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TIM torna all’utile e prepara l’addio a INWIT: la trimestrale più politica dell’era Poste

redazione
Ultimo aggiornamento: 29/09/2026
redazione
7 Minuti di lettura
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Traliccio di telecomunicazioni con antenne mobili sui tetti di Roma all'alba con la cupola di San Pietro sullo sfondo, immagine sui risultati TIM del secondo trimestre 2026

Contents
I numeri: il semestre è ancora in rosso, ma la rotta è girataLa nota a piè di pagina: via dalle torri INWIT dal 2030Sotto l’ombrello di PosteIl commento della redazione

Ci sono trimestrali che si leggono per i numeri e trimestrali che si leggono per le note a piè di pagina. Quella approvata ieri sera dal consiglio di amministrazione di TIM offre entrambe le cose: da una parte il ritorno all’utile — 88 milioni di euro nel secondo trimestre, contro gli 8 milioni di perdita di un anno fa — dall’altra una slide che, con il garbo felpato dei documenti finanziari, mette nero su bianco uno scenario pesantissimo per il mercato italiano delle infrastrutture: l’uscita dalle torri di INWIT a partire dal 2030, con migrazione degli apparati verso la joint venture con Fastweb e altre tower company. Il tutto mentre sul gruppo pende l’OPAS da 10,8 miliardi di Poste Italiane, che si chiuderà l’11 settembre.

I numeri: il semestre è ancora in rosso, ma la rotta è girata

Partiamo dai conti, che per una volta portano buone notizie. Il semestre si chiude con ricavi di gruppo a 6,8 miliardi di euro, in crescita del 2% — che diventa un 3,3% escludendo la coda dei contratti con gli operatori virtuali persi per strada — e un EBITDA After Lease a 1,8 miliardi, su dell’1,2%. Il saldo netto dei sei mesi resta negativo per 204 milioni, ma è l’eredità del primo trimestre, appesantito da 292 milioni di oneri straordinari sul personale: il secondo trimestre, da solo, torna in nero per la prima volta da tempo, e l’amministratore delegato Pietro Labriola può rivendicare «la chiara accelerazione della redditività e il ritorno alla crescita delle attività domestiche». La locomotiva è TIM Enterprise, che cresce del 7,1% a 877 milioni trascinata da un cloud in aumento del 18% — ormai quasi metà dei ricavi da servizi della divisione — mentre il Brasile aggiunge il suo consueto mattone con 1,19 miliardi (+5,5%). Il tallone d’Achille resta il Consumer italiano: ricavi giù del 2,4% a 1,5 miliardi, con l’ARPU fisso che sale a 33 euro al mese ma quello mobile inchiodato a 10,7 euro — la fotografia di un mercato dove si inventano corsie preferenziali a 5 euro proprio perché le tariffe base non si riescono ad alzare. Su queste basi il gruppo ha confermato in blocco le previsioni per il biennio, compresa una crescita dei ricavi tra il 2 e il 3% quest’anno.

La nota a piè di pagina: via dalle torri INWIT dal 2030

Ed eccola, la parte che vale più dei numeri. La guidance 2026-2027, confermata in blocco, si basa su alcune assunzioni esplicite: il mantenimento delle condizioni attuali del Master Service Agreement con FiberCop, l’esclusione del possibile earn-out da 2,5 miliardi legato alla fusione Open Fiber-FiberCop (che dovrebbe scattare entro fine anno, ma gli analisti ci credono poco) e, soprattutto, «uno scenario di uscita dalle torri di INWIT a partire dal 2030», in ottica di negoziazione assistita, con trasloco degli apparati verso le torri della joint venture TIM-Fastweb e di altre tower company. È la prima volta che lo scenario entra ufficialmente nei documenti di bilancio, e arriva ventiquattro ore dopo che INWIT aveva impugnato i primi no dei tribunali nella battaglia legale sui contratti di servizio, legando esplicitamente il rinnovo degli MSA a quello delle frequenze. Tradotto dal finanziarese: TIM sta dicendo alla sua ex controllata — di cui resta il primo cliente — che tra quattro anni può fare a meno di lei, e lo sta scrivendo dove lo leggono gli investitori di entrambe. Come arma negoziale è difficile immaginarne una più esplicita; come scenario industriale, significherebbe smontare e rimontare decine di migliaia di apparati radio, un’operazione che l’Italia non ha mai visto su quella scala.

Sotto l’ombrello di Poste

Tutto questo avviene con l’OPAS di Poste Italiane in pieno svolgimento: il board TIM l’ha giudicata equa il 18 luglio, il mercato la considera cosa fatta — i titoli sono perfettamente allineati ai termini dell’offerta, 0,218 azioni Poste più 1,67 euro per ogni azione TIM — e le adesioni formali, per ora sotto l’1%, arriveranno come sempre a ridosso della chiusura di settembre. Il piano industriale con i 700 milioni di sinergie è promesso per l’inizio del 2027, a operazione conclusa. Non tutti applaudono, peraltro: in settimana Le Monde faceva notare che un campione nazionale costruito attorno a un incumbent postale è esattamente il contrario del consolidamento paneuropeo auspicato dal rapporto Draghi — un’obiezione che a Bruxelles circola da mesi e che il successo di Borsa dell’operazione non basta a zittire. È dentro quella cornice che andrà letta anche la partita delle torri: la «più grande piattaforma infrastrutturale connessa in Italia» che Poste dice di voler costruire dovrà decidere quali infrastrutture possedere e quali semplicemente affittare, e da chi.

Il commento della redazione

La nostra impressione è che questa trimestrale vada archiviata come la più politica degli ultimi anni di TIM. I numeri, di per sé, raccontano una normalizzazione riuscita: dopo la cessione della rete, il gruppo ha smesso di essere il malato cronico delle telco europee — in una settimana di trimestrali continentali in ripresa non sfigura, ed è già qualcosa che qualcuno avrebbe pagato per poter scrivere cinque anni fa. Ma il messaggio vero è nelle assunzioni della guidance: TIM entra nell’era Poste con due leve negoziali caricate in bella vista, il MSA con FiberCop e l’uscita da INWIT. Sono pistole sul tavolo, non necessariamente destinate a sparare — smontare una rete di ospitalità costruita in vent’anni costa, e il 2030 è lontano — però cambiano i rapporti di forza di tutto l’ecosistema infrastrutturale italiano: tower company, rete fissa, frequenze in scadenza. Chi pensava che con l’arrivo di Poste la saga TIM fosse finita farà bene a ricredersi: è appena cominciata la seconda stagione.

Fonti: Gruppo TIM, Key4biz, Milano Finanza.

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