ma รจ altrettanto vero che il continente ha giร dimostrato, con il mobile money, di saper saltare a piรจ pari intere generazioni tecnologiche quando l’infrastruttura giusta incontra un bisogno reale. Trentadue partnership non sono trentadue reti accese, e qualcuna finirร nel cassetto; le altre, perรฒ, potrebbero portare il segnale a gente che non l’ha mai avuto. Ed รจ difficile immaginare un uso migliore di un satellite.